La letteratura d’evasione (II): la nascita di nuovi generi

La letteratura d’evasione: nascita di nuovi generi.

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di Francesco Sasso

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Lo scrittore , non più mantenuto nelle corti, o da ricchi mecenati, come era accaduto ancora fino al Settecento, si mantiene attraverso la vendita dei suoi romanzi oppure esercitando il giornalismo, mentre l’attività letteraria tende a diventare una professione vera e propria.

In Inghilterra e in Francia gli editori abbassano fortemente il prezzo dei libri, stampando edizioni economiche. Inoltre si assiste alla nascita di piccole biblioteche individuali e familiari. All’interno di questi processi, le opere dotte rimangono interne a una circolazione molto ristretta, mentre i generi di successo come il romanzo hanno un mercato molto largo.

Alcuni dei romanzi più amati dai lettori di massa venivano da tradizioni antiche: le storie di cappa e spada, ambientate nel Medioevo, erano la continuazione del romanzo storico ottocentesco; in Italia, i romanzi di Salgari derivano dalla tradizione del romanzo esotico settecentesco. Molti altri generi, invece, hanno cominciato ad affermarsi proprio a partire dalla fine dell’Ottocento e godono ancora di grande fortuna.

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Ann Lawson Lucas, “Emilio Salgari. Una mitologia moderna tra letteratura, politica, società, volume I”

Ann Lawson Lucas, Emilio Salgari. Una mitologia moderna tra letteratura, politica, società, volume I, Fine secolo. 1883-1915. La verità di una vita letteraria, Firenze, Leo S. Olschki editore, «Biblioteca dell’Archivum Romanicum» (456), 2017, 441 pp.

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di Luca Di Gregorio (Université de Liège)

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Appassionata traduttrice e studiosa di alcuni nostri classici della cosiddetta letteratura per l’infanzia (ha volto in inglese, di recente, Le avventure di Pinocchio di Collodi), Ann Lawson Lucas, con questo nuovo lavoro edito da Olschki, rinnova il dialogo con Emilio Salgari, dialogo che intrattiene ormai da cinquant’anni, dalla metà degli anni Sessanta ai nostri giorni. Qui più che altrove, il discorso dell’autrice si fa ambizioso, dando l’avvio a un’impresa in più volumi che vorrebbe essere esaustiva, nonostante accampi, qua e là, una certa modestia.

Di fatto, non ci troviamo di fronte, almeno per quanto riguarda questa prima uscita, a un opus perfectum. Certo, i tre volumi seguenti —dedicati alla ricezione fascista di Salgari, alla riabilitazione critica tra 1945 e 2000 e infine agli ormai vastissimi materiali bibliografici — colmeranno, con buona probabilità, i non pochi vuoti relativi ad aggiornamenti e ad argomenti non banali, frequentati da un più o meno giovane gruppo di studiosi, negli ultimi tre lustri almeno. Insomma, si ha come l’impressione che la Lawson Lucas, in questo primo volume, ricuperi, seppur in modo parziale, analisi e sequenze critiche già consegnate a La Ricerca dell’ignoto. I romanzi d’avventure di Emilio Salgari, saggio diversamente importante, uscito sempre per Olschki, ma nel 2000.

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IL TERZO SGUARDO n.25: Emilio e Odoardo – il viaggio come scelta di vita. Paolo Ciampi, “I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari”

Emilio e Odoardo – il viaggio come scelta di vita. Paolo Ciampi, I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*

Già una volta Paolo Ciampi ci aveva provato (Gli occhi di Salgari. Avventure e scoperte di Odoardo Beccari, viaggiatore fiorentino, Firenze, Polistampa, 2003) a mettere insieme i due autori di romanzi di avventure di viaggio, ma mai lo aveva fatto con tanta passione, con tanta pertinacia, con tanta voluttà autobiografica. Se Emilio Salgari con i suoi romanzi di amore e di morte e di vendetta avevano allietato la sua infanzia di lettore accanito costituendo così un patrimonio culturale che non avrebbe mai potuto dissipare intieramente, la scoperta del botanico fiorentino Odoardo Beccari lo ha conquistato completamente spingendone ad approfondire in maniera accurata e coinvolgente la figura letteraria e umana. Se Salgari poteva essere considerato un autore classico per l’infanzia (ma mai una definizione tale fu mal utilizzata per definirlo!) e, quindi, una lettura quasi obbligata, l’opera principale di Beccari (Nelle foreste di Borneo. Viaggi e ricerche di un naturalista, Firenze, Landi, 1902) era stata una rivelazione più tarda. La racconta quasi in apertura di libro lo stesso autore, ricordandone lo stupore e la forza evocativa, il fascino che lo aveva attirato con la forza di una calamita:

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