I LIBRI DEGLI ALTRI n.111: La vita è adesso e la morte non fa paura. Marilù Oliva, “Le Sultane”

SULTANE_Layout 1La vita è adesso e la morte non fa paura. Marilù Oliva, Le Sultane, Roma, Elliot, 2013

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di Giuseppe Panella

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Tre vecchiette, Wilma, Annunziata detta Nunzia e Mafalda (tutti nomi d’antan – come si può vedere) che abitano a Bologna in una (inesistente) via Damasco in un complesso di case di edilizia popolare e sono note come le Sultane, sono al centro di un romanzo di cui è difficile stabilire genere e profilo narrativo. La vicenda parte apparentemente come una storia di ordinaria mestizia e solitudine con protagonista la difficile “terza età” degli italiani medi, prosegue – sempre apparentemente – come un noir e termina con un finale (diciamo così) aperto.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.7: La canzone amara della metropoli e la danza della morte senza senso. Marilù Oliva, “¡ Tú la pagaras !”

La canzone amara della metropoli e la danza della morte senza senso. Marilù Oliva, ¡ Tú la pagaras !, Roma, Elliot, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Mi arrivano, dallo stereo dell’automobile, le parole di una salsa che ho cantato allo sfinimento: tú la pagarás tú la pagarás, tú la pagarás en la vida tú la pagarás, mal agradecida. Tu la pagherai. La canzone mia e di Thomás. La canzone senza senso, machista e puritana, che relama una vendetta d’amore per il maschio che è stato abbandonato» (p. 205).

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STORIA CONTEMPORANEA n.72: Genesi del serial killer. Marilù Oliva, “Repetita”

Genesi del serial killer. Marilù Oliva, Repetita, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*


Lorenzo Cerè è un serial killer ma non lo saprebbe mai nessuno se non si rivolgesse ad una psichiatra, Marcella Malaspina, per cercare di ovviare con dei medicinali efficaci ai suoi terribili mal di testa. Lorenzo avrebbe voluto studiare Storia all’Università invece di svolgere le mansioni di operaio specializzato in una fabbrica di macchinari per fabbricare sigarette. La passione per le vicende storiche del passato gli è rimasta come pure il desiderio di vendicarsi di coloro i quali si sono comportati male con lui o gli hanno fatto dei torti, veri o presunti. Per cogliere la propria vendetta, li uccide in maniera spietata e orribile e lascia sul terreno del suo delitto una traccia storica con la quale sigla il suo crimine (“copia” un evento storico molto noto come riferimento alla vittima uccisa e alle sue colpe – un guanto di ferro mimerà, ad esempio, lo “schiaffo di Anagni” dato da Sciarra Colonna a Bonifacio VIII o una foto di un aspide la morte di Cleopatra d’Egitto così come la scritta in Word “traditore del re” alluderà alla macabra messinscena del corpo di Concino Concini che si faceva chiamare il maresciallo d’Ancre, ministro toscano ladro e vanaglorioso di Luigi XIII da lui fatto assassinare insieme alla moglie). Questa abitudine assimila il protagonista all’assassinio seriale di Copycat – Omicidii in serie, un film – peraltro mediocre – di Jon Amiel del 1995 con Sigourney Weaver, Holly Hunter e Dermot Mulroney..

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IL TERZO SGUARDO n.23: Vivere per raccontarla e scrivere per viverla. Marilù Oliva, “Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo”

Vivere per raccontarla e scrivere per viverla. Marilù Oliva, Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo, prefazione di Omero Ciai, Bologna, CLUEB, 2010

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di Giuseppe Panella*


Gabriel García Márquez è ormai universalmente riconosciuto come un maestro della narrazione romanzesca e l’autore di romanzi importanti e molto letti costruiti con il metodo letterario del “realismo magico”. A questa prospettiva di poetica sono legati romanzi ormai considerati come opere-mondo quali Cent’anni di solitudine e l’ Autunno del patriarca.

Eppure fino alla consacrazione ufficiale come scrittore con la saga secolare dei Buendía, García Márquez era stato quello che lui stesso definiva “un giornalista felice e sconosciuto” (1).

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