Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio

Recensione/schizzo #26

Il passato è una terra straniera non è un romanzo di genere. La trama gialla è semplice pretesto.

Pur limitandoci ad un breve accenno, avvertiamo subito l’inconsistenza psicologica dei personaggi del romanzo, costruiti con una dinamica semplicissima. Inoltre, emerge il tentativo, secondo noi non riuscito, di una più intensa carica emotiva che dovrebbe coinvolgere il lettore e che, quindi, avrebbe dovuto trovare la sua giustificazione non solamente nella caratteristica formale della trama – diretta rappresentazione della dimensione melanconica dei ricordi di giovinezza- ma anche nello stile. Purtroppo quest’ultimo è modesto, tipico di tanta letteratura di consumo.

f.s.

 

[ Gianrico Carofiglio, Il passato è una terra straniera, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli,2006, 260 p.,€ 8,20 ]

Terra nera di Giuse Alemanno

Recensione/schizzo #25

Il romanzo di Giuse Alemanno è un piccolo gioiello narrativo. La storia è ambientata nel duro universo contadino della Puglia dell’ultimo Ottocento ed è costruita intorno al personaggio Nino, ragazzo contadino travolto dalla sua umanità brutalmente grottesca che trova modo di manifestarsi in pieno alla vigilia della morte del padre, malato e stordito dalla povertà.

Dopo aver scoperto la relazione extraconiugale di Annina, sua madre, con il proprietario terriero don Aldo Fucciano, padrone del padre “cafone”, il protagonista decide di uccide l’amante, sventrato in sacrificio come un maiale. Inizia così il viaggio di iniziazione alla vita del protagonista, fatta di ipocrisie, di parole non dette, di crudeltà e sete di potere. Altro sangue sarà versato. Sullo sfondo, gli incontri clandestini di alcuni anarchici e l’artificio della magia che trova in Zio Peppe il personaggio ‘forte’ della storia, a metà strada tra un santone laico e un imbroglione. 

Per la puntuale oggettivazione dell’ambiente rusticano; per il proposito di aderire alla psicologia contadina; per certe asciuttezze di stile; per la frequente adesione di moduli linguistici assai vicini al colore dialettale, senza eccedere; il romanzo può dirsi riuscito e coinvolgente.

I personaggi del romanzo sono creature di carne, dolorose o inquiete nella pulsione erotica, sempre un po’ ambigue e talvolta perverse nel ruolo di uomini semplici.

f.s.

[Giuse Alemanno, Terra nera, Stampa Alternativa, 2005, pp.142, € 7]

Storia di Roma di Jules Michelet

Recensione/schizzo #24

Jules Michelet (1798-1874), storico francese, autore di Histoire Romaine (Storia Romana), dell’Histoire de France (Storia di Francia) che completò con il titolo Du Peuple (Del popolo) ed altre opere sociali, descrittive e poetiche, come Oiseau (L’uccello), La Mer (il mare), La Montagne (La montagna) ecc.

Negli ultimi tre mesi ho letto Histoire Romaine (Storia Romana). Lettura avvincente. Definì egli stesso il suo metodo: fare risorgere la vita intera del passato; e con la ricerca scrupolosa dei fatti di ogni genere e dello stato sociale e morale, risulta un grande storico. Alla ricerca attenta dei documenti, egli aggiunse inoltre la sua sensibilità, il suo amore per gli umili, per la natura, i suoi rapimenti davanti all’arte, le sue collere, per cui l’opera storica acquista pure un carattere epico. Tuttavia non possiamo nascondere che alle volte le sue passioni politiche gli tolgono la necessaria imparzialità ed egli cade allora nella polemica violenta.

Un coinvolgente viaggio nella storia romana. Il suo stile è romantico: immaginoso, vivace, poetico.

f.s.

[Jules Michelet, Storia di Roma, trad. Aldo Marcovecchio, Rusconi libri, 2002, pp.636 con immagini, 10 € ]

L’arte del romanzo di Milan Kundera

Recensione/schizzo #23

Il racconto nasce dal radicale bisogno di affabulazione insito nell’inconscio dell’uomo. Come pure il bisogno di meraviglioso, di realtà e del sogno, dell’utopia e dell’ideale. Il libro di Kundera, L’arte del romanzo, racconta il difficile rapporto che lega lo scrittore alla propria opera letteraria e alla tradizione culturale europea.

Sette saggi per analizzare il concetto di romanzo, attraverso le opere dei grandi romanzieri quali Cervantes, Rabelais, Kafka, Tolstoj ,Diderot, Broch, Musil, Gombrowicz, Sterne, Flaubert.

