Giovanni Inzerillo, “Dalla vita assassinato alla poesia. Il Canzoniere di puro disamore di Dario Bellezza,”

Giovanni Inzerillo, Dalla vita assassinato alla poesia. Il Canzoniere di puro disamore di Dario Bellezza, Franco Cesati Editore, 2019, pp.80, €10,00

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di Francesco Sasso

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Ad oggi di Dario Bellezza (1944-1996) ho letto rime sparse su riviste e antologie, nonostante da cinque anni un Oscar Mondadori (Tutte le poesie) campeggi intonso nella mia libreria. Lacuna che andrò a colmare presto anche grazie al bel saggio Dalla vita assassinato alla poesia. Il Canzoniere di puro disamore di Dario Bellezza di Giovanni Inzerillo.

Come ci suggerisce l’autore del saggio nell’Introduzione: «Nel condurre questo attraversamento di un’opera poetica vasta e complessa si è scelto di adottare un approccio di tipo cronologico che ne agevoli la lettura e di avvalersi di un’indagine volutamente intertestuale. Oltre a dimostrare come il percorso dell’autore si muova all’interno del panorama poetico di quegli anni e come spesso si distacchi, per poi in un certo senso riavvicinarsi, dalla corrente allora in circolazione, si è tentato di far comprendere come la scrittura dialoghi con gli autori italiani e stranieri di ogni epoca, ereditando soprattutto la recente tradizione di Pasolini e Penna, talvolta affiancandosi ai grandi modelli del passato quali Leopardi e Baudelaire.» (pag.12)

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GLOSSA n.2: natura di Amore

GLOSSA 2

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a cura di Francesco Sasso

In un mondo scosso dalla violenza e dalla morte, la poesia afferma soltanto la propria solitudine. E nella solitudine si può parlar della natura di Amore, come fa Dante nella Vita Nuova. Prima di Dante, il tema della natura di Amore è dibattuto in una tenzone alla quale partecipano Pier della Vigna, Giacomo da Lentini e Iacopo Mostacci.

Pier della Vigna sostiene che Amore è, cioè è una sostanza, quantunque non sia percepibile ai sensi (Però ch’amore no si po’ vedere). Anzi tale natura di Amore viene dedotta dal fatto che esso si avverte nel cuore come potente forza di attrazione simile a quella della calamita.

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Stefano Lanuzza, “Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia”

Stefano Lanuzza, Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia, Jouvence, 2020, pp.147, € 14,00

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di Francesco Sasso

Non pochi critici hanno analizzato l’opera di Leonardo Sciascia con alterne vicende, ma un buon punto di partenza è senza dubbio Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia di Stefano Lanuzza, saggio pubblicato pochi mesi fa presso l’editore Jouvence. Uno studio completo, come quello di Stefano Lanuzza, richiede perspicue doti di analisi storico-culturale. L’autore del saggio analizza l’intera opera dello scrittore siciliano, sia narrativa che saggistica, e coglie, a mio parere bene, gli aspetti di più concreto spessore socio-politico dello scrittore siciliano. Lanuzza ci mostra come Sciascia oscilla fra un dolente scetticismo di remota ascendenza isolana e una sorta di fiducia illuministica nei poteri della ragione, ci segnala come l’opera sciasciana può nell’insieme leggersi come un monumento sulla sconfitta della ragione, ovvero un lungo racconto dell’impari – e perciò fatalmente perdente – lotta che la coscienza intellettuale impegna a difesa del suo mandato etico-civile contro il potere (legale ed illegale).

Il senso di questa estrema sfida è bene analizzato da Stefano Lanuzza in modo puntuale e attraverso una scrittura asciutta e lineare.

f.s.

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Storie ed eventi storici n.5: Bartolomé de Las Casas, “La leggenda nera”

Bartolomé de Las Casas, La leggenda nera. Storia proibita degli spagnoli nel Nuovo Mondo, Jouvence, 2018

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a cura di Francesco Sasso

Bartolomé de Las Casas (Siviglia, 11 novembre 1484 – Madrid, 17 luglio 1566)  è stato un vescovo cattolico spagnolo impegnato nella difesa dei nativi americani. Per comprendere quali conseguenze ebbe l’esplorazione e poi la colonizzazione spagnola in alcuni territori del Nuovo Mondo, basta leggere queste poche righe tratte da La leggenda nera.

«Il governo di Hispaniola [Haiti] assegnò, ad ogni spagnolo che lo richiedess, a chi 50 a chi 100 indiani, fra cui vecchi, donne incinte e puerpere. Egli permise, nonostante questo fosse contro la legge, che gli spagnoli trascinassero via gli uomini capi di famiglia nelle miniere d’oro anche 10, 20, 30, 40 e 80 leghe [1 lega = 6 km circa] lontano da casa e che lasciassero nelle case e nelle fattorie le donne a svolgere il lavoro dei campi. Così succedeva che gli uomini e le loro mogli praticamente non si incontravano mai e le nascite cessarono. Essi per l’aratura non avevano zappa o aratro trainato da buoi, ma come i loro antenati dovevano spezzare la terra con bastoni induriti dal fuoco. Così gli uomini morivano nelle miniere d’oro, le donne per la fatica nei campi e i neonati morivano perché non venivano allattati e questa grande isola fiorente ben presto si spopolò.

I governanti spagnoli colpivano gli indiani con lo scudiscio e con il bastone, li frustavano, li schiaffeggiavano, li prendevano a calci, e non li chiamavano mai in altro modo che cani. Così si verificò la progressiva estinzione di questi infelici e nulla di questo si seppe in Spagna»

da Bartolomé de Las Casas, La leggenda nera, a cura di A. Pincherle, Feltrinelli

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GLOSSA n.1

GLOSSA 1

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a cura di Francesco Sasso

– Evocare tempi migliori in un momento di sofferenza malinconica. Questa idea conta illustri precedenti, dal Boezio di De Consolatione Philosophiae e dall’Ovidio delle Epistulae ex Ponto al Dante di Inferno V.

– Nel Medioevo la letteratura era inserita in un orizzonte che permetteva di collegare i classici antichi con autori contemporanei senza filtri storici. Per loro non esisteva nemmeno il concetto di “classico”, che si fisserà soltanto a partire dal XVI.

– La nascita delle “universitas” tra il XII e il XIII secolo, porta un dato rivoluzionario rispetto alle concezioni medievali del lavoro intellettuale: l’insegnante universitario riceve una paga e si forma una nuova opinione circa il prestigio e l’utilità sociale dell’uomo di cultura. Si insinua la nozione che il lavoro culturale deve essere remunerato in denaro. San Bernardo polemizza aspramente contro questa moderna venalità della scienza, che per lui, essendo un dono di Dio, non può essere venduta e, quindi, non è collegata a finalità materiali ed economiche. Quanti San Bernardo oggi propongono lavori culturali gratis e dicono… “tanto a te non costa nulla”

– È significativo, o forse no, che la storia della letteratura italiana si inaugura con l’intervento casuale di un ignoto copista veronese che accenna al proprio lavoro a margine di un’orazione mozarabico (Indovinello veronese scoperto nel 1924 da Luigi Schiaparelli alla Biblioteca Capitolare di Verona).

