Arcadie e disincanti. Sebastiano Vassalli poeta della Neoavanguardia. Saggio di Giovanni Inzerillo

Arcadie e disincanti.  Sebastiano Vassalli poeta della Neoavanguardia

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di Giovanni Inzerillo

Dire non significando nulla, dunque;

ma dire, appunto, per necessità di significare.

 

Pochi sanno, ad oggi, che Sebastiano Vassalli uno dei maggiori scrittori in prosa della nostra letteratura contemporanea, conosciuto esclusivamente per i suoi romanzi, abbia esordito nella veste di poeta. L’esordio vero e proprio avviene nel 1965 con Lui (egli) a cui segue, nel 1968 Disfaso, raccolta di poesie di chiara impronta neoavanguardistica. L’epigrafe, tratta dalla citazione di Franco Cavallo alla raccolta, ben sintetizza lo stile poetico del primo Vassalli, fortemente attratto dai giochi funambolici della Neoavanguardia e da uno sperimentalismo capace di sfruttare tutte le potenzialità della parola.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.21: Ipotesi per un poeta. Giovanni Inzerillo, “La virtù della frivolezza. Saggio sull’opera di Paolo Ruffilli”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

  

di Giuseppe Panella

 

Ipotesi per un poeta. Giovanni Inzerillo, La virtù della frivolezza. Saggio sull’opera di Paolo Ruffilli, Introduzione di Daniele Maria Pegorari, Bari, Stilo Editrice, 2009

«Tessendo, neppure con troppa partecipazione del resto, l’elogio necessario della frivolezza, che è stata sempre la virtù dei grandi ingegni. Per pronunciare davvero il sublime, penso che occorra partire dal calco, dall’orma, da una traccia sottile. Per una legge dell’inversamente proporzionale: quanto più è basso il tono, tanto più alto è l’effetto. Non è che intenda, per carità, rinunciare alla “grandezza” delle cose. Ma trovo giusto rilevarla nella loro “piccolezza”. E mi piace soffiarci dentro quell’arietta frizzante che fa, del castello di Atlante, l’attracco delle astronavi per il resto dell’universo» (Paolo Ruffilli, Appunti per una ipotesi di poetica).

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“Storicità e letterarietà nella poesia di Giuseppina Turrisi Colonna”. Saggio di Giovanni Inzerillo

turrisi colonna

di Giovanni Inzerillo

 

«Raccolta nelle domestiche pareti, con la coscienza de’ più tenaci, studia il passato, irrompe contro le prave usanze, ripudia le cure femminili, colla mente risale, infiammata di gloria, a’ più splendidi momenti della vita italica, ed evoca le memorie degli eroi, vedendo gli uomini del suo tempo tralignati ne’ conviti, ne’ balli e negli amori. Tali sentimenti erano in lei sedicenne».

Così Francesco Guardione traccia un breve profilo della Turrisi Colonna, una ragazza appena sedicenne ma dall’animo di donna, capace di dedicare la sua breve vita a due grandi amori: la poesia e la patria.

Le poesie della Turrisi Colonna scritte in un periodo compreso tra il 1836 (ad appena 14 anni pubblica infatti l’Inno a San Michele) e il 1846 (nel 1841, a soli 19 anni, pubblica il suo primo volume), hanno una interessante storia editoriale, che vale la pena di citare, tra le due diverse aree geografiche di Palermo e di Firenze.

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