Inoltre, Kundera esamina il rapporto tra la scrittura di Kafka, Proust e Joyce e il loro modo di percepire la realtà.

Interessantissimo il primo saggio: La denigrata eredità di Cervantes in cui il cammino del romanzo occidentale moderno è raccontato come una successione di crisi che parte da Don Chisciotte per arrivare a Kafka.

È incredibile come il libro dello scrittore boemo conservi la sua forza propulsiva dopo più di vent’anni dalla pubblicazione.

f.s.

[Milan Kundera, L’arte del romanzo, Adelphi, 2001, pag.228, €10,33]

Giudizi di valore di Pier Vincenzo Mengaldo

Recensione/schizzo #22


Edito da Einaudi nel 1999, il volume raccoglie gli interventi del filologo e storico della lingua, nonché critico letterario, pubblicati su periodici non specializzati e su quotidiani a partire dal 1985. Gli articoli hanno “per lo più il taglio della recensione o notizia (talora dello spunto polemico). Perciò documentano la mia- nel complesso recente- attività di critico militante nel senso più stretto della parola”.

 Il libro è suddiviso in sezioni che s’impaginano attorno alla parola-chiave “questioni”: Questioni ultime (serie di articoli che trattano di antisemitismo e Shoah), Questioni letterarie generali (saggi sulla narrativa e la lingua italiana), Critici (Fortini, Lukàcs secondo Cases, Baldacci), Metodi e didattica (articoli dedicati alla pratica dell’insegnamento), Scrittori italiani (Saba, Tozzi, Gadda, Fortini, Sereni, Calvino, Fenoglio, ecc.), Narratori di altri paesi (Hardy, Kawabata, Simenon, Christopher Isherwood, Hrabal, Schnitzler, Kis, Kuraev). Chiude l’opera una breve autobiografia: Minima personalia.

Il libro permette di leggere chiaramente- nonché parzialmente- il percorso di letture e di incontri dell’illustre studioso. La lettura del volume è piacevole e corroborante. Per chi è interessato, trovate il volume  in internet a metà prezzo.

f.s.

Pier Vincenzo Mengaldo insegna Storia della lingua italiana all’Università di Padova.
Tra i suoi ultimi scritti: Giudizi di valore (Einaudi, Torino 1999), Prima lezione di stilistica (Laterza, Roma-Bari 2001), Studi su Salvatore Di Giacomo (Liguori, Napoli 2003), Gli incanti della vita. Studi su poeti italiani del Settecento (Esedra, Padova 2003), In terra di Francia (Lisi, Taranto 2004) e Sonavan le quiete stanze. Sullo stile dei «Canti» di Leopardi (Il Mulino, Bologna 2006).

[Pier Vincenzo Mengaldo, Giudizi di valore, Einaudi, 1999, pag. 215, Lire 26 000]

La ragazza che non era lei di Tommaso Pincio

Recensione/schizzo #21

“La realtà non è di questo mondo” riassume bene la trama de La ragazza che non era lei.

In questo romanzo, costruito come un labirinto liquido di storie che sviluppano l’immaginario, le idee, i luoghi, i modelli americani, non c’è distinzione fra piano del reale e piano onirico, tra piano storico (anni sessanta, figli dei fiori ecc) e piano del mito. La struttura narrativa è infarcita di richiami e modelli di rappresentazione della letteratura e del cinema, nel tentativo di ricombinare le regole canoniche della narrazione di fantascienza.

Tuttavia, secondo me, il romanzo non è perfetto. In molti punti ho avvertito uno scollamento della narrazione. Alcune divagazioni mi sono apparse eccessivamente lunghe e goffe. Il linguaggio è medio. Lo stile piatto.

Nonostante ciò, al termine della lettura si ha l’illusione di aver viaggiato all’interno di un’allucinazione. Resta l’ambiente onirico del romanzo, più che le storie incrociate dei vari protagonisti. Resta la nostalgia di un mondo possibile. Resta la solitudine e l’assurdità della vita. Resta il desiderio di un amore libero.

f.s.

[Tommaso Pincio, La ragazza che non era lei, Einaudi, 2005, pag. 304, euro 14,80].

Al di là del muro di Maria Viteritti

Recensione/schizzo #20

Vorrei parlarvi di Al di là del muro, romanzo d’esordio di Maria Viteritti.

La purezza dell’invenzione e la verosimiglianza dominano la struttura del romanzo. La trama è congegnata con abilità. La scrittrice gioca le sue carte con maestria, inserendo anche sottili osservazioni sui lati oscuri e impenetrabili della mente umana.

