SUL TAMBURO n.28: Pasquale Vitagliano, “Habeas corpus”

pasquale-vitagliano-habeas-corpusPasquale Vitagliano, Habeas corpus, Lavagna (Genova), Edizioni Zona, 2015

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di Giuseppe Panella

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L’habeas corpus come pratica giuridica, introdotta per la prima volta il 15 giugno del 1215 per effetto della ratifica della Magna Charta ad opera del re Giovanni Senza Terra, costretto ad accettarla dalla volontà imperiosa dei suoi baroni in rivolta, è una delle pietre miliari del diritto e della civiltà europea, soprattutto nei paesi dove vige la Common Law e in cui tale principio è stato applicato ininterrottamente fin da allora. La sua base applicativa implica l’impossibilità di essere accusati senza un’accusa precisa e di essere detenuti sulla base di un semplice sospetto dovuto all’arbitrio di un giudice o di un sovrano. Grazie all’habeas corpus, non è possibile in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America incarcerare nessuno senza un’accusa precisa e senza un mandato giudiziario – la richiesta di arresto, quindi, deve essere suffragata da accuse precise.

Ma perché intitolare ad esso un libro di liriche appassionate come è questo di Vitagliano?

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