QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.37: Il sogno di una farfalla felice. La nuova lirica di Innocenza Scerrotta Samà in “Nel cerchio della rete”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Il sogno di una farfalla felice. La nuova lirica di Innocenza Scerrotta Samà in Nel cerchio della rete, Firenze, Polistampa, 2009

«Passò nel riquadro azzurro una fugace danza / di farfalle; una fronda si scrollò nel sole. / Nessuna cosa prossima trovava le sue parole, / ed era mia, era nostra, la vostra dolce ignoranza»

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)

 

1. La farfalla

Innocenza Scerrotta Samà ritorna alla sua produzione lirica. Era un ritorno atteso, certo necessario e del tutto improrogabile. Dopo l’ Afa d’agosto e la fresca cascata d’acqua che l’aveva cancellata in nome di una volontà di rigenerazione lirica, questo Nel cerchio della rete rappresenta, in ogni caso, un salto di qualità. Innanzitutto, il titolo: il cerchio, figura della perfezione assoluta, sogno di un raggiungimento divino mai effettuato e neppure possibile si sposa ai rettangoli furibondi della trappola vitale, della rete che costringe alle scelte e all’oblio.

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