Ambientato in un tempo non molto lontano da noi, Al di là del muro non convoca pseudorealtà né pseudoprofezie, ma percorre la strada di una realtà possibile.

Riporto la nota di copertina:

Tecnologie avanzatissime elaborate dal dottor Leibnitz rendono possibile trasferire la vita da un individuo all’altro; Giorgio, pupillo dell’illustre ricercatore, è quotidianamente all’opera per incontrare i donatori ed organizzare l’appuntamento che spegnerà un’esistenza per risvegliarne un’altra, congelata nell’attesa.
Ma questa routine viene ad un tratto turbata e il cinico “spettatore” della vita e della morte si trasforma in un giovane medico agitato da inquietudini e domande angosciose.
Frammenti di ricordi spezzano la sua freddezza, mentre il pianto notturno proveniente dalla casa accanto lo obbliga ad interrogarsi, lo spinge verso una tentazione d’amore, fino a rivelazioni sconvolgenti.
Una storia scritta magistralmente, capace di coinvolgere il lettore in una vicenda che al sapore dell’oggi mescola terribili ipotesi di domani. […]

La storia è narrata con equilibrio. L’ordine cronologico della vicenda è continuamente sconvolto da brevi intromissioni di flash-back in cui la voce narrante, che passa dalla prima alla terza persona, lentamente ci svela alcuni brandelli della vita del protagonista che tanta parte hanno nella vicenda. Insomma, il romanzo è portato avanti con equilibrio.

Infine, lo stile è piacevole e limpido. La medietà della lingua è tipica di tanta letteratura di consumo. Buon romanzo d’esordio.

f.s.

Bio-bibliografia

Maria Viteritti nata a Faenza, dal 2004 è giornalista pubblicista. Nel 2006 ha pubblicato il libro, tratto dalla sua tesi di laurea, La fabbrica dei sogni. L’immaginario infantile nel cinema di Tim Burton – Effatà, Cantalupa, Torino, 2006, vincitore del premio Carver. Nel 2008 i romanzo d’esordio Al di là del muro – Lupo editore, Salento, 2008

[Maria Viteritti, Al di là del muro, Lupo editore, 2008, pag.176, € 13.00]

Diario di un genio di Salvador Dalì

Recensione/schizzo #19

Diario di un genio di Salvador Dalì è stato scritto, con molti vuoti, dal maggio 1952 al settembre 1963. Il testo mette in scena la complessa personalità del pittore spagnolo.

Leggendo il libro si avverte come Dalì ami in modo assoluto la vita attraverso la musa ispiratrice di tutta la sua attività, la moglie Gala, protagonista delle sue visioni mistiche e delle sue elucubrazioni sessuali-paranoiche.

Pulsioni sessuali e tensioni mistiche diventano, quindi, i cardini del linguaggio letterario di Dalì. Un lessico provocatorio, volto a spiazzare il lettore con non-sense e geniali intuizioni sull’arte, utilizzando il paradosso per il paradosso e l’umorismo. 

Diario di un genio non è un’opera letteraria, ma è la rappresentazione letteraria del mondo daliniano.

f.s.

[Salvador Dalì, Diario di un genio, SE, 2002, pag.212, € 19]

Il mondo fantastico di Stefano Lazzarin

Recensione/schizzo #18

Il breve saggio divulgativo Il mondo fantastico di Stefano Lazzarin sviluppa in modo organico e sintetico il tema della letteratura fantastica, partendo da una breve ma efficace riflessione teorica del genere, snodandosi lungo l’asse della sua evoluzione storica per poi approdare all’esame critico di nove racconti fantastici (Apuleio, i romanzi gotici, Hoffman, Gautier, Mérimée, Poe, Boito, de Maupassant, Tabucchi).

Il breve saggio spicca per rigore intellettuale e semplicità d’esposizione. E’ un libro adatto a tutti, meno per gli studiosi della materia.

f.s.

[Stefano Lazzarin, Il mondo Fantastico, Editore Laterza, 2000, pag.85, € 6,20]

Il ratto dal serraglio. Euripide, Plauto, Mozart, Rossini di Cesare Questa

Recensione/schizzo #17

Cesare Questa, nel suo volume Il ratto dal serraglio, ha analizzato con molta finezza l’intreccio di una commedia di Plauto, di una tragedia di Euripide, di una commedia di Menandro, per passare poi, addirittura, a Mozart e a Rossini, notando delle costanti nell’intreccio del melodramma, della commedia e della tragedia antica.

