IL TERZO SGUARDO n.45: Mantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, “Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso”

Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sessoMantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella*

 

Le carte di Paolo Mantegazza (oggi conservate nel Museo fiorentino di Storia Naturale di via del Proconsolo al numero 12, nel cosiddetto Palazzo Nonfinito), sono quel che è ancora oggi più importante da esaminare dell’opera del padre dell’antropologia medica italiana e del lascito di quello che fu uno degli studiosi più famosi del costume della società e dei caratteri originari della soggettività umana in settori che venivano considerati all’epoca del tutto marginali e, forse peggio, rimanevano pur sempre gravati da un pesante interdetto di carattere morale, non sono state ancora esplorate, classificate e analizzate con la necessaria completezza e l’adeguata profondità di vedute.

Si tratta di un lavoro appena iniziato ma che può portare ad analisi storiche e filologiche, a scoperte scientifiche e a conclusioni ancora tutte da verificare.

Su Mantegazza, indubitabilmente, c’è ancora molto da dire, da scrivere e da studiare.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.21: Ipotesi per un poeta. Giovanni Inzerillo, “La virtù della frivolezza. Saggio sull’opera di Paolo Ruffilli”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

  

di Giuseppe Panella

 

Ipotesi per un poeta. Giovanni Inzerillo, La virtù della frivolezza. Saggio sull’opera di Paolo Ruffilli, Introduzione di Daniele Maria Pegorari, Bari, Stilo Editrice, 2009

«Tessendo, neppure con troppa partecipazione del resto, l’elogio necessario della frivolezza, che è stata sempre la virtù dei grandi ingegni. Per pronunciare davvero il sublime, penso che occorra partire dal calco, dall’orma, da una traccia sottile. Per una legge dell’inversamente proporzionale: quanto più è basso il tono, tanto più alto è l’effetto. Non è che intenda, per carità, rinunciare alla “grandezza” delle cose. Ma trovo giusto rilevarla nella loro “piccolezza”. E mi piace soffiarci dentro quell’arietta frizzante che fa, del castello di Atlante, l’attracco delle astronavi per il resto dell’universo» (Paolo Ruffilli, Appunti per una ipotesi di poetica).

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STORIA CONTEMPORANEA n.24: L’enigma senza risposta. Leandro Castellani, “Mistero Majorana. L’ultima verità”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

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di Giuseppe Panella

L’enigma senza risposta. Leandro Castellani, Mistero Majorana. L’ultima verità, Firenze, Clinamen, 2006

Periodicamente il mistero Majorana ritorna ad occupare le pagine culturali dei giornali e (meno spesso) gli scaffali delle biblioteche. Ma che cosa è successo veramente al geniale fisico siciliano di Catania? E’ quello che probabilmente nessuno, nonostante le ipotesi più fantasiose, saprà mai.

Il libro di Leandro Castellani cerca di rispondere a questa domanda partendo dai dati noti. Lo stesso aveva provato a fare l’attento e ben filologicamente accurato volume di Erasmo Recami ormai giunto ala sua quinta edizione (Il caso Majorana: epistolario, documenti, testimonianze, Roma, Di Renzo, 2008). Stesso scopo aveva avuto il romanzo “storico” di Leonardo Sciascia (La scomparsa di Majorana, Torino, Einaudi, 1975) da cui ha ripreso vigore l’interesse di molti lettori anche non addetti ai lavori (quale era lo stesso Recami all’epoca, che Sciascia, nel suo libro, definisce giovane ricercatore e che oggi, invece, risulta insigne fisico teorico professore presso l’Università di Bergamo) ma puri appassionati all’enigma rappresentato dalla scomparsa dello studioso siciliano. Tra di essi c’è stato probabilmente anche il grande economista Federico Caffè che proprio al testo sciasciano sembra essersi ispirato per mettere in scena la propria scomparsa personale (è quello che sostiene Ermanno Rea nel suo L’ultima lezione, Torino, Einaudi, 20002, p. 18, dedicato per l’appunto alla scomparsa di Caffè; dal libro è stato tratto anche un film dallo stesso titolo, diretto da Massimo Martella e Fabio Rosi, ma non particolarmente riuscito).

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STORIA CONTEMPORANEA n.20: In memoria di lui. Lorenza Rocco Carbone, Incontro con l’autore Michele Prisco

Lorenza Rocco Carbone, Incontro con l’autore Michele PriscoNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

di Giuseppe Panella

 

In memoria di lui. Lorenza Rocco Carbone, Incontro con l’autore Michele Prisco, Napoli, Massa Editore, 2004 [2 ed.]

Dopo essersi cimentata più volte nell’esercizio storico di rievocare (sinteticamente e simpateticamente) la figura di Matilde Serao (ad esempio in Cara Matilde. La Serao, la scrittura e la vita, Napoli, Kairós Edizioni, 2008), Lorenza Rocco Carbone torna alla letteratura contemporanea (ma forse non l’aveva mai lasciata), nel nome dell’amato Michele Prisco.

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