Tommaso Pincio, “Hotel a zero stelle”

Tommaso Pincio, Hotel a zero stelleTommaso Pincio, Hotel a zero stelle, Ed. Laterza, 2011, pp.236, € 12

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di Francesco Sasso

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Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio: libro a metà strada tra autobiografia romanzata e saggio di letteratura. Tommaso Pincio è il portiere che ci invita ad entrare in un Hotel scalcinato le cui stanze sono occupate da scrittori e pittori che hanno contato nella sua vita. Ad ogni piano, in ogni stanza uno scrittore che dà il via ad un discorso più vasto. I motivi principali del discorso di Pincio sono: il problema della realtà, il rapporto tra realtà e letteratura, tra identità e menzogna. Nel complesso, il volume si segnala per la profondità e la chiarezza del discorso, l’ironia e la competenza letteraria dello scrittore. Un libro strano, senza dubbio ingegnoso, che sul primo colpisce per la fitta abilità di collegare la vita privata con la grande letteratura.

f.s.

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Alessandro Salvi, “Santuario del transitorio”

Alessandro Salvi, Santuario del transitorioAlessandro Salvi, Santuario del transitorio, L’arcolaio, 2014, pp. 61, € 11,00

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di Francesco Sasso

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Santuario del Transitorio di Alessandro Salvi (1976, Pola- Croazia) è una raccolta poetica articolata in tre sezioni, la prima della quale dà il titolo alla raccolta, la seconda si intitola Madrigali eroici, la terza sezione è Ladro di Tamerici. È una raccolta di sonetti, madrigali, sestine in cui Salvi illustra il transitorio: «Io vi parlo da questa / inospitale zona del sentire»

Questi componimenti hanno, qua e là, spunti di felice intuizione paesaggistica, scatti di ebbrezza panica e squisite modulazioni di ritmo.

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Giuliano Petrigliano , “Poesie inutili”

Giuliano Petrigliano , Poesie inutiliGiuliano Petrigliano , Poesie inutili , 2015 Matisklo Edizioni, eBook, 2,99 €

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di Francesco Sasso

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Giuliano Petrigliano, classe 1991, originario di Policoro, da qualche mese romano d’adozione. Cantautore di formazione, Petrigliano esordisce con Poesie inutili“.

Una vena d’ironia scorre per tutta la raccolta. E’ un’ironia spiegata in una vasta gamma di toni: ora sottile e segreta, al punto che le sue liriche sembrano carezze; ora scoperta nel franco riso canzonatorio; ora contratta e illividita nell’indignazione e nel sarcasmo. È un’ironia morale, raramente compiaciuta, di sé. Unico appunto: troppe poesie, alcune realmente inutili.

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Remainders n.12: La realtà dell’anima. Emily Brontë, “Cime tempestose”

Emily Brontë, Cime tempestose

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di Francesco Sasso

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L’altro giorno, mentre leggevo per puro svago masochistico il romanzo di un’autrice contemporanea la quale metteva in scena emozioni portatrici di idee semplici e di una monotonia di toni notevolissima, mi sono sorpreso a pensare che la realtà è troppo frammentaria per essere ricomposta in tal ghisa. E non so come, ad un tratto, dal nulla è emerso in me il ricordo di Cime tempestose, romanzo straordinario di Emily Brontë.

Adesso bisogna che vi spieghi perché Cime tempestose è un capolavoro di narrativa dove i temi del Romanticismo si fondono in una fiabesca sinfonia. E questo non è facile da spiegare. Come molte cose della Letteratura, bisogna intuirlo. Sarà bello se riesco a renderlo chiaro a me.

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Remainders n.11: Calpurnio Siculo, “Egloghe”

Calpurnio Siculo, Egloghe, trad. Maria Assunta Vinchesi, BUR, 1996

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di Francesco Sasso

Non sappiamo nulla della vita di Calpurnio Siculo, forse un letterato di umile condizione, che probabilmente dovette vivere durante i primi anni del regno di Nerone. Di lui ci sono rimasti sette egloghe, nelle quali viene celebrato il principato di Nerone, considerato come una nuova età dell’oro. Il poeta aspira ad ottenere la protezione dell’imperatore, e perciò non gli lesina le adulazioni. Tuttavia, l’anelito di una nuova era di pace e di giustizia me lo rendono caro, come pure un certo gusto coloristico e la propensione al patetico. La materia espressiva resiste al tempo e lo sforzo creativo di un lontano uomo di cui nulla ci è dato sapere, riprende a vivere dentro di noi.

f.s.