Infatti, se dovessimo trovare un punto di confronto tra il teatro antico e quello moderno, non lo dovremmo certo ricercare sul terreno della nostra commedia, ma lo dovremmo rintracciare nel campo del melodramma.

f.s.

[Cesare Questa, Il ratto dal serraglio. Euripide, Plauto, Mozart, Rossini, ed. Quattroventi, 1997, pag. 216, € 18,00]

 

Vecchio Angelo Mezzanotte di Jack Kerouac (prosa spontanea)

Recensione/schizzo #16

Ho riletto Vecchio Angelo Mezzanotte di Jack Kerouac. Sono testi di prosa spontanea che lo scrittore americano scrisse su cinque taccuini nel periodo che va dal 1956 al 1959.

Per chi non lo sapesse, la prosa spontanea è una tecnica di scrittura in cui lo scrittore butta giù pensieri e immagini mentali, le quali fluiscono libere dal controllo della coscienza.  (Vi confesso che sono anni che pratico la prosa spontanea).

Scrive Ann Charters nell’introduzione al volume:

« Quello che Kerouac aveva in mente era la creazione di una cronaca “di questa vita interiore che conduciamo, noi tutti, che utilizzi la cadenza metrica nella quale parliamo, e quelle inevitabili forme di prosa e poesia che provengono dall’unicità della rivelazione della mente che fedelmente annota i propri processi […]. La sua tecnica di prosa spontanea ebbe origine in seguito al consiglio datogli da un amico di “fare uno schizzo” delle immagini e delle scene cui aveva assistito, associandole poi liberamente alle parole nello stesso modo in cui i jazzisti improvvisato le loro melodie su una struttura armonica di partenza […] La tecnica buddista del “lasciare andare” rappresentò un aiuto per liberare la mente mentre era al lavoro sulle pagine di Vecchio Angelo Mezzanotte e annotava il flusso di parole che attraversavano la sua coscienza in risposta agli stimoli uditivi che gli provenivano dall’ambiente circostante».

Sfortunatamente è impossibile tradurre in italiano “la cadenza metrica” del parlato di Kerouac. Non è colpa del traduttore, ma il passaggio da una lingua all’altra frantuma inevitabilmente la trama sonora in cui la parola spontanea diviene rivelazione e delirio poetico. Quindi, se non amate la prosa illogica e soggettiva, non comprate questo libro.

f.s.

[Jack Kerouac, Vecchio Angelo Mezzanotte, trad. Luca Guerneri, Mondadori, 1999, pag. 107, Lire 12.000]

MINDFIELD – CAMPO MENTALE di Gregory Corso

Recensione/schizzo #15 

Ho terminato la lettura di Mindfield – Campo mentale di Gregory Corso. Il volume è un’antologia di poesie autobiografiche in chiave surreale e immaginosa curata dall’autore americano nel 1989.

Sono versi luminosi, quelli di Gregory Corso, che, con la loro schietta trasparenza e semplicità, evidenziano l’intero percorso mentale (e creativo) dell’autore americano. Il tono è di tenero stupore. Eppure, ciò che mi ha maggiormente colpito, leggendo Mindfield, è la vigorosa fede che Corso aveva della Poesia.

Tuttavia, alcune liriche sono appesantite da citazioni e richiami oscuri che, tra l’altro, a me pare ridurre l’atto poetico a ingenuo sfoggio enciclopedico da parte dell’autore.

Il volume costa poco, sei euro, e ciò è un bene per il lettore e la poesia. Credo che la traduzione non sia proprio impeccabile, ma qui il mio giudizio è superficiale come il mio inglese.

Infine, ho letto sulla rivista Fili d’aquilone un bel saggio su Mindfield di Alessio Brandolini. Questa è anche l’occasione giusta per segnalarvi una pregevole rivista di poesia.

f.s.

[Gregory Corso, Poesie. Mindfield- Campo mentale, trad. Massimo Bacigalupo, Newton compton, 2007, Pag. 525, euro 6]

Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) a cura e con uno scritto di Giancarlo Pontiggia

Recensione/schizzo

La raccolta di interviste e interventi polemici, presentazioni, lettere, Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) si propone come documento di una vita letteraria unica.

 In questo volume, edito da SE, emerge la figura del medico/letterato Céline, imprudente e ferito. L’uomo che soffriva la stupidità, che percepiva il dolore esistenziale d’esser uomo empio, denigrato, degradato; sfregiato dall’ipocrisia e dalla morte.

