“Rumore di fondo. Mi cercarono l’anima a forza di botte” di Ascanio Celestini

Quattro persone che abbiamo conosciuto quando non erano più vive. Quattro morti finiti sui giornali.
Tutto quello che è accaduto prima resta nascosto al di là di un confine. La notizia li allontana da noi, li trasforma in personaggi di un racconto che non ci riguarda.

Io sono andato a registrare la voce di chi li ricorda vivi. Di chi gli stava accanto prima dell’evento che li ha massacrati. La mamma di Federico, la sorella di Giuseppe, i genitori di Davide e Giulio. L’ho trascritta e rimessa un po’ in ordine. Poco. Per non razionalizzare troppo un disordine che racconta lo spaesamento, la rabbia e le paure.

Aggirando la cronaca giornalistica e giudiziaria, abbiamo bisogno di tornare al contesto nel quale erano ancora vivi con la loro esistenza anonima e ordinaria. Federico che prende lezioni di guida dalla mamma, Davide che gioca a pallone e sogna di diventare come Totti, Giuseppe che s’è lasciato con la moglie e gioca col cibo a tavola con la sorella, Giulio studente modello che legge Topolino.

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