LA PAROLA PLURALE. “Ero(s)diade” di Antonino Contiliano. Saggio di Marta Barbaro

La parola plurale. Ero(s)diade di Antonino Contiliano.

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di Marta Barbaro (1)

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non dirmi più canto la poesia
dell’uomo o l’elegia del virtuale dolore
o va dove il verso ti porta delle ali
controcorrente per abbattere gli stealth
e il silenzio dei radar e delle veline
e le vergogne delle zattere e dei gommoni
o dei capannoni dell’ospitalità per le stragi
questa è una buona brava guerra!
Buona guerra (2)

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Per presentare l’ultima raccolta poetica di Antonino Contiliano, Sergio Pattavina chiama in causa la satura latina della Roma imperiale e, servendosi delle parole di Hegel, punta l’accento sull’«appassionata indignazione» di un animo virtuoso che si trova impotente e adirato contro un mondo che «contraddice alle sue idee di virtù e verità» (3). L’accostamento alla satura si rivela particolarmente felice se si considera, unitamente all’aspetto ideologico e antagonistico, l’esito compositivo dell’Ero(s)diade di Contiliano (Quaderni di “Collettivo R/Atahualpa”, 2010), tenendo a mente la formula, coniata da Edoardo Sanguineti, di coincidenza fra Ideologia e linguaggio (4); la raccolta si presenta, infatti, come una mescolanza di tematiche e di misure espressive, di linguaggi e di discorsi, che sembrano aggredire il lettore per un eccesso di sapori.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.64: Percorsi verso l’ignoto. Antonino Contiliano, “Ero(s)diade. La binaria dell’asiento”

Percorsi verso l’ignoto. Antonino Contiliano, Ero(s)diade. La binaria dell’asiento, con un’Introduzione di Sergio Pattavina, Firenze, Quaderni di Collettivo R / Atahualpa, 2010

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di Giuseppe Panella*


Erodiade, dapprima moglie del Tetrarca di Galilea Erode Filippo I e madre di una famosissima Salomè, poi compagna di Erode Antipa fratello del precedente marito dopo il divorzio da quello, non ha mai goduto di buona letteratura. La sua impresa principale – quella di richiedere al marito la testa di Yokanaan-Giovanni il Battista per il tramite della danza dei sette veli di sua figlia – l’ha consegnata alla storia come l’esempio di una tragica cortigiana reale. Un’intera letteratura di taglio decadente-espressionistica – dalle pagine originarie del terzo evangelista Marco a Oscar Wilde, da Giovanni Testori al Pier Paolo Pasolini del Vangelo secondo Matteo, da Carmelo Bene a Ken Russell fino a Carlos Saura in una lunga sequela di ritratti a metà che privilegiavano la figlia ai danni della madre – la mostrano come una donna angosciata, rosa dall’ambizione, dotata di un erotismo torrido e perverso che, però, non dura nel cuore degli uomini sui quali dovrebbe regnare.

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Ero(s)diade le “prossime utopie” di Nino Contiliano

di Franca Alaimo*

Antonino Contiliano, Ero(s)diade / La binaria dell’asiento, Quaderni di “Collettivo R / Atahualpa”, Firenze 2010, pp. 86.

Contiliano appartiene a quella schiera di scrittori che, passando ad occhi aperti sul corpo melmoso e sanguinante del reale, non smette di nutrire prossime utopie: non è forse contenuta nello stesso titolo del suo poemetto (concepito come un attraversamento  per tappe – i singoli testi titolati –  del mondo di ora e di qui ) la risposta all’ “ero diade”?

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Ero(s)diade. Intervista a Nino Contiliano sulla sua ultima opera letteraria

a cura di Roberta Matera *

L’ultima intervista fatta al poeta marsalese Antonino Contiliano risale alla fine dell’estate 2009. Il nostro giornale, allora, lo aveva sentito su due particolari avvenimenti. Uno riguardava  i risultati della sua attività di animatore delle serate estive poetiche  “Ong non-estinti poetry” sullo scoglio marsalese – le note “2rocche”  – di Capo Boeo. L’altro toccava la sua produzione culturale e poetica. In questo caso, nello specifico, la nostra intervista ruotava attorno al riconoscimento che la Città di Sassari, con il  premio di poesia – “L’isola dei versi” (Sassari, Ottobre in poesia) –,  gli aveva attribuito per la sua opera collettiva – ‘Elmotell blues (Navarra Editore, Marsala). Il poeta aveva, infatti, ricevuto il primo premio per la sezione delle opere edite. Ma da allora ad oggi, il poeta-filosofo  – come lo presenta il critico Stefano Lanuzza nelle sue opere ( Erranze in Sicilia 2003; Insulari- Romanzo della letteratura siciliana 2009) – ha continuato il suo impegno e acquisito altri risultati. Ed è su questo che intendiamo rivolgergli qualche domanda. Anche perché il nostro giornale, pubblicandone gli scritti, via via ha avuto modo di seguirne il ventaglio tematico e le pubblicazioni (dibattiti, poesie, saggistica) tradizionali e on-line.

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