Critica della lettura di Vittorio Spinazzola

Una lettura feconda ci modifica, ci arricchisce:

<<Una via privilegiata per fuoriuscire dai limiti della prassi esistenziale consiste nell’aprire il campo dell’immaginazione. Ecco un modo agevolmente perseguibile per risanarci interiormente dei danni, delle frustrazioni accumulati giorno per giorno, ad opera non solo degli altri ma, quel ch’è peggio, di noi stessi. La finzione ci permette di vivere quante altre vite vogliamo, di provare emozioni che ci sono negate più pervicacemente: insomma di compiere, e di godere, un itinerario alla ricerca di un’identità diversa, più ricca, più bella perché sorretta da un rapporto ben più gratificante col mondo.>> (1)


Il processo ermeneutico richiede un atteggiamento di cooperazione critica del lettore, ad un tempo, atto di adesione e di distacco. Lettura di ricerca che <<mira a percepire e quindi valorizzare ciò che rende unico un testo, nell’inconfondibilità dei suoi tratti differenziali. È in quest’ottica che esso offre al lettore il piacere emozionante della scoperta, facendolo procedere dal noto verso l’ignoto, vale a dire l’inedito>> (2)

V. Spinazzola, Critica della lettura, Roma, Editori Riuniti, 1992.
(1) Ivi, pp.60 sgg
(2) Ivi, p.138
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