QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.17: “Il dolce rumore della vita” (Bertolucci). Poesia e suono in Anna Ventura, “Non suoni, ma rumori”.

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

  

di Giuseppe Panella

 

“Il dolce rumore della vita” (Bertolucci). Poesia e suono in Anna Ventura, Non suoni, ma rumori, prefazione di Stefano Valentini, Montemerlo (PD), Venilia Editrice, 2009

Anna Ventura è una poetessa ben nota ai (da sempre non troppi) lettori di poesia italiana contemporanea. Ne è testimonianza il volume antologico-critico di Vittoriano Esposito (Itinerario letterario di Anna Ventura. Antologia di appunti e studi critici, Avezzano (AQ), Centro Studi Marsicani “Ugo Maria Palanza”, 2005) in cui l’autore ha raccolto, con certosina pazienza e con spirito avventuroso di esplorazione letteraria, numerose testimonianze e prospezioni critiche sulla sua opera imperiosa e fitta. Ma forse non è ancora tempo di sintesi per una scrittrice così attenta alla ricerca linguistica che mette in opera nei suoi testi letterari (anche se al proposito non si può fare a meno di segnalare al riguardo il saggio ben documentato di Liliana Porro Andriuoli, Certa et Arcana. La poesia di Anna Ventura tra certezza e senso del mistero, Chieti, Tabula Fati, 2001).

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