L’errante poeta Gianmario Lucini

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di Antonino Contiliano1

Lascio […] che ognuno viva a suo talento e che

chi vuol morire muoia a proprio piacimento,

purché a me sia dato di vivere per la verità.

B. Spinoza (al sigr. E. Oldenburg, Epistolario, XXX)

L’editore e poeta Gianmario Lucini è morto nell’ottobre del 2014. Non ha potuto vedere nulla del destino di quest’ultima sua fatica poetica, Istruzioni. Per le quattro sezioni che compongono il libro – Istruzioni per la notte, Istruzioni per l’ascesa, Istruzioni per l’ira, Istruzioni per la città –, le poesie di questa raccolta, a parere di chi scrive, non sono molto lontane da veri e propri esercizi spirituali, e numerati.

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Ricordando il poeta Gianmario Lucini “parresiasta”

di Antonino Contiliano
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Che parole intrecciare e quali pensieri farvi parlare quando la morte toglie voce e silenzi a un amico e a un poeta che hai frequentato – Gianmario Lucini, inaspettatamente scomparso (ottobre 2014). Il poeta e l’amico con cui hai dialogato, scherzato, sgranocchiato, progettato incontri e viaggi di poesia, o con cui hai condiviso anche un mondo, il mondo della poesia, e intrecciandone destino e funzione oggi! Il mondo che per lui era generato dal “pensiero poetico integrale” (logico, analogico, scelte epistemologiche, affetti, condotte) e dal suo divenire – forma secondo il principio pareysoniano della “formatività” critica. Perché «l’uomo è un essere dotato di pensiero poetico integrale criticabile, in quanto riconoscibile secondo un principio di coerenza interna al pensiero poetico integrale stesso, che si esprime in una forma artistica» (G. Lucini, Pensiero poetico e critica integrale dell’arte).

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Fonte: http://www.senecio.it

Gianmario Lucini, “Vilipendio”. Prefazione di Antonino Contiliano

copertina VILIPENSIO In certi momenti storici il testo, per essere fruito

esteticamente, deve avere obbligatoriamente una

funzione non solo estetica […].

Jurij M. Lotman (La sttuttura del testo poetico)

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di Antonino Contiliano

Se “Vilipendio”, l’ultima fatica poetica di Gianmario Lucini, – come lui stesso si affretta ad anticipare (Nota dell’autore), – non «è un libro di poesie “civili”», in quanto «epica della coscienza, dei suoi conflitti e dei sentimenti che li agitano», piuttosto che il sentire individuale dei singoli “cives” e insieme delle contraddizioni paradossali e/o aporetiche che ne attanagliano stile di vita e destino solo personali, è anche vero che questa raccolta di nuovi testi poetici ha una dimensione etico-politica pubblica di indubbia e rilevante rivelazione “estetica”. Rilevante, la funzione estetica, in quanto rivela simultaneamente un’incidenza etico-politica di pubblico e comune interesse. L’aisthesis poetica di questo lavoro, infatti, avvia a una lettura e un’interpretazione che non è solo artistico-poetica, o riconducibile alla sola autonomia linguistica autoreferenziale. Anzi, si potrebbe dire che la percezione artistico-poetica di questi testi de il “Vilipendio” risalta per un rovesciamento tipico di quel che viene suggerito nei dis-corsi dei versi del ductus subtilis. La strategia che propone come tema dell’idea l’inverso di quello che si vuole dimostrare per testimoniarne l’insostenibilità. Il vilipendio – scrive infatti il poeta Lucini (Nota dell’autore, p. 8) – è solo una provocazione: «una dichiarazione di ostilità intesa come sommo atto d’amore». È il disprezzo (vilipendio) che si rovescia nel suo contrario: la scelta dell’innocenza e dell’amore trascendenti/trascendetali come bene – «Lasciami settembre dalla tiepida aria / rammentare le nostre sventure / nella carezza del sole che deterge lo sgomento / per ciò che siamo e che potremmo essere. Il cuore // … Insegnami, settembre, l’arte di obbedire / alla benedetta collera del cuore //… pronta a scattare / non appena l’uomo dimentico della morte / la vada a cercare. Questo è il dovere /del poeta capace di amare» (Congedo, p. 75).

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“Muore il poeta Gianmario Lucini, una perdita da non perdere” di Antonino Contiliano

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di Antonino Contiliano

Oggi (29 ottobre 2014) Piateda (SO), la moglie Marina e gli amici di Marsala (e non solo), increduli e pietrificati, assisteranno ai funerali del poeta-editore Gianmario Lucini. Marsala deve non poco a Lucini poeta, e non solo per i libri donati alla biblioteca comunale di Marsala. A Marsala, e più di una volta, Gianmario ha portato la voce lirica di una poesia fortemente impegnata sul fronte del conflitto etico-politico: “Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideologico che denota e connota il suo esser-ci […] epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale (A.C., in https://retroguardia2.files.wordpress.com/2012/06/monologo.jpg, giugno 2012). Marsala lo ha conosciuto con L’IMPOETICO MAFIOSO, IL RICATTO DEL PANE, CUORE DI PREDA, IL CANTO DEI BAMBINI PERDUTI.

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Nel fare poetico di Gianmario Lucini. “Monologo del dittatore”

Nel fare poetico di Gianmario Lucini. Monologo del dittatore, Edizioni CFR, 2012 , pp. 104, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideologico che denota e connota il suo esser-ci – pur nella circolarità dell’“eterno ritorno” (nietzschiano) riformulato con l’immagine calviniana rivisitata (“un viaggiatore invisibile / […] / che […] / si trovi a vivere diversi istanti // nel medesimo luogo – dove nel futuro / saranno altre presenze / indifferenti –.”, Racconto, p. 9) – non può essere letta che epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale; epica anche nel senso di una produzione poetica che, ponendosi quale punto di vista straniante che separa e distanzia la veduta, costantemente tuttavia relaziona tra loro gli elementi costituenti la strutturazione linguistica che simboleggiandola la mima.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.70: Oltre la geremiade. Gianmario Lucini, “Sapienziali (Nove sequenze e 36 poesie)”

Oltre la geremiade. Gianmario Lucini, Sapienziali (Nove sequenze e 36 poesie), Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*


«[…] Le colpe di nessuno sono accumulate / per il disgusto collettivo fra i canneti / rifiuti con nomi e cognomi / che nessuno osa pronunciare / che nessuna forza della Legge / potrebbe mai indagare. // So di essere un poeta indisciplinato / e scrivo versi brutti raccontando le brutture / so d’aver deviato / dileggiando i canoni estetici: / scrivo corsaro e veloce in prosa / versi che mai avrei voluto scrivere / se altra fosse stata la coerenza / fra l’ideale e l’esperienza; // ma l’esistenza qui pare un beffardo / rifiuto d’ogni decenza / e anche il volto di Dio sembra fuggire / nella luce del mare avvelenato. // Vorrei scrivere che ho trovato la parola / quella sola che raddrizza ogni stortura / ma sono coerente / col mio niente che domanda e tace» (pp. 65-66).

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