Gruppo ‘93

a cura di Francesco Sasso

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Giovanni Boine scrive: «Non v’è altro eterno che l’attimo». E da qui, attraverso percorsi e pensieri personali, son giunto a riflettere sul Gruppo ‘93. Da tempo mi riprometto di approfondire il dibattito aperto nel 1984 e proseguito con le «Tesi di Lecce». Lo farò, spero, forse. Intanto di seguito una breve e non esaustiva bibliografia sulla questione:

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Uno sguardo sulla poesia a Sud e l’”Antigruppo” (3/4): Nord poesia, le scelte dei poeti. Saggio di Antonino Contiliano

[Yves Tanguy, Gli invisibili (1951)]

di Antonino Contiliano

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Nord poesia, le scelte dei poeti*

A nord, invece, le cose seguivano altre indicazioni. Nel nuovo panorama della controversa e preoccupante realtà che si andava profilando e determinando con i nuovi assetti di società del consumo e del consenso amministrati, antiliberale e antidemocratica, i poeti, specie quelli del Gruppo 63, reagivano stravolgendo prevalentemente il linguaggio rendendolo comunicativamente impraticabile o teatro di rivisitazioni retoriche e giochi pirotecnici. Altri tentavano esperienze neoorfiche, neoermetiche, neosimboliche o la via della cosiddetta “parola innamorata” o della “nuova poesia”.

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