ESERCIZI DI LETTURA n.1: La vocazione di chi pensa senza esistere? Non scrivere. La letteratura del «No» e il fantasma dell’inazione

Con questa nuova rubrica, esercizi di lettura – titolo liberamente ispirato a quello di un’opera omonima di Gianfranco Contini – s’intende qualcosa di più di una recensione e qualcosa di meno di un saggio, e cioè lo sviluppo di una serie di note in margine o di considerazioni critiche, di risonanze o d’implicazioni che qualsiasi testo significativo suggerisce e rende possibile. (Gustavo Micheletti)

Enrique Vila-Matas, Bartleby e compagnia, Feltrinelli, 2002

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di Gustavo Micheletti
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L’idea di scrivere un libro su Bartleby e i suoi ideali compagni di viaggio nella storia della letteratura nacque nella fantasia di Enrique Vila-Matas un martedì in ufficio, quando a un certo punto ebbe l’impressione che la segretaria del capo dicesse al telefono: “Il signor Bartleby è in riunione”. Poiché gli risultò difficile immaginare Bartleby in riunione con qualcuno, “immerso nell’atmosfera tesa di un consiglio d’amministrazione”, al solo pensiero si mise a ridere da solo.

Sul tema della sindrome di Bartleby – scrive Vila-Matas – “ci sono due racconti fondamentali, inventori oltretutto della sindrome e della sua possibile poetica. Si tratta di Wakefield di Nathaniel Hawthorne e Bartleby lo scrivano di Herman Melville. In questi due racconti compaiono delle rinunce (alla vita coniugale nel primo, e alla vita in generale nel secondo), e, sebbene tali rinunce non siano in rapporto con la letteratura, il comportamento dei protagonisti prefigura i futuri libri fantasma e altri ripudi della scrittura che non tardarono poi a inondare la scena letteraria”.

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