I LIBRI DEGLI ALTRI n.113: L’occhio del poeta costruisce il percorso poetico. Riccardo Donati, “Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione”

Riccardo Donati, Nella palpebra internaL’occhio del poeta costruisce il percorso poetico. Riccardo Donati, Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione, Firenze, Le Lettere, 2014

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di Giuseppe Panella

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Riccardo Donati si è sempre mosso, nello sviluppo della sua ricerca critica di studioso, tra Settecento1 e Novecento2, tra proposta originaria presente nel Secolo dei Lumi e i suoi esiti in ambito novecentesco. Tuttavia i suoi interessi predominanti concernono, in massima parte e proprio a partire dalla sua originaria analisi del Bigongiari critico d’arte, l’evoluzione della poesia italiana contemporanea e i suoi rapporti con le arti della visione.

Nella palpebra interna, infatti, rende conto di tutta una serie di importanti poeti della tradizione novecentesca italiana che si sono messi in rapporto con le arti della visione facendo oggetto della loro ricerca poetica le potenzialità ermeneutiche e liriche dello sguardo.

Per riuscire ad ottenere conclusioni non banali e in certa misura più nuove rispetto alla tradizionale analisi di questo rapporto, Donati si cimenta, in linea preliminare, con una nozione ambigua e sfuggente come quella di sguardo provandosi a darne un quadro teorico generale di riferimento.

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Bruno Pischedda, “Scrit­tori pole­mi­sti. Paso­lini, Scia­scia, Arba­sino, Testori, Eco”

Bruno Pischedda, Scrittori polemisti Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, EcoBruno Pischedda, Scrittori polemisti. Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, Eco, Bollati Boringhieri, 2011, Torino, pp.338, € 18,50

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di Francesco Sasso

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Paso­lini, Scia­scia, Arba­sino, Testori, Eco: dalla presa in esame di que­sto gruppo di scrit­tori diver­sis­simi sul piano crea­tivo, Bruno Pischedda trae spunto per un pos­si­bile per­corso di rifles­sione intorno al pro­blema del “man­dato sociale dell’intellettuale”. Di fronte alle rovine morali e civili del nostro Paese, essi hanno preso la parola in pub­blico, spesso dia­lo­gando tra loro e con i let­tori dei mag­giori quo­ti­diani. L’interesse cul­tu­rale che essi susci­tano deriva, tra l’altro, dal fatto che la loro rifles­sione è debi­trice delle istanze intel­let­tuali etico-civili svi­lup­pa­tesi nel periodo post-bellico e che sono matu­rate nel clima della Resi­stenza. Come i loro padri intel­let­tuali, quindi, avver­ti­rono forte il biso­gno di usare lo stru­mento let­te­ra­rio come pun­golo cri­tico degli aspetti dege­ne­rati della società ita­liana. Inol­tre, come fa notare Pischedda, molte altre risul­tano essere le sug­ge­stioni cul­tu­rali che hanno ope­rato su di loro: dall’antropologia alla lin­gui­stica, dalla nou­velle histo­rie di Bloch e Feb­vre alla psi­coa­na­lisi di Lacan, dalla semio­lo­gia di Bar­thes al magi­stero di Fou­cault, dalla socio­lo­gia di Adorno alle rifles­sioni sulla cul­tura di massa agli studi di McLu­han. Risulta, per­tanto, ine­vi­ta­bile, secondo l’autore, che fra Paso­lini, Scia­scia, Arba­sino, Testori ed Eco ci sia una ete­ro­ge­neità di inter­pre­ta­zioni e di ana­lisi degli oggetti di volta in volta inter­ro­gati. Lo stu­dio di Pischedda tenta, allora, di rispon­dere a tre que­siti posti da lui stesso agli scritti pole­mici dei cin­que autori: «cosa esat­ta­mente dicono i pole­mi­sti tra­scelti, in che modo lo dicono e a quale titolo».

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