Louis-Ferdinand Céline era una natura viscerale, istintiva. Era l’uomo del rifiuto e del delirio. Era lo scrittore che scoprì uno stile, il suo, inconfondibile. Linguaggio fortemente metaforizzato, vivo.
 
Questo volume ci restituisce, insomma, un frammento di vita letteraria dello scrittore francese.

f.s.

[Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) a cura e con uno scritto di Giancarlo Pontiggia, SE, 2001, pag. 144, euro 10,33]

Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo di Stephen Hawking

recensione/schizzo #14 

Nel 1988- quattordicenne- comprai il saggio Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo di Stephen Hawking, astrofisico britannico. Da allora il libro giaceva nella mia libreria, non letto, fino ad una settimana fa.

Credo che tutti abbiano guardato il cielo stellato e abbiano tratto alcune domande: “Che cosa sappiamo sull’universo, e come lo sappiamo? Da dove è venuto, e dove sta andando? L’universo ebbe un inizio e, in tal caso cosa c’era prima? Il tempo avrà mai una fine?”

E ancora: L’universo è finito o infinito?  E Dio, se esiste, in tutto ciò ha avuto alcuna libertà nella scelta delle condizioni iniziali?

D’altra parte, gli individui qualificati a chiedersi il perché, oggi, non sono più i filosofi ma gli scienziati.

Il saggio divulgativo di Stephen Hawking ci spiega molti fenomeni del cosmo: dalle leggi sul moto, fino alla relatività, alla meccanica quantistica, per arrivare a nuove teorie come quella della gravitazione quantistica e delle superstringe. Tratta anche le ipotesi più avanzate sull’inizio dell’universo, sui buchi neri, sulle teorie di grande unificazione.

Un libro chiaro, spesso corredato da figure esplicative e, talvolta, piacevolmente ironico. Non troverete formule matematiche, salvo una: “E=mc2”. In più, tra un’ipotesi e una scoperta scientifica, l’autore inserisce una serie di riflessioni sull’esistenza di Dio.

f.s.

[Hawking Stephen, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, BUR,  2000, € 8,60, 220 p. , trad. Libero Sosio]

Profilo storico della linguistica moderna di Maurice Leroy

Recensione/schizzo #13 

Profilo storico della linguistica moderna di Maurice Leroy, volume che ho appena letto e studiato con interesse, offre agli studenti delle università e ai non cultori di linguistica un panorama dettagliato dei problemi e dei metodi della linguistica moderna.

Il libro di Leroy è stato pubblicato nel lontano 1963 e poi ampliato dall’autore nel 1970. In conseguenza di ciò non trovate gli ultimissimi sviluppi scientifici. Tuttavia, questo libro è un ottimo punto di partenza per saperne di più su cos’è e qual è l’oggetto della linguistica, oltre che apprendere lo sviluppo storico degli studi linguistici dai precursori del ‘700-‘800, passando per l’atto di nascita della linguistica moderna (Cours de linguistique générale di Ferdinand de Saussure) e approdando alla fonologia, allo strutturalismo, alla semiologia, alla dialettologia indoeuropea, alla stilistica, alla semantica ecc.

f.s.

[Maurice Leroy, Profilo storico della linguistica moderna, con appendice di Tullio De Mauro, Editori Laterza, 2005, pagine 248, euro 10]

Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq

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Recensione/schizzo

Il protagonista del romanzo è un trentenne analista-programmatore presso una società di servizi informatici. Nichilista, misogino e misantropo, depresso, osservatore implacabile della banalità umana, inzuppato di noia e indifferenza, teorico ipercritico di una società basata sul sesso e danaro (“[…] noi viviamo in un mondo enormemente semplice: da un lato c’è un sistema basato sulla dominazione, sul denaro e sulla paura – un sistema decisamente maschile, che chiameremo Marte; dall’altro c’è un sistema femminile basato sulla seduzione e sul sesso, che chiameremo Venere. Tutto qua. È davvero possibile vivere e credere che non ci sia altro?”)

Ecco il protagonista de Estensione del dominio della lotta, romanzo d’esordio di Michel  Houellebecq. Romanzo disincantato, schietto e intransigente, ma al tempo stesso pieno di ironia e cinismo, con leggere sferzate sarcastiche.

 La prosa è asciutta, i capitoli brevi. Il tutto si accorda nel racconto gelido di un’esistenza il cui significato non si può afferrare. Esistenze sterili dentro un mondo sempre più estraneo e vuoto (“Questo mondo non mi piace. Decisamente non lo amo, la società in cui vivo mi disgusta; la pubblicità mi nausea; l’informazione mi fa vomitare…un inutile ingorgo per i neuroni”).

