IL TEMA DEL “DOPPIO” NEL ROMANZO DI A. SKALDIN . “Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego”. Saggio di Linda Torresin

IMMAGINE: Il gabinetto del dottor Caligari, film di Robert Wiene.

Il tema del “doppio” nel romanzo di A. Skaldin. Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego

[…] al suo risveglio Nikodim avvertì in sé un’inspiegabile divisione […].
A. Skaldin, Peregrinazioni e avventure di Nikodim il Vecchio[1]
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It was on the moral side, and in my own person,
that I learned to recognise the thorough and primitive duality of man;
I saw that, of the two natures that contended in the field of my consciousness,
even if I could rightly be said to be either,
it was only because I was radically both […].
R. Stevenson, Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde[2]
***
I am wedded to you so closely,
that I feel as if I were the same person.
Our essences are one, our bodies and spirits being united,
so, that I am drawn towards you as by magnetism,
and wherever you are, there must my presence be with you.
J. Hogg, The Private Memoirs and Confessions of a Justified Sinner[3]

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di Linda Torresin

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1. Doppio, letterarietà e autobiografismo

 

L’«inspiegabile divisione» (неизъяснимое разделение) psicofisica della personalità sperimentata dal giovane barin Nikodim Michajlovič Ipat’ev, protagonista del romanzo filosofico di Aleksej Skaldin Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego [Peregrinazioni e avventure di Nikodim il Vecchio][4], va certamente letta come un tributo dell’ultimo (in ordine cronologico) dei simbolisti russi ad un tema di antica memoria, caro alla mitologia e alla classicità – quello del “doppio” –, che, a partire da Pogorel’skij, passando per Puškin, Odoevskij, Gogol’ e Dostoevskij, aveva imperversato nell’Ottocento russo[5] e, prima ancora, nell’ambiente letterario europeo barocco e romantico, confermandosi nel Novecento, secolo del relativismo e della crisi dell’io, come il tratto distintivo della modernità[6].

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SHAKESPEARE, WEBSTER E LA “TEOMACHIA”: UN CONFRONTO. Saggio di Linda Torresin

SHAKESPEARE, WEBSTER E LA “TEOMACHIA”: UN CONFRONTO

Nella profondità crepuscolare dell’anima umana giace il diavolo.
Non ha libertà. Un coperchio pesante lo tiene rinchiuso in fondo all’anima: Dio. Il diavolo soffoca in profondità, lotta per la libertà, vuole vivere. E per l’uomo diventa sempre più evidente che è la sua anima che vuole la libertà, che il diavolo che lotta sotto il coperchio altri non è che lui stesso.
V. Veresaev, Živaja žizn’. Čast’ I: O Dostoevskom i L’ve Tolstom, Moskva: Izd. Nedra, 19284, p. 20 (trad. mia).

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di Linda Torresin

(Università Ca’ Foscari Venezia)

Oggetto della mia comunicazione è la trattazione del tema religioso in due celeberrime revenge tragedies: l’Hamlet di Shakespeare e la Duchess of Malfi di Webster.

In particolare, proveremo a tracciare un quadro della “teomachia”, ossia della lotta dell’uomo contro Dio, dello scontro tra fede e ragione, religiosità e ateismo dall’epoca elisabettiana a quella giacomiana: ci occuperemo, insomma, di una delle vexatae quaestiones di ieri e di oggi.

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