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ALLEGATI: Tradizione bucolica e programma poetico in Calpurnio Siculo. Saggio di Enrico Magnelli (pdf)

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.98. Il doppio della vita. Sandra Vergamini, “Il tenero peso dell’ombra”

Il doppio della vita. Sandra Vergamini, Il tenero peso dell’ombra, Roma, Lepisma, 2011

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di Giuseppe Panella*


Scrive Dante Maffia nella Prefazione a questo terzo volume di liriche di Sandra Vergamini, operosa  poetessa di Bagni di Lucca, che anche un libro di versi d’amore, genere poetico abusato e spesso sdilinquito quant’altri mai soprattutto in Italia, può essere capace di suscitare sensazioni forti e sentimenti potenti quando è in grado di cogliere l’elemento “indicibile” della soggettività umana. Non a caso L’indicibile si intitola il primo testo di questa nuova raccolta di Sandra Vergamini: “L’indicibile appare d’improvviso. // Non c’è tempo / per calcolare il raggio d’azione. // Solo fermarsi / sollevare lo sguardo / e accecati / vedere finalmente oltre” (p. 15).

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Roberto Bolaño, “Tra parentesi”

Roberto Bolaño, Tra parentesi, a cura di Ignacio Echevarrìa, trad. Maria Nicola, Adelphi edizioni, 2009, pp.379, € 29,00

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di Francesco Sasso

Tra Parentesi: sotto questo titolo generico sono compresi e pubblicati saggi critici, articoli, recensioni, conferenze, prefazioni, scritti fra il 1998 e il 2003 e qui riuniti dopo la morte di Roberto Bolaño.

Le recensioni e i saggi di questa raccolta costituiscono un momento di capitale importanza nella comprensione delle opere di Roberto Bolaño. Tra Parentesi è una sorta di autobiografia dello scrittore cileno: la vita e la letteratura si fondono per restituirci un orizzonte instabile e poetico.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.96: I versi che mai saranno prosa. Mauro Raddi, “Le cose della natura e festa!”

I versi che mai saranno prosa. Mauro Raddi, Le cose della natura e festa!, Pistoia, Tipografia Pistoiese, 2011

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di Giuseppe Panella*

 

“Dolcezza estrema / di sentimenti / che negli oggetti / inseguo. / Ma non aggancio: guardo / Da distante mi accosto: Così vivo / così sogno” (p. 279).
Sintetizzare criticamente il progetto che Mauro Raddi esplicita in questa che è la vera e propria summa di un percorso di ricerca condotto con forza espressiva e filosofica determinazione da un numero impressionante di anni (il suo primo libro qui antologizzato è del 1987) non è certo facile né forse fattibile senza un esame analitico in profondità.

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Remainders n.9: Franco Fortini, “Breve secondo Novecento” & Ferdinando Camon, “Il mestiere di poeta”

Franco Fortini, Breve secondo Novecento, pref. Romano Luperini, note di Luca Lenzini, Piero Manni Editore, 1998, pp.91, Lire 18.000

 

Ferdinando Camon, Il mestiere di poeta, Garzanti Editore, 1982, pp.228, Lire 14.000

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di Francesco Sasso


Franco Fortini è stato un intellettuale impegnato anche sul terreno della critica militante. Oltre che poeta e traduttore, egli è critico acuto e attento alle ragioni del testo. Esempio di ciò sono le postille critiche di Breve secondo Novecento con cui Fortini cura di dare al lettore preziose, se pure occasionali, indicazioni su autori di primo piano del secondo Novecento.

Ecco come è nato il libro. Nel dicembre del 1983 la Radio Svizzera Italiana commissiona a Fortini 50 brevi conversazioni di ca. 3’ per una loro rubrica letteraria. Le conversazioni radiofoniche costituiscono la base di un progetto editoriale per le edizioni di Barbablù di Siena, non portato a termine per volontà del poeta. Il progetto incompiuto fu ripreso dieci anni dopo per volontà di Manni durante la malattia di Fortini. Il librò è stato pubblicato postumo nel settembre del 1996.

