“Rumore di fondo. Mi cercarono l’anima a forza di botte” di Ascanio Celestini

Quattro persone che abbiamo conosciuto quando non erano più vive. Quattro morti finiti sui giornali.
Tutto quello che è accaduto prima resta nascosto al di là di un confine. La notizia li allontana da noi, li trasforma in personaggi di un racconto che non ci riguarda.

Io sono andato a registrare la voce di chi li ricorda vivi. Di chi gli stava accanto prima dell’evento che li ha massacrati. La mamma di Federico, la sorella di Giuseppe, i genitori di Davide e Giulio. L’ho trascritta e rimessa un po’ in ordine. Poco. Per non razionalizzare troppo un disordine che racconta lo spaesamento, la rabbia e le paure.

Aggirando la cronaca giornalistica e giudiziaria, abbiamo bisogno di tornare al contesto nel quale erano ancora vivi con la loro esistenza anonima e ordinaria. Federico che prende lezioni di guida dalla mamma, Davide che gioca a pallone e sogna di diventare come Totti, Giuseppe che s’è lasciato con la moglie e gioca col cibo a tavola con la sorella, Giulio studente modello che legge Topolino.

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«Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio!». Massimo Ortalli, “Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re”

Massimo Ortalli, Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re, pref. Ascanio Celestini, Nova Delphi, 2011, pp.336, 10,00€

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di Francesco Sasso

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Il 6 maggio del 1898, il generale Bava Beccaris, comandante di corpo d’armata, proclamò lo stato d’assedio a Milano e fece intervenire contro i dimostranti interi reparti di cavalleria e di artiglieria, i quali operarono per le vie della città come contro un nemico. Fu una strage. Morti e feriti, fra cui donne e bambini scesi in piazza sotto la spinta della fame, si contarono a centinaia; arresti e condanne si abbatterono sui capi dei partiti d’opposizione antigovernativa, dell’estrema sinistra, dei socialisti e degli anarchici. In verità, l’insurrezione aveva avuto carattere di spontanea protesta. Il generale Bava Beccaris ricevette dal sovrano Umberto I elogi ed onorificenze. In tali condizioni maturarono alla Camera progetti di legge fortemente restrittivi dei fondamentali diritti di libertà dei cittadini, quali libertà di riunione, di associazione e stampa. E questa non fu la prima ed unica strage di massa di fine Ottocento.

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