Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía” (Parte 2/2). Saggio di Antonino Contiliano

Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”.

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di Antonino Contiliano

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Il differenziale dell’avanguardia open source

 

Il differenziale della parola dell’avanguardia open source e dell’impegno, in questo contesto, non è più volto all’integrazione per chiudere la creazione artistico-po(i)etica nell’integrale di una identità monologica della lingua formattata del cognitivismo informatico, quanto piuttosto disponibile ad accogliere le biforcazioni eterogenee delle singolarità artistiche nel collettivo plurilogico e polisemico del testo collettivo poetico. Il differenziale dell’avanguardia open source è, infatti, come una pluri-sorgente del divenire “noi” delle singolarità molteplici, o una sorgente come insieme di affluenti che si incrociano e mescolano in un nuovo soggetto di ibridazioni. Un processo multiforme e un continuo divenire conflitto contro la formattazione delle forme e delle scritture biodiverse. L’ordine della monologia informatizzata non gradisce delle gemmazioni significanti plurime. Il corpo di queste scritture poetiche sarebbe così una moltiplicazione della forza conflittuale come offesa, oltre che fuga, nei confronti dell’impoverimento della lingua e del suo potenziale di ribellione politica.

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Avanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía” (Parte 1/2). Saggio di Antonino Contiliano

avanguardia poeticaAvanguardia open source possibile. Il soggetto “Noi Rebeldía”.

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di Antonino Contiliano

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Il tempo non dona nessuna immobilità alle cose. Forme, materiali e rapporti tra costanti e variabili sono contemporaneamente soggetti e oggetti di una continua trasformazione e ibridazione, dove il luogo della soglia fa valere il tertium datur piuttosto che il tertium non datur. Un luogo multiplo dove il multiplo non si determina ancora come successione ed esclusione, ma pluralità in movimento: è simultaneità di compossibilità eteronome indeterminata e virtuale (una potenzialità che aspetta un passaggio per la realizzazione) di soggetti e soggettività sociali che si relazionano conflittualmente. Un insieme di eventi singolari e singolarità che aspettano la grammatica e la sintassi del pensiero per uscire dal vuoto materiale e che, grazie agli atti dell’astrazione e della prassi, possono concretizzarsi in forme determinate e aperte di produzione e riproduzione. Nessuna forma che configura il reale ne chiude la totalità, esposte come sono all’instabilità degli eventi; e non c’è intreccio che non rimescoli il loro farsi textum. Il dissolversi e il riconfigurarsi delle strutture evenemenziali e delle loro articolazioni non si solidificano in nessun stato di perenne permanenza. Ciò, tuttavia, non impedisce l’accesso alla verità e l’individuazione delle condizioni che la rendono possibile come textum materiale-simbolico-semiotico mixato e immesso nel circolo della comunic-azione. Un intreccio di eterologici che non dissociano mai completamente l’oscurità e la trasparenza degli eventi e la mutua mutazione interconnessa che li definisce e li espone mediante un ordine che, in ogni modo, rimane allegorico, lì dove c’è sempre un extrasimbolico materiale che aspetta di essere messo in scena, in quanto non tutto è stato realizzato.

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Jean-Jacques Viton, “Il commento definitivo (1984-2008)”, cura e traduzione di Andrea Inglese

il commento definitivoVi raccomando caldamente la prima antologia italiana del poeta Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo (1984-2008), cura e traduzione di Andrea Inglese (Metauro Edizioni 2009).

 Questo saggio, che pubblichiamo per gentile concessione dell’autore, è estratto dall’introduzione al volume. (f.s)

 [QUI] la poesia PROGRAMMA DEL MORTO (PROGRAMME DU MORT)

 

 

di Andrea Inglese

  

Motivi per un’antologia*

È opportuno dire subito che la proposta di un’antologia poetica, in Italia, dell’opera di Jean-Jacques Viton presenta un aspetto paradossale. Generalmente, una pubblicazione antologica di un poeta straniero, con alle spalle un ampio e assodato itinerario, interviene dopo che già si è avuto modo di leggere in traduzione una o più opere significative di quello stesso autore, o dopo che se ne conosca sufficientemente il lavoro attraverso traduzioni apparse in rivista. Viton, classe 1933, attivo come poeta dal 1963, indefesso promotore di riviste militanti, ed autore ad oggi di quindici libri di poesia, avrebbe senz’altro tutti i titoli per essere un nome ormai familiare presso quei lettori italiani che s’interessano di poesia contemporanea. Purtroppo le cose non stanno propriamente così. Non che Viton sia davvero ignoto in Italia, privo di legami con poeti del nostro paese, e mai apparso neppure in rivista. Egli ha persino partecipato più volte a dei festival internazionali di poesia a Milano e a Roma(1), e suoi testi sono stati in diverse occasioni tradotti in italiano. Inoltre, una lunga amicizia lo lega con Nanni Balestrini, personalità non certo appartata del nostro ambiente letterario, e attento osservatore di esperienze poetiche che travalicano i confini nazionali. Questi precedenti, però, non gli assicurano quell’autentica ricezione, in virtù della quale l’esperienza di un poeta straniero, una volta sedimentata attraverso letture e traduzioni, dovrebbe costituire un punto di riferimento e confronto per la nostra produzione poetica.(2) Ciò non accade neppure nel caso di tradizioni contigue, come quella italiana e francese, che lungo una buona parte del secolo scorso, a partire dalle incursioni dei futuristi a Parigi, non hanno cessato di dialogare e di interrogarsi a vicenda.

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