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Normal Mailer, “La costa dei Barbari”

Normal Mailer, La costa dei Barbari, trad. Delfina Vezzoli, Baldini Castaldi Dalai editore, 2009, pp.277, € 19,00

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di Francesco Sasso

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Nel 1951 Normal Mailer, dopo il clamoroso successo del primo romanzo The Naked and Dead, scrisse La costa dei Barbari, romanzo che esce per la prima volta in Italia nel 1995 e riproposto nel 2009 dallo stesso editore Baldini Castaldi Dalai.

La costa dei Barbari narra l’isterismo maccarthista di un’America alla deriva.

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Remainders n.8: Giorgio Manganelli, “La penombra mentale”

Giorgio Manganelli, La penombra mentale. Interviste e conversazioni 1965-1990, a cura di Roberto Deidier, Editori Uniti, 2001, pp.237,€ 15,50 (in internet a metà prezzo)

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di Francesco Sasso

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In questa raccolta di interviste e conversazioni di Giorgio Manganelli (nato a Milano nel 1922, morto a Roma nel 1990), l’autore de Hilarotragoedia (1964) si rivela nella sua complessità di uomo e autore, e le interviste si fanno gioco iperbolico, virtuosismo mimetico, estenuante arte combinatoria, così come le sue opere. In alcune conversazioni, Manganelli fa la parodia a se stesso, talvolta conferisce al genere intervista uno statuto irreale, dissacrando la Letteratura con l’ironia e il sarcasmo.

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Luigi Di Ruscio, “La neve nera di Oslo”

Luigi Di Ruscio, La neve nera di Oslo, pref. Angelo Ferracuti, Ediesse editore, 2010, pp.164, € 10,00

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di Francesco Sasso

Luigi Di Ruscio (1930-2011) è scrittore di incisiva originalità. Crudo impasto di spirito arguto, di divertita ironia e di acredine caricaturale sono alcune delle caratteristiche del suo fluviale La neve nera di Oslo, in cui si narra l’esperienza dello scrittore emigrato da Fermo ad Oslo nel 1957. Qui lavora per quarant’anni in una industria metallurgica, qui incontra e sposa una bizzarra norvegese vegetariana, qui educa i suoi figli, qui scriverà la maggior parte delle poesie e dei romanzi. Oslo è metafora vivente della solitudine e della libertà dello scrittore, giacché Di Ruscio può scrivere ciò che vuole senza dover dar conto a chicchessia, in famiglia come in fabbrica nessuno comprende l’italiano.

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Remainders n.7: Carlo Michelstaedter, “Poesie”, a cura di Sergio Campailla

Carlo Michelstaedter, Poesie, a cura di Sergio Campailla, Adelphi, 1999 (6°ed.), pp.112, €6,20
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di Francesco Sasso

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In Carlo Michelstaedter, nato nel 1887 a Gorizia, e quivi morto suicida nel 1910, è difficile distinguere in modo netto l’opera dalla vita. Nelle Poesie, pubblicate postume nel 1912-13, egli esprime con immediato stile il concetto della morte come approdo di verità al vano tormento dell’esistere. Perlopiù, le liriche hanno una forma incompiuta e spontanea, nate non per una dimensione pubblica, ma per un uditorio ristretto (una donna, la sorella ecc). Difficile, quindi, definire il valore delle sue composizioni. Ma nelle ultime poesie, tuttavia, siamo investiti da versi che illuminano spazi di umanità inconsueta.

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Aa.Vv., “I Figli di Beowulf 2010”, a cura di Alberto Henriet

Aa.Vv., I Figli di Beowulf 2010, a cura di Alberto Henriet, Midgard Editrice, 2011. p.178, €16.50

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di Francesco Sasso

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In attesa del volume 2011, vi segnalo l’antologia italiana I Figli di Beowulf 2010. Il nuovo fantasy italiano, a cura di Alberto Henriet per Midgard Editrice. Come si può intuire dal titolo, il volume presenta cinque racconti e un romanzo breve fantasy, oltre ad un intervento saggistico sui dispositivi del fantastico di Giuseppe Panella.