Altresì, il primo vero documento ufficiale della lingua italiana è il Placito capuano, una testimonianza inserita in un documento giuridico del 960. Insomma, ad oggi, per ciò che ci è dato sapere, un religioso che scrive facezie e una testimonianza giuridica sono alla base della nostra storia letteraria.

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Stefano Lanuzza, “Caos e bosco”

Stefano Lanuzza, Caos e bosco, Oèdipus, 2020, pp.199 €16,00

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di Francesco Sasso

Durante la lettura di Caos e bosco di Stefano Lanuzza, pensavo “ bisogna sì rifare la società degli uomini, ma la società che s’andrà organizzando dovrà apparire come il colmo del disordine”. Il libro di Stefano Lanuzza è un ibrido, un collage di titoli giornalistici, appunti di un moralista, aforismi, saggi brevi. Al centro il caos e il bosco (metafora della vita).

L’autore sembra volerci segnalare che, quando un’epoca s’avvia alla consunzione, appaiono segni di stanchezza e di smarrimento; ma dopo, qualcosa si modifica, ciò che prima era parso inevitabile malanno, poi sembrerà un beneficio comune.

Stefano Lanuzza in questo libro afferma il primato del cuore sulla ragione, dell’intuizione sul pensiero puro, tenendosi ben lontano dalla corrosione d’ogni idealità. Le illuminazioni dell’autore, a volte, diventano risate malinconiche, a volte irriverenti. Dal saggio sul pittore e la pittura, si passa alla riflessione letteraria; dall’altezza superba del fatto noi scendiamo fino al frammentarismo moraleggiante dell’assioma, del detto, del proverbio, dell’aneddoto, dello scherzo. Vi è in tutto ciò l’amarezza di un’età, la nostra, che bisogna tener presente durante la lettura di Caos e bosco per non perdere il senso delle proporzioni.

L’autore raggiunge un così elegante equilibrio tra pessimismo ed ironia, desolazione e speranza, stile e secchezza d’immagine, da apparire antico. I pensieri e le riflessioni di Stefano Lanuzza si leggono più che volentieri e, tra le sue righe, scoviamo le radici dei molti malesseri contemporanei.

Detto questo, non c’è molto da aggiungere, se è vero che al lettore intelligente ogni scrittore sa ben presentarsi da solo.

f.s.

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Storie ed eventi storici n.4 (a cura di Francesco Sasso)

Il quadro del pittore fiammingo Jan Vermeer, conosciuto con il titolo di Il geografo, ci permette di focalizzare con estrema efficacia il campo di indagine della geografia. Intanto, può dirci che la geografia è una disciplina contemporaneamente frutto dell’osservazione appassionata oltre che attenta del mondo che ci circonda e della traduzione di quell’osservazione in mappe, carte, raffigurazioni, tramite codici e strumenti di misura e di rappresentazione.

Nel quadro di Vermeer il geografo sta lavorando nel suo studio, ma è colto dal pittore con la testa alzata e lo sguardo rivolto oltre la finestra, da cui proviene la luce che illumina la stanza: la luce che il mondo reale getta sul lavoro scientifico della geografia, rendendolo vivo. Insomma, il geografo lavora molto nel proprio studio ma è anche proiettato fuori, come se viaggiasse nel Pianeta che si è dato il compito di descrivere.

f.s.

Storie ed eventi storici n.3 (a cura di Francesco Sasso)

È difficile stabilire con certezza quando l’uomo compare sulla terra, anche perché l’uomo, come lo vediamo noi oggi, è il risultato di una lunghissima e graduale trasformazione della specie umana (evoluzione) partita alcuni milioni di anni fa dall’Australopiteco africano, un ominide riconosciuto dagli scienziati come specie umana, che, fin dall’origine, lo differenziavano dalle scimmie antropomorfe. In un arco di tempo calcolato intorno ai tre milioni di anni, l’ominide modificò gradualmente alcuni dei suoi caratteri fisici originari: la posizione eretta e la locomozione bipede furono una conquista molto lenta ed ebbero come conseguenza una serie di modificazione della colonna vertebrale, degli arti inferiori e soprattutto di quelli superiori che si accorciarono; la mano, grazie al pollice opponibile, divenne uno strumento più duttile, adatta alle nuove esigenze del nostro progenitore. Osservate ora il pollice dei nostri ragazzi mentre scrivono sul proprio smartphone alla velocità della luce.

f.s.

Storie ed eventi storici n.2 (a cura di Francesco Sasso)

“Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati!”

Così ha scritto qualcuno (chi?) su questo muro durante la ritirata verso il Piave, esprimendo la speranza nella riscossa di un esercito e di un paese che vedevano seriamente messa in discussione la loro stessa sopravvivenza. Un richiamo al coraggio in un ambiente di rovine era ciò che rimaneva all’Italia nell’autunno del 1917 (e noi oggi?).

Un pezzo di muro resta in piedi e una scritta su di esso (di chi era quella casa?). Qui una storia chiama e un fotografo risponde (chi ha scattato la foto?).

f.s.

 

Storie ed eventi storici n.1 (a cura di Francesco Sasso)

L’uomo primitivo era in grado di dipingere o incidere animali e altre scene, per lo più di caccia, sulle pareti delle grotte, oppure su lastre di pietra o su ossi interi. L’uomo non dipingeva per abbellire le caverne: i suoi dipinti si trovavano infatti spesso sul fondo delle grotte, dove difficilmente potevano essere visti e ammirati. Gli studiosi pensano che l’uomo dipingendo o incidendo l’immagine poteva dominare sull’oggetto raffigurato: infatti erano frequentemente rappresentati gli animali (bovini, cavalli, cervi, camosci ecc.) prede dell’uomo e suoi mortali nemici. Inoltre gli animali rappresentati hanno segni che possono sembrare ferite; ritraendo l’animale ferito, l’uomo primitivo si augurava, dunque, di rendere meno pericolosa e più abbondante la caccia. Da qui l’origine dell’arte e della poesia.

f.s.

Remainders n.19: Johann Wolfgang Goethe, “Le affinità elettive”

Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive

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di Francesco Sasso

Ne Le affinità elettive (1809) il poeta studia il problema della coppia umana ed applica ad un caso morale il principio chimico delle affinità. Il matrimonio felice tra Eduard e Charlotte si incrina con l’arrivo al castello di due giovani, Ottillie (protetta da Charlotte) e il Capitano (amico di Eduard). Giorno dopo giorno i rapporti tra i personaggi paiono evolversi secondo dinamiche simili a quelle che si verificano tra gli elementi chimici: Charlotte è attratta dal Capitano, Eduard da Ottillie.

Il romanzo, che tratta delle vicende di due coppie, ripropone le questione del conflitto tra responsabilità etica e soddisfazione della passione. Una delle due coppie trova la forza morale per la rinuncia, mentre l’altra si abbandona al sentimento e si rende quindi colpevole. L’opera si oppone al Werther, poiché se Ottillie si lascia morire di fame, non lo fa come vittima di una passione romantica, bensì per un’espiazione volontaria che la santifica.

f.s.

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La letteratura d’evasione (II): la nascita di nuovi generi

La letteratura d’evasione: nascita di nuovi generi.

