La lotta di classe in lockdown. L’iocrazia dei padroni: Comunismo linea di fuga fluente (parte IV)

Comunismo linea di fuga fluente

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di Antonino Contiliano

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Se oggi l’attività lavorativa si deve confrontare anche con il tribunale delle macchine intelligenti (learning machine, i cervelli elettronici che hanno incorporato la potenza creativa e produttiva della forza-lavoro umana automatizzandola), non per questo si deve rimanere inerti e immobilizzati negli ordini del padrone dei capitali finanziari. Si devono sperimentare delle linee di fuga come azioni conflittuali e di rottura accendendo focolai di micro-poteri antagonisti in ogni punto delle fortezze. Lo stesso potere dominante non è più padrone assoluto della complessità delle variabili globalizzanti. La governabilità, dipendente dalla stessa innovazione tecnologia diffusa, è condizionata dal disequilibrio fra gli interessi e le strategie variegati delle grandi forze internazionali dell’economia finanziarizzata e in competizione tra loro stesse; un movimento che rimane sempre in preda anche all’imprevedibilità degli effetti ambientali e delle diverse passioni collettive messi moto. Si deve divenire-conflitto. Maturare una soggettivazione della “molteplicità” di contro-tendenza flessibile per rimuovere il feticistico “stato di cose presenti” rilanciando in modo diverso i processi della rivoluzione comunista (piuttosto che pensare, dire e fare come se il capitalismo e le sue forme risultassero inamovibili). Perché una nuova rivoluzione comunista democratica è possibile, se la democrazia comunista è costruenda a partire dalla sua semantica di termine fluente e “vuoto” (non la parola d’ordine di un partito centralizzato) via via da concretizzare nella contingenza degli eventi storici e materiali e con passione poetica non secondaria. Le passioni sono un corto circuito di passività e reattività senza scarti ed eccessi. La rivoluzione comunista è un ‘evento’, una virtualità attualizzabile quale estrazione dalla contingenza ineliminabile delle cose, e per questo soggetta (in senso positivo e negativo) a una congiunzione disgiunta di fattori eterogeni ed esposti ai colpi della “fortuna” o del caso (come ricordava N. Machiavelli).

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