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Remainders n.4: Esopo, “Favole”

Esopo, Favole, trad. Elena Ceva Valla, intr. Giorgio Manganelli, Biblioteca Universale Rizzoli, 1998

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di Francesco Sasso


Esopo: nulla di certo si sa sul suo conto; solo che ad Esopo vengono attribuite numerosissime favole di vario carattere: moralistico, narrativo, esortativo e di non molta estensione, che esprimono in tono per lo più leggermente umoristico fatti irreali e fantasiosi, che però hanno una certa aderenza con il mondo degli uomini.

I protagonisti di buona parte di queste favolette sono gli animali (leone, aquila, cavallo, volpe, rana, asino, serpente, scimmia, cane, topo ecc), che con voce e sensibilità umana mettono in ridicolo alcuni aspetti della società degli uomini veri (rancore, furbizia, astuzia, avarizia, cattiveria ecc).

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Remainders n.3: François Villon, “Lascito. Testamento. Poesie diverse”

François Villon, Lascito. Testamento. Poesie diverse, trad. Mariantonia Liborio, Rizzoli, 2000, 562 p.

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di Francesco Sasso

 

Poeta dalla personalità possente e singolare, François Villon (1431-1463?) visse dapprima a Parigi e poi, dopo una condanna a morte per omicidio e rapine, a Blois e infine in Borgogna.

In lui si agita lo spirito del Medioevo rinnovato da un’amara sincerità e dal tormento per l’ingrato destino di ogni uomo. La sua poesia rappresenta un’epoca e un mondo che rovina, priva di ogni illusione di salvezza, proiettata verso la dolorante umanità e i suoi più alti valori universali.

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Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, “Il Tempo salvato”

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, Il Tempo salvato, prefazione di Luigi Fontanella, Piacenza, Blu di Prussia, Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*

Posto sotto il segno salvifico di una citazione beckettiana (da En attendant Godot – p. 49), Il Tempo salvato di Ivano Mugnaini, scrittore pisano e già autore di molti testi in verso e in prosa, si confronta con la necessità di utilizzare il tempo che rimane della vita nella prospettiva di un suo riscatto mediante la poesia.

Considerare il Tempo come il nemico da sconfiggere durante la propria esistenza non è certo possibile ma non ci si può neppure affidare ad esso in modo totale, rinunciando a cercare una via di scampo o provare a gestirne l’angoscia e la sua prorompente volontà di azzerare ciò che è già accaduto confinandolo nell’oblio.

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Remainders n.2: Cicerone, “Lettere”

Cicerone, Lettere, introduzione di Luca Canali, trad., comm. e scelta di Riccardo Scarcia, BUR, 1981, p.320

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di Francesco Sasso

Le Lettere di Cicerone, oltre ad essere un documento e una fonte preziosa per la conoscenza delle vicende politiche e della società romana dell’epoca, hanno la vivacità di una narrazione avvincente in cui si racconta l’esistenza di un uomo alla ricerca di un equilibrio tra le alterne vicende di un’epoca turbinosa, da Catilina a Ottaviano. Infatti le Lettere, selezionate e tradotte da Riccardo Scarcia per l’edizione BUR, ci presentano l’autore latino sotto una luce non sempre favorevole.

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Remainders n.1: Anna Achmatova, “Io sono la vostra voce”

Anna Achmatova, Io sono la vostra voce…, trad. E. Pascucci, Edizioni Studio Tesi, 1990, Lire 18.000, ma il libro è ora reperibile a metà prezzo

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di Francesco Sasso

Io sono la vostra voce… è un’ampia antologia degli scritti di Anna Achmatova. Il volume contiene una prosa autobiografica, poche recensioni, interviste, interventi del poeta russo, lettere e cartoline scelte, note su alcuni poeti contemporanei, l’intero Poema senza eroe e relativa prosa di autoesegesi, poesie sparse e un’ampia selezione di liriche tratte da tutte le raccolte di Anna Achmatova.