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di Francesco Sasso

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Lo scrittore , non più mantenuto nelle corti, o da ricchi mecenati, come era accaduto ancora fino al Settecento, si mantiene attraverso la vendita dei suoi romanzi oppure esercitando il giornalismo, mentre l’attività letteraria tende a diventare una professione vera e propria.

In Inghilterra e in Francia gli editori abbassano fortemente il prezzo dei libri, stampando edizioni economiche. Inoltre si assiste alla nascita di piccole biblioteche individuali e familiari. All’interno di questi processi, le opere dotte rimangono interne a una circolazione molto ristretta, mentre i generi di successo come il romanzo hanno un mercato molto largo.

Alcuni dei romanzi più amati dai lettori di massa venivano da tradizioni antiche: le storie di cappa e spada, ambientate nel Medioevo, erano la continuazione del romanzo storico ottocentesco; in Italia, i romanzi di Salgari derivano dalla tradizione del romanzo esotico settecentesco. Molti altri generi, invece, hanno cominciato ad affermarsi proprio a partire dalla fine dell’Ottocento e godono ancora di grande fortuna.

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La letteratura d’evasione (I): le origini.

La letteratura d’evasione: le origini.

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di Francesco Sasso

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La letteratura d’evasione nasce a partire dalla metà dell’Ottocento, quando si diffuse, prima in Francia e poi nel resto d’Europa, un nuovo genere letterario: il romanzo d’appendice o feuilleton. Si tratta di romanzi pubblicati a puntate nelle pagine finali, in appendice appunto, o nei supplementi dei quotidiani. All’inizio non si trattò di un genere distinto dalla narrativa tradizionale: a dispense o in appendice furono pubblicate anche opere di autori come Balzac o Hugo. Tuttavia ben presto, per le caratteristiche che una narrazione di questo tipo andava assumendo, vi si dedicarono scrittori sempre più specializzati: Eugène Sue, autore dei Misteri di Parigi, e Alexandre Dumas, autore dei Tre moschettieri e del Conte di Montecristo, sono forse da considerarsi i più noti e amati dal pubblico dei lettori.

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Che fare, dunque? [In memoria]

di Francesco Sasso

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Ho atteso giorni prima di prendere la parola in rete. Non riesco qui a esprimere il mio sentimento per la perdita di Giuseppe. Abbiamo lavorato insieme costantemente, giorno dopo giorno, per dodici anni nelle redazioni delle riviste “Retroguardia” e “La poesia e lo spirito”. Mi mancheranno le email quotidiane, il dibattito privato sui libri che gli autori o gli editori ci inviavano… non voglio aggiungere altro perché desidero rispettare la natura riservata di entrambi, mia e di Giuseppe.

Mi vengono in mente le parole di Meister Eckhart: “ È per questo che siamo resi perfetti da quanto ci succede e non da quanto facciamo”.

Che fare, dunque? Continuare il lavoro critico su RETROGUARDIA è difficile, la perdita del prof. Panella impone, per prima cosa, una scelta di fondo: continuare il lavoro o chiudere la rivista? La mia preferenza va, sempre più decisamente, a questa seconda scelta, per una folla di motivi che sono, tutt’assieme, culturali e morali, tecnici e sentimentali. Altra possibilità è quella di trasformare RETROGUARDIA in un’altra cosa, come la vita ci impone di fare.

L’attività svolta in rete sulle pagine di RETROGUARDIA ha coinvolto tanti singoli processi (scrittori, editori, critici, lettori), anche se alcuni sembrano contrapposti, e questo ha contribuito a una buona maniera di fare critica letteraria (secondo me). Nell’andar via, Giuseppe ha lasciato a noi una pista da seguire. Ora dipende da noi, lettori e collaboratori di RETROGUARDIA, convalidare o negare quella pista.

Cari amici, caro Giuseppe: grazie.

Francesco Sasso

Remainders n.18: Silvio Pellico, “Le mie prigioni”

Silvio Pellico, Le mie prigioni, Ed. Mursia, 1981, pp. 226.

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di Francesco Sasso

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Silvio Pellico (1789-1854), autore della Francesca da Rimini e di parecchie altre tragedie, aderente alla Carboneria, fu arrestato e condannato a morte, ma poi inviato allo Spielberg, dove maturò quel suo splendido libro, Le mie prigioni, che pubblicò due anni dopo la liberazione dal carcere. In carcere per dieci anni, l’autore ritrova la fede cattolica.

L’esperienza di dieci anni di carcere politico è decisiva per il nuovo orientamento spirituale del Pellico (si converte la fede cattolica), ma anche per il suo destino di artista, giacché dal racconto di essa derivò il capolavoro della letteratura memorialistica del nostro primo Ottocento: Le mie prigioni.

Le mie prigioni, pubblicato a Torino nel 1832 e poi accresciuto di dodici nuovi capitoli nell’edizione francese del 1843, non nacquero dal proposito polemico di segnalare all’esecrazione del mondo civile la tirannia austriaca e la barbarie dei suoi sistemi carcerari, e neppure mossero dall’intento di fare del recluso dei “Piombi” e dello Spielberg un’esemplare figura di martire ed eroe, ma ebbero per fine quello di edificare religiosamente il lettore attirandolo sulla vicenda di un’anima che dall’esperienza del dolore s’innalza alla conquista della fede e s’apre umanamente alla comprensione e al perdono. Da qui il respiro pacato del racconto, e quella luce mite e serena che avvolge anche i suoi tratti più mesti e li colora di una trepida speranza cristiana. È da questi processi che deriva il rilievo umano e poetico delle figure di Schiller, della Zanze, di Maddalena, del piccolo sordomuto, di Maroncelli, e dell’Orboni. Continua a leggere

Serena Vitale, “Il defunto odiava i pettegolezzi”

Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi, 2015, Adelphi, pp. 284, €19

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di Francesco Sasso
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È lavoro raffinatissimo, dato da un ingegno e una esperienza letteraria come quelli di Serena Vitali. Il libro è allo stesso tempo un romanzo giallo, un saggio letterario, un’inchiesta giornalistica su Vladimir Vladimirovič Majakovskij, un saggio sociologico e storico. L’autrice ha scavato di buona voglia tra libri del poeta, le testimonianze dei contemporanei, i giornali dell’epoca, i documenti riemersi dagli archivi dopo il 1991, i verbali degli interrogatori, i «pettegolezzi» raccolti da informatori della polizia politica, i saggi letterari, le autobiografie dei protagonisti. Ha scovato incongruenze, bugie, mezze verità. Ha ipotizzato, immaginato, confutato.

Tutto ha inizio il 14 aprile 1930. Vladimir si suicida con uno sparo al cuore nella sua camera a Mosca. Con lui nella stanza c’è la sua amante Nora. Accorrono vicini, spie, amici e curiosi. La stanza si riempie. Da qui iniziano le bugie, gli omissis, nasce la leggenda e il mistero. Per alcuni la ragione della fine è da ricercare nella vita privata del poeta, altri ipotizzano la sifilide; alcuni riferiscono che Majakovskij era oppresso dalle tasse. Dal racconto emergono protagonisti affascinanti e terribili: i coniugi Brik (Lili e Osip), Veronika Polonskaja (Nora), Tat’jana Jakoleva e, naturalmente, Majakovskij. Su di essi aleggia la fosca vita ai tempi dell’Unione Sovietica.

