Segnalo il blog francese “Une autre poésie italienne” dedicato alla poesia contemporanea italiana

[Ricevo e volentieri pubblico. (f.s.)]

Cher(e)s ami(e)s, cari/e amici/che, colleghi, conoscenti, confrères… etc…

Con grande piacere (C’est vraiment un plaisir) vi annuncio l’apertura (de vous annoncer l’ouverture) del nostro BLOG (de notre blog) dedicato alla poesia italiana contemporanea (consacré à la poésie italienne contemporaine). Tout y est encore provisoire (Tutto vi è ancora provvisorio), et fort limité pour l’instant (e, al momento, piuttosto limitato), exprès (apposta), mais nous traduisons lentement (ma noi traduciamo lentamente), tout est discuté collectivement (ogni cosa viene discussa in modo collettivo), et vous verrez vite que nous nous situons à l’écart des fièvres médiatiques (e vi accorgerete presto che la nostra postura è opposta a quella febbrile dei media).

Grazie infinite per la vostra lettura (Grand merci pour votre bonne lecture), e ben vengano le vostre osservazioni critiche (et vos remarques critiques seront évidemment bienvenues).

http://uneautrepoesieitalienne.blogspot.com

Cordialità (et à bientôt),
J.Ch. Vegliante

Nota biobibliografica

Jean-Charles Vegliante romano di nascita, vive e lavora a Parigi (Univ. della Sorbonne Nouvelle) da una ventina d’anni; sposato, un figlio. Scrive sia in italiano (per lo più critica-saggistica) sia in francese (recensioni, teoria della traduzione, poesia). Dirige il Centre Interdisciplinaire de Recherche sur la Culture des Echanges (CIRCE), con il quale ha dato vita alla serie alla serie “Gli italiani all’estero”. E’ stato anche editore di inediti italo-francesi (De Chirico, Ungaretti, Amelia Rosselli) e, con L. Rebay, di un’ampia corrispondenza fra G. Ungaretti e J. Paulhan. Si autodefinisce volentieri poeta-traduttore, e collabora in quanto tale a Europe, Po&sie, Le Nouveau Recueil e altre riviste. Ultimi lavori pubblicati: “D’écrire la traduction” (saggi), Paris, PSN, 1996 (229 p.); G. Ungaretti, “La guerre, une poésie”, Nantes, Le Passeur, 1999 (n.p.), (cura e dir.) “La traduction-migration” (“Gli italiani all’estero”, 6), Paris, L’Harmattan, 2000 (249 p.); (trad. e pres.) “La Comédie: Purgatoire”, Paris, Imprimerie Nationale, 1999 (bil. 443 p.); (poesia in proprio) “Rien commun”, Paris, Belin, 2000 (90 p.). Opera tradotta: “Les oublies” (poesia, 1995): Will there be promises… (tr. P.Broome – J.Kiang, pres. M. Bishop – P.Broome), Lampeter, E. Mellen, 2000 (bil. 112 p.).

[fonte della nota biobibliografica: I Miserabili]

 
[In Italia Jean-Charles Vegliante ha pubblicato la raccolta Nel lutto della luce. Poesie 1982-1997 , traduzione di Giovanni Raboni, Einaudi,2004, pag. 185, € 13.00.]

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Tradurre la poesia del Novecento

 di Giuseppe Panella

A proposito di Traduzione e poesia nell’Europa del Novecento, a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni, 2004, pp. 862

«Le teorie della traduzione possiedono ormai una tradizione di studi ben salda; lo stesso si può dire delle teorie dell’interpretazione. Anzi, c’è da chiedersi se l’interesse per quell'”interprete”, che appare coinvolto in ruoli diversi: più “alto” nelle varie teorie dell’interpretazione (e dell’ermeneutica), più “basso”, pratico, legato quasi alla performance dell’oralità – nell’esercizio dell’interpretariato – e in quello pratico sui testi, non abbia finito per portare su troppe piste lo stesso traduttore. Sicuramente, dopo le più o meno recenti riflessioni sulla traduzione, il traduttore è consapevole del fatto che il suo destino dipende da questa sorta di doppia identità: per cui, più sa interpretare, più sa tradurre; non solo, ma sa anche che la sua è un’attività che si svolge in un universo totalmente ermeneutico. Tuttavia, il percorso che conduce al riconoscimento dell'”inscindibile alleanza” non è stato sempre piano e coincide, in pratica, con la storia delle teorie della traduzione: dove il profilarsi di un universo di interpretazione generalizzata (dovuto alla presenza delle molteplici operazioni di “trasferimento semantico” di cui parlerà Steiner) è sembrato talvolta poco avvalorante e comunque da evitarsi. Il fatto è che l’interprete ha evocato subito il gioco delle parti a teatro, inducendo spesso a pensare alle possibili deformazioni, o aggiunte, dannose per l’idea abbastanza diffusa di una utopica “invisibilità dell’interprete”» – scrive Enza Biagini a p. 55 del volume in oggetto (il titolo del suo intervento, non a caso, è “L’interprete e il traduttore”).

Tradurre è, dunque, interpretare un testo di cui si vuole rendere conto in una lingua che non è la propria – una definizione che scivolerebbe facile e corriva ma i problemi che comporta non sono affatto banali (né di facile soluzione).

Ad esempio, Jean-Charles Vegliante (nel suo “Traduzione e studi letterari: una proposta quasi teorica” – pp. 33-52) è ben consapevole della natura di “senso” (e non solo di “significato”) da attribuire alla contiguità e alla consonanza poetica di testi di diversa appartenenza linguistica.

Per questo motivo, la traduzione conferma la propria capacità di raggiungere quella dimensione di differenza che costituisce il valore “aggiunto” dell’attività del traduttore alla pura riproduzione del testo altro in una lingua altrettanto altra.

Tutto questo è tanto più valido quanto più è riferito alla dimensione della traduzione poetica .

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