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“Notizie dalla post-realtà. Caratteri e figure della narrativa italiana degli anni Zero”, a cura di Vito Santoro

Notizie dalla post-realtà. Caratteri e figure della narrativa italiana degli anni Zero, a cura di Vito Santoro, Quodlibet, Macerata 2010

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di Francesco Sasso

Vi segnalo la raccolta di saggi Notizie dalla post-realtà. Caratteri e figure della narrativa italiana degli anni Zero, a cura di Vito Santoro (Università di Bari). In una condizione di iperproduttività del mercato editoriale, è difficile scorgere un disegno coerente della letteratura contemporanea. Per questo, secondo me, Notizie dalla post-realtà. Caratteri e figure della narrativa italiana degli anni Zero è il primo bilancio di rilievo della letteratura italiana di questi nostri ultimi dieci anni. Si tratta dunque, in buona sostanza, di “verificare” la tendenza della letteratura contemporanea attraverso la lettura critica di alcuni romanzi eterogenei, con una prospettiva critica nei confronti dei testi analizzati di estrema “apertura”. Per far ciò, la ricerca si presenta sotto la duplice veste di indagine letteraria e di discussione antropologica-sociale. Di seguito potete scaricare l’esauriente e puntuale presentazione de Notizie dalla post-realtà. Caratteri e figure della narrativa italiana degli anni Zero in formato pdf (f.s.).

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Presentazione del volume

Il volume, curato da Vito Santoro, raccoglie contributi di alcuni giovani studiosi pugliesi: è un libro che, pur dichiarando di non mirare ad una ricostruzione storico-letteraria di tipo sistematico, si impegna tuttavia in una ricognizione attenta della produzione romanzesca dell’ultimo decennio, al fine di proporre al lettore un «piccolo spaccato della narrativa italiana degli anni Zero», soffermandosi soprattutto «su quelle opere e su quegli autori che ci sono parsi particolarmente significativi per la loro capacità di riaffermare, anche a costo di uno spietato e crudele autodafé, le ragioni della letteratura, salvandola da quella dimensione di entertainment e di infotainment di massa, cui l’ha relegata l’attuale sistema delle comu-nicazioni».

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Le impronte vuote del dolore. Marina Pizzi, “Il solicello del basto”

di Francesco Sasso

Nuova raccolta di Marina Pizzi dal titolo Il solicello del basto (Fermenti 2010). La poesia di Marina Pizzi è polimorfa. Ai nostri occhi, essa si presenta come fitto, intricato reticolo di percorsi che si sviluppano secondo linee talora divergenti e talaltra convergenti. Basta leggere, oltre a quest’ultima raccolta, il pur recente L’inchino del predone (2009). D’altronde constatiamo anche l’inevitabile parzialità e approssimazione di ogni tentativo di ricostruire l’Opera della Pizzi, work in progress disperso in libri e e-book vari. Sembra intanto plausibile riconoscere nell’esperienza poetica della Pizzi la fede nel privilegio etico-conoscitivo e nel carattere di totalità dell’esperienza poetica. La parola poetica di Pizzi si fa atto e rivelazione del disordine invisibile della vita, simbolo del Nulla. Eppure sembra che la parola poetica di Marina Pizzi non riesca a colmare l’abisso che separa la fragilità, la limitatezza della condizione umana dalla Morte. La parola poetica della Pizzi è perdita irreparabile perché di ciò che è stato trattiene unicamente le impronte vuote del dolore.

f.s.

[Marina Pizzi, Il solicello del basto, Fermenti, 2010, pp.51, € 12,00]

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POSTILLA: Valerio Magrelli, “Poesie (1980-1992) e altre poesie”

di Francesco Sasso

Poesie (1980-1992) e altre poesie riunisce in un solo volume le prime tre raccolte poetiche di Valerio Magrelli (Roma, 1957): Ora serrata retinae (1980), Nature e venature (1987), Esercizi di tiptologia (1992).

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Romano Augusto Fiocchi, “La leggenda delle perle di Fiume”

 

di Francesco Sasso

Romano Augusto Fiocchi, di cui abbiamo qui pubblicato un inedito racconto lungo, ha pubblicato La leggenda delle perle di Fiume (Edizioni Cardano, 2007)

In La leggenda delle perle di Fiume, il paesaggio di Pavia è elemento fondamentale del racconto, così come le situazioni drammatiche della sua storia. Si narra di una donna non più giovane (“la donna con gli orecchini ad anello”), appassionata di pittura e dei pittori della sua città, che, mentre rincasava di sera avvolta dalla nebbia, si imbatte nel suo antico e unico vero amore, Walter: un tempo bizzarro pittore, ora un vecchio emaciato afflitto da emiparesi. Inizia per la protagonista una lenta immersione nella bellezza della memoria personale, nella storia autentica di un pittore patriota di Pavia ucciso dagli Austriaci nel 1849, nella leggenda sulla pavimentazione di acciottolato e delle fognature romane della città.