Non c’è speranza nel romanzo di Michel  Houellebecq, bensì solitudine e morte.

f.s.

[Michel Houellebecq, Estensione del dominio della lotta, Bompiani, 2000, pag. 152, euro 12,91]

Occhi di cane azzurro di Gabriel García Márquez

Recensione/schizzo #12

Gli undici racconti di Occhi di cane azzurro sono i primi scritti da Gabriel García Márquez. Li ho letti tre giorni fa e do qui un sommario quanto impreciso giudizio. Non è una recensione.

Il primo racconto, La terza rassegnazione, è datato 1947, mentre l’ultimo, Monologo di Isabel mentre vede piovere su Facondo, è del 1955. Il primo è un racconto confuso e noioso; l’ultimo è invece un racconto affascinante. La raccolta, dunque, si presenta in crescendo. Se infatti si deve registrare nei primi racconti il tentativo dell’autore colombiano di imitare Kafka e Faulkner, nel prosieguo della lettura le cose migliorano.

Nel complesso siamo dinnanzi ad una raccolta di racconti non bella, a mio parere, ma con qualche lampo interessante. Il grande scrittore era alle porte.

f.s.

[Gabriel García Márquez, Occhi di cane azzurro, Mondatori, 2000, pag. 126, € 5,68 ]

Diario inverso di Lucianna Argentino

Recensione/schizzo #11

Ad un anno dalla lettura di Diario inverso di Lucianna Argentino, ecco un breve resoconto per i lettori di Retroguardia.

Squisito il sentimento che mena la penna sino al fondo del libro. Le poesie di Diario inverso raccontano la paura e la solitudine che nasce da un amore infelice e dall’impossibilità di comunicare con l’amato. Del resto, la poetessa trae da un’esperienza personale, dai turbamenti e dal dolore, materia di poesia, senza eccedere in inquieti e morbosi stati d’animo, come spesso mi capita di leggere in tanta poesia contemporanea.

La raccolta è costituita da liriche di stupefacente essenzialità, dai toni levigati e vibranti, in cui il sublime e il quotidiano si mescolano disinvoltamente con improvvise escalations verso altezze metafisiche. In breve: scrittura densa d’emozioni e schietta.

f.s.

[Lucianna Argentino, Diario inverso, Manni, 2006, pagine 52, euro 8. Prefazione di Marco Guzzi]

Paulu Piulu di Giorgio Morale

Recensione/schizzo #10

L’estate scorsa (2007) lessi un bel romanzo: Paulu Piulu di Giorgio Morale. Promisi a me stesso di scrivere una recensione, nel mio piccolo, per quel poco che vale. Invece non sono riuscito a “tradurre” in parole il romanzo dello scrittore nativo di Avola, ma da anni trapiantato a Milano. Ciò non esclude che il sottoscritto possa riuscire nell’impresa in un futuro prossimo.

Come ho scritto [QUI], non sempre sono capace di rievocare la verità e la bellezza di un libro con le armi della critica. A dirla tutta, forse, non ci sono mai riuscito. Però si può cogliere il centro poetico di un’opera nel silenzio contemplativo e le impressioni restano sospese, astratte, intraducibili. 

Perciò, vi segnalo il romanzo di formazione di Giorgio Morale. Merita!

Le pagine di Paulu Piulu sono animate da una profonda maturità artistica. Vigile, con un linguaggio sorvegliato e severo, lo scrittore giunge a sentire l’amara consapevolezza dell’umana sofferenza in ogni vita. La sua però non è “poesia” della disperazione. Tra i ricordi idealizzati di giorni felici, egli evoca un irraggiungibile mondo di pura bellezza, invoca l’unica speranza: l’infanzia dell’uomo.

In rete trovate molte recensioni, mentre nel sito dell’editore c’è un’ampia rassegna stampa.

Infine, nel bel sito del poeta Francesco Marotta, potete leggere un estratto dal nuovo romanzo di Morale [QUI].

f.s.

 [Giorgio Morale, Paulu Piulu, Manni, 2005, pagine 171, euro 15]

Il quaderno delle voci rubate di Remo Bassini.

 Recensione/schizzo #9

Il quaderno delle voci rubate di Remo Bassini. Dietro ogni “voce” una storia umana. Oltre una decina di personaggi rinchiusi in una città di provincia italiana. Né ricchi né poveri, idealisti e puttane; né carnefici né vittime, oppure vittime della propria incapacità ad operare in aree istituzionalizzate quali il bar, la famiglia, il paese.

