Luis Sepúlveda, “La lampada di Aladino”

di Francesco Sasso

La raccolta La lampada di Aladino (TEA 2009) di Luis Sepúlveda si risolve in una serie di racconti che, per la fitta trama di riferimenti, di echi e di allusioni da cui sono legati fra loro e rispetto ad opere precedenti (ne La ricostruzione della Cattedrale c’è il ritorno del Vecchio che leggeva romanzi d’amore), costituiscono quasi una sorta di palinsesto dei temi cari allo scrittore cileno: i ricordi di gioventù, la passione politica, le storie degli uomini umili della Patagonia, l’esilio, il viaggio, la morte.

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Luis Sepúlveda, “L’ombra di quel che eravamo”

di Francesco Sasso

Diamo notizia della recente pubblicazione del romanzo L’ombra di quel che eravamo (Guanda 2009) di Luis Sepúlveda, opera che evidenzia la più viva rappresentazione dei problemi politici e le trasformazioni sociali della vita in Cile, utilizzando in modo ironico e disincantato i meccanismi del poliziesco.

Il romanzo si apre con la morte accidentale di un uomo vestito di nero con una pistola nella fondina. Il tizio è in strada sotto una pioggia incessante quando un vecchio giradischi, lanciato nel vuoto da una finestra, gli sfonda il cranio e l’uccide. L’assassino è una donna cilena che, durante una lite coniugale, ha cominciato a lanciar fuori della finestra gli oggetti prediletti del marito (giradischi, libri di letteratura sociale, dischi con i classici della canzone di protesta). Quest’ultimo, in gioventù, fu un invasato filocinese, ma con il passare degli anni, incalzato dalla delusione, si è trasformato in un indolente cultore di film americani con scarso amore per il lavoro. 

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“Cronache dal Cono sud” di Luis Sepùlveda

Cronache dal Cono sud, Luis Sepùlveda

di Francesco Sasso

Nel settembre del 1973 il colpo militare pose fine al regime democratico in Cile. Salvator Allende si tolse la vita e il generale Pinochet diede il via ad uno dei più feroci regimi totalitari. Nel 1990 Pinochet si ritirò a vita privata, ma l’intera società cilena è ancora nelle mani dei torturatori. Purtroppo bisognerà attendere l’elezione di Micelle Bechelet, nel 2006, per iniziare a sperare nella rinascita di una società civile dove le leggi garantiscono la sicurezza dei cittadini.

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“La frontiera scomparsa” di Luis Sepúlveda

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Recensione/schizzo

E’ un libro dolcemente ironico. Loùis Sepulveda racconta alcuni frammenti della vita del protagonista/alter ego, dal Cile all’esilio. Il libro inizia col ricordo del nonno anarchico che costringeva il nipote, protagonista del libro, a bere bibite e a mangiare molti ghiaccioli, così appena il bisogno di urinare arrivava, il nonno lo incitava a “farla” sui portoni di qualche chiesa. Quest’uomo è il punto di partenza e di arrivo nella vita del protagonista, il quale intraprende un lungo viaggio: dall’esperienza della prigionia e della tortura in Cile – racconti che sfiorano la dolorosa tonalità  del grottesco –  al lavoro in un campo a Cuba, dal tentativo di passare il confine tra Quiaca (Argentina) e Villazòn (Bolivia) all’arrivo a Puerto Bolìvar vicino Machala, a sud di Guayaquil, dove fa il professore in una università; fino al penultimo episodio dove il protagonista è “assoldato” dalla proprietaria de La Conquistad per scrivere un memoriale. Libro leggero e affilato.

f.s.

[Luis Sepúlveda, La frontiera scomparsa, Guanda, 1996, pp.128, € 11,00]