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Stefano Lanuzza, “Il bosco, il mondo, il caos”

Stefano Lanuzza, Il bosco, il mondo, il caos, Stampa Alternativa, 2015, pp.91, € 10

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di Francesco Sasso
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Il bosco, il mondo, il caos di Stefano Lanuzza è strutturato come un zibaldone ed accoglie una vasta materia di pensieri, impressioni, notizie dal mondo, riflessioni letterarie. Il sottotitolo dell’opera è “come un romanzo”, ossia la narrazione dell’io si scioglie nella storia del mondo alla deriva del caos. Stefano Lanuzza formula in testi brevi e densi l’osservazione disincantata dei comportamenti umani. Forma cara ai “moralisti classici”, scrittura per frammenti “che si staccano come foglie vive dal grande album dell’esperienza” come ha scritto Giovanni Macchia.
Un inventario, quello di Lanuzza, alleggerito dall’ironia, mentre nella sezione “il bosco” troviamo impennate poetiche e suggestioni esistenziali.

f.s.

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Luigi Milani, “Un altro futuro”

Luigi Milani, Un altro futuroLuigi Milani, Un altro futuro, Edizioni Scudo, 2016, pp.121

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di Francesco Sasso

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Un altro futuro di Luigi Milani, edito da Edizioni Scudo, è una raccolta di racconti fantastici e di fantascienza. In questo libro troviamo tutto: guerre che distruggono la Terra, società governate da robot, viaggi spaziali, esplorazione dello spazio e la sua colonizzazione, invasioni di alieni, viaggi nel tempo, dimensioni parallele, realtà virtuali, intelligenze artificiali. Insomma, Milani recupera tutto l’armamentario della fantascienza. Pagine oneste in cui il cultore del genere trova casa.

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Remainders n.17: Miguel de Cervantes Saavedra , “Don Chisciotte della Mancia”

Don Chisciotte della ManciaMiguel de Cervantes Saavedra , Don Chisciotte della Mancia

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di Francesco Sasso

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Miguel de Cervantes Saavedra è l’autore del Don Quijote, unito alla sua creatura in un binomio indissolubile, quasi una persona sola, è la grande figura, l’emblema della letteratura spagnola, l’immagine stessa della Spagna.

Per quanto nulla di certo si sappia sulla data di composizione del Don Chisciotte si può ritenere che la trama ne sia stata abbozzata, forse come novella, durante uno dei periodi trascorsi dall’autore nelle carceri di Andalusia. Quando Cervantes giunse a Valladolid nel 1603, la prima parte del Don Chisciotte era terminata; il libro fu pubblicato nel 1605 ed ebbe successo immediato. Nel 1614 ne erano già state stampate otto edizioni; questa larga diffusione spinse uno scrittore rimasto anonimo a pubblicare con lo pseudonimo di Alonso Fernàndez de Avellaneda una grossolana continuazione delle avventure di Don Chisciotte. A questo falso va riconosciuto di aver spronato il Cervantes a completare ed a pubblicare l’autentica continuazione delle avventure dell’ingenioso hidalgo, che, pubblicate nel 1615 a Madrid, immediatamente spegnevano la facile ilarità suscitata dal misterioso Avellaneda.

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Luca Buonaguidi, “India. Complice il silenzio”

Luca Buonaguidi, IndiaLuca Buonaguidi, India. Complice il silenzio, postfazione di Giulia Niccolai, Italic, 2015, pp.64, € 10

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di Francesco Sasso

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India – complice il silenzio è un diario di viaggio in versi scritto nel 2013 da Luca Buonaguidi durante i cinque mesi in cui ha attraversato Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. India – complice il silenzio è dunque la testimonianza di un’esperienza spirituale, è un album fotografico in bianco e nero.

«Sono felice. / Potrei aggiungere altri dettagli / ma la felicità sta nel toglierli.» (pag 41)

Leggendo questa raccolta poetica di Luca Buonaguidi ho pensato che altro è vedere e altro è udire. E soprattutto altro è vedere e udire per gli altri, e altro è vedere e udire tutto per me, esclusivamente per me. Nel primo caso io sono uno spettatore e un ripetitore di ciò che vedo e odo, ma se questo mi dà gioia, è una gioia che è, dirò così: eterna.

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Tommaso Pincio, “Hotel a zero stelle”

Tommaso Pincio, Hotel a zero stelleTommaso Pincio, Hotel a zero stelle, Ed. Laterza, 2011, pp.236, € 12

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di Francesco Sasso

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Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio: libro a metà strada tra autobiografia romanzata e saggio di letteratura. Tommaso Pincio è il portiere che ci invita ad entrare in un Hotel scalcinato le cui stanze sono occupate da scrittori e pittori che hanno contato nella sua vita. Ad ogni piano, in ogni stanza uno scrittore che dà il via ad un discorso più vasto. I motivi principali del discorso di Pincio sono: il problema della realtà, il rapporto tra realtà e letteratura, tra identità e menzogna. Nel complesso, il volume si segnala per la profondità e la chiarezza del discorso, l’ironia e la competenza letteraria dello scrittore. Un libro strano, senza dubbio ingegnoso, che sul primo colpisce per la fitta abilità di collegare la vita privata con la grande letteratura.

f.s.

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Alessandro Salvi, “Santuario del transitorio”

Alessandro Salvi, Santuario del transitorioAlessandro Salvi, Santuario del transitorio, L’arcolaio, 2014, pp. 61, € 11,00

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di Francesco Sasso

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Santuario del Transitorio di Alessandro Salvi (1976, Pola- Croazia) è una raccolta poetica articolata in tre sezioni, la prima della quale dà il titolo alla raccolta, la seconda si intitola Madrigali eroici, la terza sezione è Ladro di Tamerici. È una raccolta di sonetti, madrigali, sestine in cui Salvi illustra il transitorio: «Io vi parlo da questa / inospitale zona del sentire»

Questi componimenti hanno, qua e là, spunti di felice intuizione paesaggistica, scatti di ebbrezza panica e squisite modulazioni di ritmo.

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Ezio Raimondi, “Le voci dei libri”

Ezio Raimondi, Le voci dei libriEzio Raimondi, Le voci dei libri, a cura di Paolo Ferrantini, Il Mulino, 2012, pp.113, € 13,00

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di Francesco Sasso

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Ho sempre avuto una particolare predilezione per le (auto)biografie degli scrittori e critici letterari ed è probabile che ciò si debba ad una forma di pudore che ho verso le mie vicende personali. Non riuscirei mai a scrivere di me, questo perché ho un tarlo che mi direbbe “A chi interessano i tuoi andirivieni sentimentali o culturali? A chi può interessare la tua vita quotidiana?”. Pur tuttavia, leggo con piacere le (auto)biografie altrui, forse con l’intenzione di scovare una qualche affinità elettiva oppure perché i libri di memorie sono ingannevoli giustificazioni. Immagino di non essere l’unico ad avere un tale orizzonte di attesa.

Negli ultimi anni sono usciti fiumi di autobiografie e libri di memorie di rilevanti critici italiani. Ricordo qui, per esempio, Giulio Ferroni e il suo La passione predominante. Perché la letteratura.

Le voci dei libri di Ezio Raimondi è uscito nel 2012 e costituisce un momento di riflessione sui libri letti e sull’amicizia, un semplice punto di passaggio e di congiunzione tra passione intellettuale e lo scorrere dell’esistenza, al di sopra del complesso lavoro critico e filologico del Nostro.

