Psiche e soma, la guarigione totale. Giovanni Agnoloni, “Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori”

Psiche e soma, la guarigione totale. Giovanni Agnoloni, Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, Giulianova (TE), Galaad Edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella


Giovanni Agnoloni non demorde e dopo la seconda edizione di Nuova letteratura fantasy (Broni (PV), Sottovoce, 2011) pubblica un nuovo saggio su Tolkien e la letteratura fantastica. Questa volta, tuttavia, il collegamento è più vertiginoso e non riguarda soltanto la dimensione letteraria: avviene attraverso la medicina olistica e, in particolare, mediante il complesso percorso psicosomatico effettuato con i cosiddetti Fiori di Bach. Quella della floriterapia è una tecnica terapeutica ormai consolidata anche in Italia ma la novità del tentativo di Agnoloni è di collegarla non soltanto alle medicine alternative e all’omeopatia (cui appartiene) ma alle atmosfere e ai personaggi di un romanzo di assoluta finzione come quello scritto da Ronald Tolkien. L’operazione è certo ardita e non potrà non suscitare perplessità nei cultori della letteratura “pura”. Ma va detto, tuttavia, che lo sforzo dello studioso fiorentino non va nella direzione di cercare impossibili qualità terapeutiche nell’opera di Tolkien quanto nello stabilire possibili connessioni tra le situazioni e i personaggi più significativi del Signore degli Anelli e i diversi modelli di tinture madri che compongono lo strumentario curativo e psicoterapeutico del grande omeopata inglese. Il fatto piuttosto significativo che sia lo scrittore e filologo di Oxford che il medico ideatore della cura con le essenze floreali siano nati o perlomeno vissuti nello stesso luogo (Bach era nato effettivamente a Moseley, nei pressi di Birmingham nel 1886 dove Tolkien arriverà nel 1896, in conseguenza della morte precoce di suo padre e quando aveva quattro anni) è la molla che fa scattare la narrazione di Agnoloni. Non è dato sapere se i due si siano mai incontrati (probabilmente no) ma è sicuro che nutrirono un grande amore per quegli stessi posti:

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