Lo scrittore penetra fra gli elementi della natura e della storia locale, raggiungendo un sufficiente distacco dalla vicenda narrata, con una pacatezza vibrante di emozioni trascorse che permette di liberare da ogni scoria la realtà poetica del passato. In questo racconto la creazione artistica è connessa nell’intimo con la funzione della memoria. Stile sobrio e controllato. 

 f.s.

[Romano Augusto Fiocchi, La leggenda delle perle di Fiume, Edizioni Cardano, 2007, pp.49, € 11,00]

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Concretezza e verità fantastica. Laura Pugno, “Quando verrai”

di Francesco Sasso

Quando verrai (Minimum fax 2009), secondo romanzo di Laura Pugno, è il più bel libro italiano del 2009. In esso si narra la storia di Eva, bambina affetta da una strana malattia che i medici hanno diagnosticato come psoriasi. Eva vive con la madre in un camper. Un giorno viene rapita da un vagabondo affetto dalla stessa malattia della protagonista. (Per un approfondimento sulla trama, e non solo, vi consiglio la lettura della recensione di Giuseppe Panella pubblicata su RETROGUARDIA. [QUI])

Quando verrai è opera potente nella rappresentazione del clima d’incubo in cui è costretta a vivere la protagonista, in un mondo adulto inteso a distruggere i sentimenti più umani dell’individuo. Questo testo è una sorta di favola allegorica governato da un tacito accordo: tutto ciò altro non è che la realtà, o meglio la rappresentazione linguistica e narrativa della realtà di oggi alla quale vengono poi assegnati significati e valori dell’orizzonte di favola. Questo dato sembra avvallato in particolare dagli oggetti naturali presenti nel discorso narrativo sotto forma di delta inquinati che bruciano, boschi ai margini delle statali, uomini che si muovono ed hanno odori di animali selvaggi ecc. Ma il testo della Pugno è ricco di elementi di contenuto narrativo che assumono la funzione di indici, di nodi cruciali di addensamento del significato. Scoprirli è l’avventura che ogni lettore dovrà intraprendere, se vorrà. Insomma, la Pugno è riuscita a scrivere un romanzo che ha in sé la concretezza e la verità del racconto fantastico.

 f.s.

 [Laura Pugno, Quando verrai, Minimun fax, 2009, 123 pp., € 12,00]

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Carlo Lucarelli, “L’isola dell’angelo caduto”

di Francesco Sasso

La vicenda si svolge durante il ventennio fascista. Un giovane commissario è relegato da due anni su una piccola isola italiana sperduta in mezzo al mare che, oltre ad ospitare pescatori, è utilizzata dai fascisti come Colonia Penale per oppositori e semplici delinquenti. Il romanzo si apre con la scoperta del cadavere di un miliziano fascista precipitato da un alto dirupo. Da questo momento una serie di oscure morti spingeranno l’indolente commissario ad indagare a fondo intorno alla colonia penale.

In un’atmosfera misteriosa e dal valore simbolico dei suoi elementi, i personaggi paiono ombre infernali isolati dal mondo, immersi in paesaggi selvaggi, sotto un cielo oscuro spazzato da un vento incessante. Il romanzo è ben costruito e il disegno stilistico è equilibrato ed essenziale. L’unico appunto che desidero muovere a Lucarelli è di essersi soffermato troppo sulla descrizione dei luoghi e dei personaggi, la qual cosa rallenta inutilmente il ritmo della narrazione.

 f.s.

[Carlo Lucarelli, L’isola dell’angelo caduto, Einaudi, 2001, 224 p., € 10,00] 

Renato Serra, “Esame di coscienza di un letterato”

di Francesco Sasso

Renato Serra (1884-1915) visse appartato, da «lettore di provincia» (così amò definirsi), ma fu un lucido interprete del suo tempo. Straordinario esempio di scrittura artistica è Esame di coscienza di un letterato (Sellerio 1994), scritto nell’imminenza della guerra e pubblicato postumo nel ’16. Il saggio è sorretto dalla disperata lucidità del disincanto, in cui l’amore per la letteratura si unisce alla consapevolezza della sua vanità. Serra traccia nell’Esame il bilancio morale di un’intera generazione di intellettuali di inizio secolo. Lo scrittore esibisce con sofferenza e fermezza il fallimento delle loro illusioni, svelando i loro abili, i loro miti, le debolezze. Alla letteratura Serra contrappone la caducità della storia, la realtà esterna della natura, in cui germoglia il segreto del tempo e della vita: di quella terra che assorbirà il sangue dell’uomo ucciso, e sempre genererà dalle macerie la vita. In breve, pagine esemplari per limpidezza ed incisività di scrittura.

f.s. 