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Giuliano Petrigliano , “Poesie inutili”

Giuliano Petrigliano , Poesie inutiliGiuliano Petrigliano , Poesie inutili , 2015 Matisklo Edizioni, eBook, 2,99 €

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di Francesco Sasso

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Giuliano Petrigliano, classe 1991, originario di Policoro, da qualche mese romano d’adozione. Cantautore di formazione, Petrigliano esordisce con Poesie inutili“.

Una vena d’ironia scorre per tutta la raccolta. E’ un’ironia spiegata in una vasta gamma di toni: ora sottile e segreta, al punto che le sue liriche sembrano carezze; ora scoperta nel franco riso canzonatorio; ora contratta e illividita nell’indignazione e nel sarcasmo. È un’ironia morale, raramente compiaciuta, di sé. Unico appunto: troppe poesie, alcune realmente inutili.

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Marino Magliani, “Soggiorno a Zeewijk”

Marino Magliani. Soggiorno a ZeewijkMarino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, Amos edizioni, 2014, pp.169, € 14

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di Francesco Sasso

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Marino Magliani è autore di un affascinante libro che contiene brani profondi dedicati alla città d’adozione e a quella di nascita. Il testo è soprattutto l’indagine penetrante e sofferta dell’autore stesso e dei luoghi dell’anima, le sue passeggiate a Zeewijk, lo scrutare attraverso le finestre la vita degli olandesi o nella memoria del cuore. L’autore è un creatore di miti, basati sulla stretta osservazione della vita e ispirati da un appassionato amore per i luoghi. Magliani è autore completo, leggero, lirico, indagatore dei conflitti più intimi.

Il ritmo della narrazione è generalmente agile e franco: la lingua semplice, affabile e senza fronzoli di compiaciuta letteratura; certi scorci paesaggistici, e più ancora certe macchiette, rivelano lo scrittore esperto a selezionare e a dosare linee e colori; qualche personaggio – come Pier Van Bert – è invenzione felicissima e ritratto vitale.

f.s.

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Andrea B. Nardi, “Ali”

Andrea B. Nardi, AliAndrea B. Nardi, Ali, Parallelo 45 edizioni, 2014, pp. 204, € 12

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di Francesco Sasso

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L’esistenza di Dio, la sua azione creatrice e provvidenziale, la legge morale, l’esistenza del Male sono tutte verità alle quali la ragione umana può giungere da sola? Cosa accade se un arcangelo inizia a dubitare dell’esistenza di Dio? Se quelle verità sono in balia del Male e Dio tace da lungo tempo, allora non resta che ribellarsi? La storia raccontata da Andrea B. Nardi, Ali, è umana nella sostanza e soprannaturale per il modo di comunicarla. Nardi racconta le vite parallele di arcangeli e cherubini nella New York senza tempo prima dell’attentato alle Torri Gemelle.

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Remainders n.16: Giorgio Bassani, “Il giardino dei Finzi-Contini”

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-ContiniGiorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Mondadori, 1991, pp.241.

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di Francesco Sasso

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Giorgio Bassani, nato a Bologna nel 1916 da famiglia ebrea ma vissuto fino al 1943 a Ferrara, intraprende gli studi classici, poi conclusasi con la laurea in Lettere all’Ateneo bolognese. Subì, come molti altri intellettuali di origine ebraica, a persecuzione del Regime.

Poeta e romanziere, una delle sue opere più bella è Il giardino dei Finzi-Contini (1962), che qui ricordiamo a oltre cinquant’anni dalla pubblicazione. In questo libro il prevalere della componente intimistica non esclude l’impegno etico-civile, che, precisandosi nella condanna della violenza razzistica, fa qui da sottofondo al racconto della vicenda ambientata in una comunità israelitica al tempo della dittatura fascista. Per questo motivo, Ermanno e Olga Finzi-Contini, ebrei ricchi e da tempo estraniatesi dalla vita comunitaria ebrea di Ferrara, decidono di aprire il proprio parco, con annesso il campo da tennis, ad alcuni giovani scacciati da un circolo tennistico dopo le leggi razziali. Fra questi giovani c’è l’io narrante e i figli del padrone di casa, Alberto e Micòl.

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Remainders n.15: Italo Calvino, “Il sentiero dei nidi di ragno”

calvino-Il sentiero dei nidi di ragnoItalo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

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di Francesco Sasso

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Nella prima opera – Il sentiero dei nidi di ragno – Calvino si ispirò alla materia della lotta partigiana; ma affidò il ruolo di protagonista non ad un eroe positivo, bensì ad un bizzarro e scanzonato ragazzo, Pin; il quale, venuto in possesso di una pistola (l’ha sottratta ad un tedesco che sua sorella, una prostituta, stava intrattenendo) decide, per puro gusto d’avventura, di unirsi ad una brigata di partigiani sbandati, mossi da istinti primitivi e da pulsioni elementari, e vive con essi una serie di vicende picaresche, nel corso delle quali scopre non le ragioni etico-politiche della Resistenza, ma i messaggi favolosi della natura. La scelta di un siffatto protagonista e l’assunzione della sua ottica di fanciullo consentirono a Calvino di evitare le retoriche solennità di certa agiografia resistenziale e di liberare una sua autentica vena favolistica. Tuttavia, non tutto il libro respira nella dimensione del favoloso: alle pagine aeree che dicono gli stupori di Pin lungo i “sentieri” delle sue scoperte, si accompagnano pagine appesantite da materia non risolta di ipoteca neorealista.

f.s.

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Remainders n.14: Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”

i promessi sposiAlessandro Manzoni, I promessi sposi

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di Francesco Sasso

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Alessandro Manzoni (1785-1873) nasce a Milano dal conte Pietro e da Giulia Beccarla, figlia di Cesare. Della vita del Manzoni sappiamo molto e tante sono le biografie a riguardo. Eppure egli è forse uno degli scrittori italiani in cui è più difficile ricostruire la vita interiore.

Tra il 1821 e il 1823 il Manzoni attese alla stesura del suo romanzo storico I promessi sposi, che, unendo fantasia e storia, rispondeva ai canoni dell’arte romantica e, sempre nel ’23, scrisse la Lettera sul romanticismo per rispondere al marchese Cesare d’Azeglio, che si stupiva del fatto che un grande poeta come lui aderisse alla scuola romantica; nel 1827 pubblicò il suo capolavoro, che però rivide accuratamente negli anni successivi per dargli la miglior forma linguistica e che ripubblicò in forma definitiva a Milano, in dispense, dal 1840 al 1842.

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Francesco Casali, “Niente da nascondere” & “Quello che resta”

Francesco Casali, Niente da nascondereFrancesco Casali, Quello che resta

Francesco Casali, Niente da nascondere, pref. Gustavo Pietropolli Charmet, Koi Press, 2012, pp. 297, €13. Francesco Casali, Quello che resta, pref. Mihai Mircea Butcovan, fotografie di Elisa Ielli Colombo, Koi Press, 2013, pp. 305, €12

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di Francesco Sasso

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Francesco Casali è un educatore professionale, lavora con soggetti a rischio di emarginazione e con problematiche psichiatriche e di tossicodipendenza. Ma Casali è anche autore di due libri interessanti in cui la forma del saggio s’intreccia con quella narrativa, l’autobiografia con la fantasia. I titoli: Niente da nascondere (2012) e Quello che resta (2013).

