Walden or life in the woods (Walden o vita nei boschi) di Henry David Thoreau

Nel 2000 lessi Walden or life in the woods (Walden o vita nei boschi), scritto dal ribelle, anarchico e non molto ottimista Henry David Thoreau.

Il libro contiene la sua diretta e veritiera esperienza di due anni di vita in una capanna nella solitudine delle foreste e dei laghi e la sua filosofia ribelle nell’amara constatazione che gli uomini si rendono volontariamente schiavi conformandosi alle tradizioni e alla società (in verità, andando a vivere solo qualche miglio da Concord: non è necessario andar lontano, insomma).

Per lui, ritrovare la natura doveva significare non essere più “macchina” vuota, non vivere più in “quieta disperazione”, riscoprire “i fatti esenziali della vita” e la propria autenticità umana.

Il libro registra ogni dettaglio: da come costruire una capanna con pochissimi attrezzi a come gestire le risorse naturali. Descrive i ritmi più profondi della natura e dell’autoconsapevolezza del suo animo in simbiosi con le idee, gli oggetti, i sentimenti.

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiarne tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici; se si fosse rivelata meschina, volevo trarne tutta la genuina meschinità, e mostrarne al mondo la bassezza; se invece fosse apparsa sublime, volevo conoscerla con l’esperienza, e poterne dare un vero ragguaglio nella mia prossima digressione. […]»

La legge cui Thoreau obbediva era una legge interiore e superiore, che non lasciava spazio a comode razionalizzazioni.

f.s.

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