Le parole del reame

le-parole-del-reameÈ regola invariabile del potere che, le teste, è sempre meglio tagliarle prima che comincino a pensare, dopo può essere troppo tardi.

José Saramango

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di Antonino Contiliano

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Dimmi specchio del reame, quale fra le parole del bestiame è la più ricca di letame!

Il capitalismo non conosce trasformazioni se non per perpetuare se stesso. Il suo modello si basa sulle diseguaglianze, lo sfruttamento e le altre vie (già note, ma sempre più spesso dimenticate e/o negate come quella maestra della valorizzazione espropriativa) a proprio uso e consumo. Le sue asimmetrie di potere e la correlazione degli apparati che lo sostengono sono le chiavi del comando dei pochi che, potenti e padroni sui molti, ne beneficiano elevandosi a intoccabili. Non diverso orientamento, anzi più marcato e deciso, ha la fase in corso della sua riaccumulazione-ricapitalizzazione, quella che prende il nome di capitalismo finanziario. La fase che ha identificato economia reale e fittizia o virtuale che si voglia dire. Il nesso vitale cioè che, devastante, ne ha amplificato e intensificato il dominio di classe e lavorato per svuotare le stesse vecchie forme democratico-liberali, incrementare le diseguaglianze sociali, le povertà e l’immiserimento generale. Come dire che la macchina del capitalismo con i suoi proprietari e protettori non ha nessuna vocazione democratica (né ristretta né allargata). E di questa macchina tritatutto, una parte non indifferente è costituita da parole tipiche che fanno girare la ruota del commercio della comunicazione individuale e sociale.

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