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Sigrid Undset, “Vita di Sant’Halvard”

Sigrid Undset, Vita di Sant’HalvardSigrid Undset, Vita di Sant’Halvard, a cura di Marco Tornar,  Solfanelli, 2013, pp.77, € 8

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di Francesco Sasso

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Questo che ho sott’occhi è un breve romanzo godibilissimo. Ha per sfondo il medioevo nordico dove l’esistenza è immersa nella violenza e nelle nebbie del tempo. La scrittrice è Sigrid Undset (1882-1949) la quale, dopo alcuni romanzi di uno sconsolato realismo riguardanti per lo più i problemi delle donne della borghesia, come Jenny, compose dei vasti romanzi epici evocanti la Norvegia cattolica del medioevo, fra cui il suo capolavoro, la trilogia storica Kristin Lauransdatter. Convertitasi al cattolicesimo, nelle sue ultime opere affronta soprattutto problemi religiosi ed etici.

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Stéphane Mallarmé e l’esistenza dell’Ideale

Stéphane Mallarmédi Francesco Sasso

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Stéphane Mallarmé (1842-1898) esordì fra le file dei parnassiani di cui conservò anche in seguito il rispetto per la rigorosa versificazione. Nel suo famoso salotto di rue de Rome, in cui si riunivano i giovani poeti, predicò l’importanza del mondo delle idee e dell’esistenza di un ideale, combattendo gli errori di un’età scientifica: la poesia non deve essere incatenata dall’uso delle parole nel loro contesto usuale, l’immagine statica cara ai parnassiani deve essere liberata da un’idea fuggevole o anche dall’assenza, e l’immagine deve essere solo evocata da corrispondenti analogie. Ciò tuttavia non significa alcuna libertà soggettiva, in quanto tali analogie simboliche sono fissate in base ad un rigoroso soggettivismo, la cui ricerca è l’aspirazione e insieme il dramma costante di Mallarmé.

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Zena Roncada, “Margini”

Zena Roncada, MarginiZena Roncada, Margini, Pentàgora, 2013, pp.170, € 12,00

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di Francesco Sasso

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I racconti di Margini sono storie folgoranti, miniature, quadretti. Sono storie di argini e margini, storie brevi come la vita, storie del Novecento italiano, pare un romanzo collettivo; ma pur storia non mia a guardarla fino in fondo, storia di molti del secolo scorso, storie di contadini in verità dispersi da cinquant’anni a questa parte, storie che scorrono lungo il fiume Po.

Storie che si riassumono così:

 

«Le avessero chiesto dov’era il paradiso, si sarebbe fatta il segno della croce, poi avrebbe detto Qui. Qui era una fetta di terra sfragolona. Grassa e scura. Si apriva a zampa di gallina: una strada per ogni grifa. A un crocevia di venti e di speranze» (Paradisi, p.31)

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Remainders n.13: Nicolò Machiavelli, “Il Principe”

Machiavelli, Principedi Francesco Sasso

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Le tristi condizioni politiche dell’Italia sul finire del secolo XV favoriscono il sorgere della scienza politica, alla quale Machiavelli legò la sua fama. Nato a Firenze nel 1469, scrisse Il Principe, opera nella quale, per usare le sue stesse parole «che cosa è principato, di quali spezie sono, com’è si acquistano, com’è si mantengono, perché si perdono». Il principe dovrà, per mantenere il potere, costituirsi prima di tutto un forte esercito, ostentare il culto della virtù, ma essere pronto a sacrificarla, se necessario, all’interesse dello Stato, essere avaro e non generoso, più spesso crudele che clemente, prudente al punto da saper anche mancare la parola data, ma conservare sempre l’apparenza della moralità: il mondo giudica solo dai risultati e se questi sono buoni passano in seconda linea i mezzi con cui si sono ottenuti.

 

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Lucette Destouches, Véronique Robert, “Céline segreto”

Lucette Destouches, Véronique Robert, Céline segretoLucette Destouches, Véronique Robert, Céline segreto, trad. Di Maruzza Loria, a cura di Francesco Piga, Lantana ed., 2012, pp.140, € 14,50.

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di Francesco Sasso

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Libro interessante e bello questo su Céline scritto da Lucette Destouches e Véronique Robert, pubblicato da Lantana. Per chi non lo sapesse, Lucette Destouches è l’ultima moglie dello scrittore francese: chi meglio di lei può raccontarci il Céline privato? Lucette Destouches nasce nel 1912, promettente ballerina e poi insegnante di danza, sposa Céline nel 1943. Dopo un breve periodo trascorso a Parigi e le tragiche peregrinazioni in Germania e in Danimarca, i due coniugi tornano in Francia nel 1951 a Meudon, dove vivono in completa solitudine. Lucette Destouches ha quasi novant’anni quando una sua allieva, Véronique Robert, decide di trascrivere i loro colloqui.

 

Il libro esordisce così:

 

«Dalla morte di Louis, la vita non mi interessa più. È come se con lui avessi nuotato in un fiume puro e trasparente, e adesso senza di lui mi ritrovassi in un’acqua sporca e fangosa. Siamo stati solo noi due e nessun altro per venticinque anni. Lui mi proteggeva da tutto e io gli ho dato tutto. […] Era la storia di Céline, non la mia, ma da questa vita io sono uscita bruciata» (p.13)

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Marina Pizzi, “Un gerundio di venia” & Marina Pizzi, “La giostra della lingua il suolo d’algebra”

Marina Pizzi, Un gerundio di veniaMarina Pizzi, La giostra della lingua il suolo d’algebra

Marina Pizzi, Un gerundio di venia, postfaz. Alessandro Baldacci, Oèdipus, 2012, pp.44, € 8,00. Marina Pizzi, La giostra della lingua il suolo d’algebra, Prefaz. Alessandra Pigliaru, Postfaz. Enzo Campi, Smasher edizioni, 2012, pp.141, € 13,00

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di Francesco Sasso

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Sebbene queste note non pretendano a nessuna completezza, ci pare ingiusto passare sotto silenzio i due ultimi libri di Marina Pizzi: Un gerundio di venia (Oèdipus, 2012) e La giostra della lingua il suolo d’algebra (Smasher edizioni, 2012). L’impressione che si prova a leggere questi due volumi è di vedere confluire in essi e cristallizzarsi l’esperienza intima del poeta. Ho già scritto in una precedente recensione come l’Opera della Pizzi è un work in progress disperso in libri e e-book vari. Nella sua postfazione a La giostra della lingua il suolo d’algebra, Enzo Campi ha benissimo caratterizzato lo spirito con il quale Pizzi colleziona libri:

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Mariangela De Togni, “Frammenti di Sale”

Mariangela De Togni, Frammenti di SaleMariangela De Togni, Frammenti di Sale, Fara Editore, 2013, pp.56, € 11

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di Francesco Sasso

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Mariangela De Togni è nata a Savona, è suora orsolina e studiosa di musica antica. Ha pubblicato undici sillogi, l’ultima dal titolo Frammenti di Sale (Fara Editore).