Il racconto si svolge tutto in prima persona. E’ il protagonista che parla, un certo Luca Balzelli, l’alter ego dello scrittore. E’ lui che ci presenta, anzi sarebbe opportuno dire convoca sulla ribalta di un palcoscenico le voci della gente semplice perché interpretino la storia della loro vita.

Infatti, sono le “voci” dei personaggi secondari ad interessarmi maggiormente, più che quella di Luca Balzetti.

La “voce” del protagonista, ahinoi, è inchiodata sul legno della volontà di autorappresentazione (autocelebrazione). Nelle “voci” secondarie, invece, l’autore rivela la propria capacità evocativa, narrativa: uno scenario dietro un nome, una realtà. 

 Nel complesso, il romanzo d’esordio di Remo Bassini è piacevole, ma acerbo.

[Remo Bassini, Il quaderno delle voci rubate, edizioni La Sesia, 2002, 176 pagine – euro 9,30]

f.s.

Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005 di Paulo Coelho

Recensione/schizzo #8

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I libri di Coelho, a me pare, sono un mix d’altre opere: filosofia orientale, alchimia medievale, cattolicesimo contaminato da new age, misticismo elementare. Lessi Sono come il fiume che scorre in una settimana, estate 2006, contemporaneamente ad altre e più interessanti opere. Trovai il libro del brasiliano banale, a tratti ingenuo. Vi consiglio di non comprare questo libro. E’ lampante che siamo di fronte a testi d’occasione, raccolti in volume per batter cassa.

[Coelho Paulo, Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005, Bompiani, 2006, pagg. 235 ,€ 16,00]

f.s.

Catilina di Giuseppe Antonelli

 Recensione/schizzo #7

 Se nella letteratura classica Catilina ha conservato per lo più l’immagine dello scellerato criminale, codificata da Cicerone e Sallustio, durante il corso dei secoli ha dato luogo a molteplici interpretazioni, suggerite dal suo duplice aspetto o di bieco cospiratore ai danni dello Stato, o di democratico, campione della rivoluzione. Ma soprattutto ha generato un mito che, alterando le linee storiche e sociologiche del personaggio e dei suoi compagni, ne ha determinato ora una fantasiosa popolarità, ora una distorta politicizzazione.

Ma chi era Catilina? Ma com’era davvero la congiura di Catilina?
Lo racconta bene, con un pizzico d’ironia, Giuseppe Antonelli in Catilina.
Il libro è storico, ma si presta ad una lettura ludica, come fosse un romanzo di genere, con digressioni su personaggi secondari e oscuri della società romana del periodo repubblicano. Il libro è piacevole, leggero. Non è per specialisti, tranquilli.

Altro libro da me letto, sempre di Giuseppe Antonelli, è Storia di Roma antica- Dalle origini alla fine della repubblica. Anch’esso: da leggere.

 Entrambi i volumi sono stati pubblicati nei Tascabili Economici Newton. All’epoca costavano 1000 lire (al cambio odierno: un euro e cinquanta), 100 paginette. Cercate nelle edicole o [QUI].

f.s.

La macinatrice di Massimiliano Parente

Recensione/schizzo #6

Prima o poi dovrò decidermi a rileggere La macinatrice di Massimiliano Parente. Lessi il libro due anni fa e non mi piacque, affogato com’era fra sottigliezze e freddure, con espressioni che nella voluminosa forma del romanzo spiccavano più, e sono reminiscenze, per sfoggio di potenza intellettuale che per proprietà narrativa.

In generale, il romanzo è apprezzabile in alcune parti (poche), stancante in altre (molte). Il linguaggio di Massimiliano Parente è barocco, la costruzione fantastica mima la poetica di Moresco. La sua musa è una ninfetta di sobborgo, pallida e melanconica. Nel complesso il libro è noioso.

Dinnanzi alla realtà del libro, inquinato dalla delusione, la mia critica, tralasciando ogni analisi seria del testo, è caduta nel vuoto.

f.s.

[Massimiliano Parente, La macinatrice, Pequod, 2005,  462 p., euro 20 ]

A passo di gambero. Guerre calde e populismo di Umberto Eco

Recensione/schizzo #5

Ho appena terminato di leggere A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico di Umberto Eco.

Libro tagliente, vivace, divertente e profondo, messo insieme per la maggior parte con articoli pubblicati su “La Repubblica” e “L’Espresso”, accresciuto da pochi e brevi saggi scritti per conferenze e congressi.

Il nucleo centrale del libro è l’idea che “negli ultimi tempi si erano verificati degli sviluppi tecnologici che rappresentavano dei veri e propri passi all’indietro.”