[Renato Serra, Esame di coscienza di un letterato, Sellerio editore, 1994, 96 pp., € 5,16]

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“I quarantanove racconti” di Ernest Hemingway

I quarantanove racconti di Ernest Hemingway

recensione/schizzo

di Francesco Sasso

L’importanza di Hemingway come scrittore è stata notevolissima, e non solo nel mondo americano. In Italia, infatti, i suoi romanzi influenzarono lo stile di narratori come Vittoriani e Pavese. Tra le opere dello scrittore americano, I quarantanove racconti, pubblicati nel 1938, occupano un posto di primo piano, modello insuperabile di racconti tutto dialogo e azione.

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“Poeti latini tradotti da scrittori italiani contemporanei” a cura di Vincenzo Guarracino

letteratura latina

Recensione/schizzo

di Francesco Sasso 

Nel 1993 la Bompiani pubblicò due volumi intitolati Poeti latini tradotti da scrittori italiani contemporanei a cura di Vincenzo Guarracino. La raccolta è utile traccia che sintetizza bene la produzione lirica latina dalla poesia arcaica fino al re Visigoto Sisebuto: oltre 150 poeti latini tradotti da 157 poeti e scrittori italiani, se non ho contato male. 

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“Ogni poesia è un mistero” di Tommaso Di Ciaula

poesia e mistero

di Francesco Sasso

Ogni poesia è un mistero (Vito Radio Editore 2007) è l’ultima raccolta poetica di Tommaso Di Ciaula, l’autore di Tuta blu. Dotato di un temperamento rude e sensibile allo stesso tempo, volto verso la melanconia, è un poeta che sa captare e tradurre in parole le luci, i colori, i suoni e i profumi delle cose che descrive.  Le liriche di Di Ciaula si muovono in un paesaggio, la Puglia, smagliante di colori e palpitate di vita e desolazione, in una luminosa plasticità a cui un’intima sensualità dona più umano calore. Poesie dense e lente; poesie scritte con l’anima e il cuore. Il suo lessico, poi, è straordinariamente colorito e ricco di espressioni originali.

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“L’inchino del predone” di Marina Pizzi

l'inchino del predone

 

di Francesco Sasso

Ho letto la nuova raccolta poetica di Marina Pizzi, L’inchino del predone (2008-2009), pubblicato dalla casa editrice Blu di Prussia (Piacenza).

Poesia che si porge come sostanza densa e sfuggente. A ripercorrerla ci pone interrogativi ricorrenti, dubbi per nulla oziosi. Per esempio: che cosa c’è dietro e intorno a questa poesia? Nessun dubbio che le esperienze del dolore, dell’amore, della malinconia, del nulla, liberano forze che tornano a vantaggio della poesia di Marina Pizzi.

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“Il settimo sogno (lettere 1926)” di Marina Cvetaeva, Boris Pasternak e Rainer-Maria Rilke

Il settimo sogno 2

di Francesco Sasso 

Il libro che vi segnalo raccoglie la corrispondenza fra i tre grandi poeti europei: Marina Cvetaeva, Boris Pasternak e Rainer- Maria Rilke. Il titolo è Il settimo sogno (lettere 1926).

 

Scrive Cvetaeva a Rilke: “ Essere al settimo cielo della gioia. Il settimo sogno. […] Il sette è un numero russo! (pag 55)

 

Grazie al discreto e puntuale commento dei curatori, la raccolta si fa leggere come un romanzo epistolare: uno dei più viscerali, passionali scritti sulla poesia, l’amore e il dolore. I tre grandi poeti, attraverso la scrittura, si corteggiano, s’amano, si umiliano, sognano un immenso sogno: incontrasi. Naturalmente, emergono differenze caratteriali, debolezze, gelosie.