In questo ultimo volume troviamo tutta la gamma dei più vivi sentimenti, dalla passione religiosa ai tormenti del ricordo, alla gioia della solitudine, illuminata dalla fiduciosa attesa di Dio che rendono queste pagine comunicative.

«Alte cime guardano / con occhi di neve e sole, / ancora alte nella loro brevità / di cielo e arrese, / alla lentezza profumata / dell’autunno» (AUTUNNO, p.23)

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Felice Muolo, “L’amore è scavalcare un muro” e “I desideri si pagano”

Felice Muolo, I desideri si paganoFelice Muolo, L’amore è scavalcare un muro

Felice Muolo, L’amore è scavalcare un muro ( Lulu.com, 2013) e I desideri si pagano (Lulu.com, 2013).

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di Francesco Sasso

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I romanzi di Felice Muolo sono trame tessute da fili, conti i fili e nessuna trama è strappata. Sono libri un pochetto educati, con un graduato dosaggio di garbata ironia. L’amore è scavalcare un muro e I desideri si pagano sono libri che si leggono d’un fiato, ma io credo che la maggior simpatia andrà a L’amore è scavalcare un muro.

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Caterina Davinio, “Il libro dell’oppio”

Caterina Davinio, Il libro dell’oppioCaterina Davinio, Il libro dell’oppio, postfaz. Mauro Ferrari, Puntoacapo ed., 2012, pp.166, €16

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di Francesco Sasso

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Nella Nota dell’autrice leggiamo: «Infatti, questo libro è rimasto inedito, ed oserei segreto, per più di un ventennio, raccoglie poesie che risalgono a una ormai remota e turbolenta gioventù, scritte tra i diciassette e i trentadue anni. I componenti sono disposti in successione non cronologica. Il libro dell’oppio è parte di un’ampia raccolta quasi interamente inedita: Fatti deprecabili, che contiene oltre quattrocento liriche e testi di performance dal 1971 al 1997».

 

«Era sempre giorno / vicino alla stazione. / Tutti andavano a comprarsi l’amore / e i sogni / sotto l’insegna blu. / C’era l’amore di velluto nero / quello perverso con finimenti di cuoio / quello con occhi da cerbiatta / e si vendeva l’amore bianco / cui tutti erano fedeli» (Hauptbahnhof, p.47)

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Rosa Salvia, “Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria”

Rosa Salvia, Mi sta a cuore la trasparenza dell’ariaRosa Salvia, Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, introd. Gabriele Fantato, postfaz. Luca Benassi, La vita felice ed., 2012, pp.80, €12

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di Francesco Sasso

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Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria (La Vita Felice, 2012) è il titolo dell’ultima raccolta di poesie di Rosa Salvia. Il titolo della raccolta riprende il primo verso dell’omonima poesia iniziale:

 

«Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria. / E’ dolce raccoglierla come la porzione / estrema di un destino comune / quando il mare gonfia lento, / si pavoneggiano le vele / e il giorno si fa più leggero» (p.13).

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Giorgina Busca Gernetti, “Sette storie al femminile”

Giorgina Busca Gernetti, Sette storie al femminileGiorgina Busca Gernetti, Sette storie al femminile, Youcanprint, 2013, pp.67, € 10

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di Francesco Sasso

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Giorgina Busca Gernetti (Piacenza) ha pubblicato varie opere di poesia: Asfodeli (1998), La luna e la memoria (2000), Ombra della sera (2002), La memoria e la parola (2005), Parole d’ombraluce (2006), Onda per onda (2007), L’anima e il lago (2010). Tra queste opere poetiche fa capolino un piccolo volume di racconti dal titolo Sette storie al femminile (2013). I sette racconti compresi in questa raccolta erano stati pubblicati nel 2011 dall’Editore Puntoacapo nel Quaderno di prosa contemporanea intitolata Dedalus n.1, a cura di Ivano Mugnani.

Sette storie al femminile comprende dunque sei racconti e una lettera che offrono inediti risvolti di personaggi femminili.

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Rossano Astremo, “Con gli occhi al cielo aspetto la neve. Antonio Verri. La vita e le opere”

Rossano Astremo, Con gli occhi al cielo aspetto la neveRossano Astremo, Con gli occhi al cielo aspetto la neve. Antonio Verri. La vita e le opere, Manni, 2013, pp.116, € 13,00

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di Francesco Sasso

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Antonio Verri, nato nel 1949 e scomparso il 9 maggio 1993 in un incidente stradale, ha vissuto gran parte della sua vita a Caprarica di Lecce. Poeta e romanziere fra i più intelligenti e solerti animatori culturali del salento, caratterizzò la sua opera poetica come testimonianza di appassionato impegno linguistico pervenendo ad esiti di forte originalità artistica.

Il suo esordio di poeta è documentato dalla raccolta Il pane sotto la neve (Pensionante de’ Saraceni 1983), seguito poi da Il fabbricante di armonia: Antonio Galateo (Erreci edizioni 1985) e La Betissa (SudPuglia – Banca Popolare Pugliese 1987). Dopo la lunga parentesi quasi tutta lirica, Verri tenta la strada del romanzo sperimentale con l’ambizioso progetto di chiudere il mondo dentro un libro, ovvero scrivere un romanzo con dentro tutte le parole del mondo. Pubblica così I trofei della città di Guisnes (Il Laboratorio 1988), Il naviglio innocente (Erreci edizioni, 1990) e infine, uscito postumo, Bucherer l’orologiaio (SudPuglia – Banca Popolare Pugliese, 1995).

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Bruno Pischedda, “Scrit­tori pole­mi­sti. Paso­lini, Scia­scia, Arba­sino, Testori, Eco”

Bruno Pischedda, Scrittori polemisti Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, EcoBruno Pischedda, Scrittori polemisti. Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, Eco, Bollati Boringhieri, 2011, Torino, pp.338, € 18,50

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di Francesco Sasso

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Paso­lini, Scia­scia, Arba­sino, Testori, Eco: dalla presa in esame di que­sto gruppo di scrit­tori diver­sis­simi sul piano crea­tivo, Bruno Pischedda trae spunto per un pos­si­bile per­corso di rifles­sione intorno al pro­blema del “man­dato sociale dell’intellettuale”. Di fronte alle rovine morali e civili del nostro Paese, essi hanno preso la parola in pub­blico, spesso dia­lo­gando tra loro e con i let­tori dei mag­giori quo­ti­diani. L’interesse cul­tu­rale che essi susci­tano deriva, tra l’altro, dal fatto che la loro rifles­sione è debi­trice delle istanze intel­let­tuali etico-civili svi­lup­pa­tesi nel periodo post-bellico e che sono matu­rate nel clima della Resi­stenza. Come i loro padri intel­let­tuali, quindi, avver­ti­rono forte il biso­gno di usare lo stru­mento let­te­ra­rio come pun­golo cri­tico degli aspetti dege­ne­rati della società ita­liana. Inol­tre, come fa notare Pischedda, molte altre risul­tano essere le sug­ge­stioni cul­tu­rali che hanno ope­rato su di loro: dall’antropologia alla lin­gui­stica, dalla nou­velle histo­rie di Bloch e Feb­vre alla psi­coa­na­lisi di Lacan, dalla semio­lo­gia di Bar­thes al magi­stero di Fou­cault, dalla socio­lo­gia di Adorno alle rifles­sioni sulla cul­tura di massa agli studi di McLu­han. Risulta, per­tanto, ine­vi­ta­bile, secondo l’autore, che fra Paso­lini, Scia­scia, Arba­sino, Testori ed Eco ci sia una ete­ro­ge­neità di inter­pre­ta­zioni e di ana­lisi degli oggetti di volta in volta inter­ro­gati. Lo stu­dio di Pischedda tenta, allora, di rispon­dere a tre que­siti posti da lui stesso agli scritti pole­mici dei cin­que autori: «cosa esat­ta­mente dicono i pole­mi­sti tra­scelti, in che modo lo dicono e a quale titolo».