In A Passo di Gambero ci sono articoli su Berlusconi, la guerra in Iraq, il crocifisso nelle scuole, Dan Brown, Occidente Vs Oriente, Pacs, razzismo, tecnologia; ma anche facezie, citazioni letterarie, studi sociologici e ritratti ironici della società moderna.

Libro di facile lettura, d’impianto prettamente divulgativo, che tenta nel complesso di fornire al lettore gli strumenti critici per leggere la realtà contemporanea.

 [ Umberto Eco, A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico, Bompiani, 2006, pagine 364, euro 17.50]

f.s.

Di seguito l’introduzione "I passi di Gambero" al volume:

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Medium di Giuseppe Genna

Recensione/schizzo #4 

Nel modo di narrare di Genna esiste un’esaltazione quasi morbosa e un’estrema lucidità narrativa.
Il protagonista di Medium è agitato da una nascosta follia, da un’angoscia invincibile e da una sfrenata ambiguità; tuttavia la storia si svolge e si rivolge con una perfetta coerenza narrativa e verosimiglianza- soprattutto nella prima parte-, cosa che dà maggior risalto all’atmosfera fatale e allucinante delle situazioni narrate.

Nella seconda metà, ahimè, il libro fallisce su tutti i fronti, si cade nel cliché del genere, e la storia si avvia stancamente alla chiusura.

Altresì, notevole forza hanno le prime pagine in cui Genna descrive la vita e la morte del padre, anche se ho il sospetto che lo scrittore ami mistificare tutto ciò che lo circondi: la donna amata, il padre morto, il figlio/feto e, soprattutto, se stesso.
 
[Qui] il sito dove puoi scarica gratuitamente il libro di Genna.

f.s.

Io uccido di Giorgio Faletti

Recensione/schizzo #3

Premetto di aver letto Io uccido un mese fa, incuriosito dal successo ottenuto da Giorgio Faletti; per di più, non sono un lettore di romanzi di genere.

Il libro è un thriller poliziesco, del tipo caccia al serial killer, privo di spunti originali, farcito di luoghi comuni del genere, compresa la figura del protagonista: poliziotto che cerca disperatamente di rifarsi un’esistenza e viene suo malgrado trascinato nell’inchiesta. I personaggi sono inconsistenti, alcuni da soap opera. L’ambientazione è il solo punto di forza: il serial killer si muove nel mondo monegasco.
Si aggiunga che ho riscontrato alcuni difetti nella struttura dei dialoghi. A volte non riuscivo a capire se la frase era stata pronunciata da tizio o da caio.
Concludendo: ho trovato questo romanzo noioso, stancante, prolisso.

[Giorgio Faletti, Io uccido, Baldini Castoldi Dalai editore 2002. Edizione letta dal sottoscritto: economica 2006 pag.682, € 5]

f.s.

New Thing di Wu Ming 1

Recensione/schizzo #2

New thing è un bel libro. Esso ti trasporta in un periodo storico fondamentale degli Stati Uniti (’67, Martin Luther King, Malcolm X, Black Power, Pantere Nere, free jazz, quello di Archie Shepp, John Coltrane) e lo vivi, lo afferri, ci sei dentro, respiri quell’aria. In più, è scritto con una precisione e una sicurezza che ti brucia il cervello se solo provi a vivisezionarlo; con uno stile ritmico, cadenzato, dove la fatica dello scrittore non l’avverti, ma c’è. Infine, il montaggio del testo mima il linguaggio del documentario e dell’inchiesta giornalistica. Libro da leggere strafatti di sole. Consigliato per l’estate.

[WU MING 1: New Thing, Einaudi, pp. 220, € 14,00]

f.s.

Esperimento di verità di Paul Auster

Recensione/schizzo #1

85 pagine di prosa essenziale e scarna. Una prova di verità appunto, la verità della vita, l’intreccio di occasioni e sincronismi che costituisce l’esistenza di ogni uomo. Eventi che segnano la vita ad alcuni, mentre per altri, coinvolti nello stesso evento, non hanno significato nulla. Raccolta di storie minime. Un’idea fantastica per un libro. Peccato che la maggior parte di questi aneddoti autobiografici, al limite dell’inverosimile, siano piuttosto insignificanti e raccontati in modo piatto e senza una pur minima elaborazione narrativa. Ed è soprattutto quest’ultimo aspetto ad avermi infastidito. A me ha dato l’impressione di scarti d’autore, appunti sparsi.
 

f.s.

[Paul Auster, Esperimento di verità, Einaudi, pp. 81, € 9,30]