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“Cere perse” di Gesualdo Bufalino

Opere 1981-1988 bufalino 

Recensione/schizzo

Non sempre si riesce a trovare un po’ di tempo da dedicare alla descrizione di un’opera letteraria letta e apprezzata. Non per questo, credo, si debba rinunciare a segnalarla. Una di queste è Cere perse di Gesualdo Bufalino, raccolta di articoli giornalistici usciti fra il 1982 e il 1985. Pur nella occasionalità dei testi, Bufalino rielabora fedelmente i suoi temi: la Sicilia “ossimora”, la riflessione sulla scrittura e sulla lettura (Leggere, vizio punito è il titolo di un bellissimo articolo), la memoria, la morte.

In una intervista, Bufalino affermò: «Io sono affezionato a questo libro come a un diario non solo personale, ma generazionale. Dopo tutto si scrive per tante ragioni e una è per ricordare» (O. del Buono, Bufalino, il racconto per ricordare, “Corriere della sera”, 22 settembre 1986)

E Bufalino rievoca luoghi, miti, personaggi, esprimendo tutto il godimento del “fiutare, palpare, pedinare, origliare il quotidiano” degli autori che più ha amato.

La raccolta è inclusa in Opere 1981-1988, collana Classici Bompiani.

 f.s.

[Gesualdo Bufalino, Cere perse, in Opere Vol. I (1981-1988), Bompiani, 2001, pp. 815-1022, €15,24] 

“Sentieri di gloria” di Vittorio Sereni

Vittorio Sereni- Sentieri di Gloria

Recensione/schizzo

di Francesco Sasso

Ho letto avidamente e con immenso piacere Sentieri di gloria edito dagli Oscar Mondadori 1996, collana Piccola biblioteca, libro scovato in rete a metà prezzo. Il volume raccoglie in modo non organico, ma rappresentativo, una piccola parte della scrittura saggistica di Vittorio Sereni sui “classici” della letteratura italiana e straniera. I testi vanno dal 1940 al 1982 e uscirono su quotidiani e riviste letterarie dell’epoca.

 

In questi articoli raccolti in antologia, si possono leggere preziose osservazioni di lettura sui suoi contemporanei (Ungaretti, Saba, Montale) e su alcuni classici dell’Otto-Novecento (Campana, Leopardi, Pascoli, Trilussa), nonché sui padri della nostra letteratura (Dante, Petrarca, Ariosto). A questi interventi dobbiamo aggiungere uno su Virgilio e uno importante su Michelangelo poeta.

Gli autori stranieri trattati da Sereni sono: Edgar Lee Masters e l’Antologia di Spoon River, Rimbaud, Prévert, Apollinaire e Corneille.

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“Un lento apprendistato” di Thomas Pynchon

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Recensione/schizzo

Ho iniziato la lettura di Un lento apprendistato di Thomas Pynchon, edizione Einaudi 2007, con la vana certezza di non restare deluso. Il libro è una raccolta di cinque racconti scritti tra il 1958 e il 1964: La pioggerella, Terre Basse, Entropia, Sotto la rosa, L’integrazione segreta. Se non erro, la raccolta era già edita dalle edizioni e/o con il titolo Entropia.

 

Entro nel merito senza troppe cerimonie ed esprimo il mio parere di lettore. Dico subito che i racconti sono brutti, tranne l’ultimo: L’integrazione segreta. Poco importa se nelle trenta pagine di introduzione, lo scrittore statunitense fa autocritica, evidenziando le carenze strutturali dei suoi racconti giovanili. Inoltre, secondo me, se si desiderava servirsi della raccolta come di una sorta di laboratorio di scrittura “rispetto a certe pratiche da cui forse ai giovani scrittori non spiacerà guardarsi”, l’autore sarebbe dovuto scendere più in profondità nell’analisi dei suoi testi. A questo punto non resta che leggere i cinque racconti alla luce dei suoi esiti più maturi. Per cui, se siete lettori non specialisti dello scrittore americano, quello che posso dire è: non acquistate questo libro. Se desiderate conoscere la scrittura di Thomas Pynchon, iniziate con L’incanto del Lotto 49.

 

[Thomas Pynchon, Un lento apprendistato, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi Stile Libero, pag. 203, euro 11,00]