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Leonardo Bonetti, “A libro chiuso”

Leonardo Bonetti, A libro chiusoLeonardo Bonetti, A libro chiuso, opere di Ettore Frani, nota critica di Antonio Prete, Sigismundus Editrice, 2011, pp.69, € 11,00

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di Francesco Sasso

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Sarà appena necessario rammentare che l’autore Leonardo Bonetti, nato a Roma nel 1963, e passato attraverso tre anti-romanzi (Racconto d’inverno [2009], Racconto di primavera [2010], Racconto d’estate [2012], intraprende una nuova avventura letteraria: A libro chiuso. Il testo è commentato da alcune opere di Ettore Frani.

Ma qual è la sorte d’ogni libro chiuso? A questo interrogativo risponde Leonardo Bonetti. Lo scrittore romano ha così compilato in una lingua semplice ed elegante, una raccolta di meditazioni in cui si avverte una mirabile perfezione di rappresentazione che evoca e scrive, circoscrive cauto il mistero e misura tutto ciò che vuole evocare e dire.

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Leopoldo Lugones, “Racconti Fatali”

Leopoldo Lugones, Racconti FataliLeopoldo Lugones, Racconti Fatali, trad. Fabrizio Gabrielli, saggio di Camilla Cattarulla, Nova Delphi, 2012, pp.163, €9,00

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di Francesco Sasso

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Leopoldo Lugones (1874-1938), storiografo e saggista oltre che poeta, è iniziatore del movimento modernista in Argentina. Nel suo primo libro in versi Las montañas de oro canta con ritmo potente la sua speranza di un avvenire socialista. Tuttavia, nei primi anni del Novecento, Leopoldo Lugones abbandona l’ideologia socialista per quella nazionalista, tanto da individuare nel gaucho il mito che identifica la collettività argentina. Tra le opere di Lugones, vi segnalo Racconti Fatali, raccolta di racconti ascrivibili al genere fantastico, pubblicati nel 1924 e oggi tradotti in italiano da Fabrizio Gabrielli.

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Claudio Morandini, “A gran giornate”

Claudio Morandini, A gran giornateClaudio Morandini, A gran giornate, Ed. La Linea, 2012, pp.255, € 14,00

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di Francesco Sasso

A gran giornate è un’opera grottesca tirata giù con ingegno e con prodigiosa fantasia da uno scrittore dalle eccezionali abilità stilistiche. In A gran giornate ci sono personaggi vivi e scene bizzarre, anfratti di mistero e squarci di fantasia. Per fortuna è un’opera vagabonda e, nella trama, smarrita; che infine non è un romanzo e lo si può leggere come raccolta di racconti.

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Remainders n.12: La realtà dell’anima. Emily Brontë, “Cime tempestose”

Emily Brontë, Cime tempestose

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di Francesco Sasso

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L’altro giorno, mentre leggevo per puro svago masochistico il romanzo di un’autrice contemporanea la quale metteva in scena emozioni portatrici di idee semplici e di una monotonia di toni notevolissima, mi sono sorpreso a pensare che la realtà è troppo frammentaria per essere ricomposta in tal ghisa. E non so come, ad un tratto, dal nulla è emerso in me il ricordo di Cime tempestose, romanzo straordinario di Emily Brontë.

Adesso bisogna che vi spieghi perché Cime tempestose è un capolavoro di narrativa dove i temi del Romanticismo si fondono in una fiabesca sinfonia. E questo non è facile da spiegare. Come molte cose della Letteratura, bisogna intuirlo. Sarà bello se riesco a renderlo chiaro a me.

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Remainders n.11: Calpurnio Siculo, “Egloghe”

Calpurnio Siculo, Egloghe, trad. Maria Assunta Vinchesi, BUR, 1996

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di Francesco Sasso

Non sappiamo nulla della vita di Calpurnio Siculo, forse un letterato di umile condizione, che probabilmente dovette vivere durante i primi anni del regno di Nerone. Di lui ci sono rimasti sette egloghe, nelle quali viene celebrato il principato di Nerone, considerato come una nuova età dell’oro. Il poeta aspira ad ottenere la protezione dell’imperatore, e perciò non gli lesina le adulazioni. Tuttavia, l’anelito di una nuova era di pace e di giustizia me lo rendono caro, come pure un certo gusto coloristico e la propensione al patetico. La materia espressiva resiste al tempo e lo sforzo creativo di un lontano uomo di cui nulla ci è dato sapere, riprende a vivere dentro di noi.

f.s.

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ALLEGATI: Tradizione bucolica e programma poetico in Calpurnio Siculo. Saggio di Enrico Magnelli (pdf)

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Elias Lönnrot, “Kalevala”, a cura di Marcello Ganassini

Elias Lönnrot, Kalevala, a cura e traduzione di Marcello Ganassini, prefazione di Luigi G. de Anna, Edizioni Mediterranee, 2010, pp.378, € 24,50
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di Francesco Sasso

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La letteratura e la lingua finnica sono sorti con il distacco della Finlandia dalla Svezia nel 1809 e si è andata svolgendo accanto a quella di lingua svedese, manifestando un amore e un attaccamento alle tradizioni etniche che richiamassero l’identità nazionale. Con l’annessione della Finlandia alla Russia, che la trasformò in gran ducato autonomo, incominciò a farsi sentire il Romanticismo, stimolatore delle coscienze nazionali: il sentimento patriottico si insinuò in molte opere e s’intensificò la passione per il folklore.
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Chuck Kinder, “Lune di miele. Precauzioni per l’uso”

Chuck Kinder, Lune di miele. Precauzioni per l’uso, trad. Giovanna Scocchera, Fazi Editore, 2002, pp.386, € 16,00

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di Francesco Sasso

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Chuck Kinder viene oggi considerato tra i massimi narratori americani di fine Novecento. Non so se ciò sia vero. Tuttavia il romanzo Lune di miele è divertente e riesce a coinvolgere il lettore. Chuck Kinder esordisce con Shakehunter (1973) seguito da The Silver Ghost (1978). Poi per 23 anni si dedica alla stesura di Lune di miele, sino a ritrovarsi tra le mani un manoscritto di 3000 pagine non ancora concluso. E qui interviene l’amico Scott Turow per una revisione. Quest’ultimo riesce a ridurre il manoscritto a 900 pagine, dimezzate poi, ulteriormente, prima della pubblicazione. Per comprendere di cosa stiamo parlando, basta ricordate Michael Douglas nelle vesti di Grady Tripp, alias Chuck Kinder, in Wonder Boys, film tratto dal romanzo di Michael Chabon – ex allievo di Kinder stesso.

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