Octavia di Seneca

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La tradizione manoscritta attribuisce a Seneca una tragedia praetexta, l’Octavia, che ha per soggetto l’infelice vicenda della prima moglie di Nerone, ripudiata e poi uccisa dall’imperatore, che si era invaghito di un’altra donna; fra i personaggi figura lo stesso Seneca e per alcuni studiosi questo è un indizio della non autenticità dell’opera: nessun autore drammatico dell’antichità, infatti, aveva mai rappresentato se stesso nei suoi lavori. Inoltre, l’Octavia non può essere di Seneca perché contiene delle predizioni esatte sul modo della morte di Nerone e, come sappiamo, alcuni anni prima Seneca ricevette dall’imperatore l’ordine di darsi la morte.

 

«[…] L’Octavia pseudosenechiana, pur informandosi al dettato aristotelico per i caratteri ed il contenuto, innova, presentando la superiorità del personaggio storico su quello mitico, propone un nuovo modello di comportamento scenico e morale e denuncia i limiti del verosimile.» [1]

Tuttavia, è opera non adatta alla rappresentazione scenica, ma è testo che si presta alla lettura. Infatti l’enfasi, i toni macabri, la ricerca del pathos sono artifici particolarmente adatti a colpire l’attenzione e l’immaginazione dell’ascoltatore grazie alla forza espressiva della parola.

 

Inoltre è possibile scorgere alcune anticipazioni del teatro elisabettiano, come, per esempio, la comparsa in scena dell’ombra di Agrippina, madre e vittima dell’imperatore romano. A me ricorda tanto il fantasma del padre in Amleto.

Nota

[1] PASQUALINA VOZZA, “Paradigmi mitici nellOctavia“, in “L’Antiquité Classique”, LIX, 1990. pp.113-138.

f.s.

[Seneca, “Octavia” in Tutte le tragedie, trad. Ettore Paratore, pp. 575-627, Newton Compton editori, 2006, € 7,00]
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