STORIA CONTEMPORANEA n.73: “Mimicry” e letteratura. Francesco Recami, “Il ragazzo che leggeva Maigret”

Mimicry e letteratura. Francesco Recami, Il ragazzo che leggeva Maigret, Palermo, Sellerio, 2009

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di Giuseppe Panella*


Il ragazzo Giulio ha solo tredici anni ma ha già un fisico ben formato (è grosso, ha le spalle larghe e un’ombra di pelo sulle labbra) e dei gusti ben definiti: gli piace la cucina saporita e un po’ greve della madre composta essenzialmente di piatti di carne e di dolci con la panna e ama leggere i romanzi di Georges Simenon, soprattutto le storie con protagonista il commissario Maigret (d’altronde si chiama Giulio proprio come lui…). La sua passione per le inchieste del grosso e umanamente ispirato poliziotto del Quai des Orfevrès gli ha fruttato il nomignolo di Maigret con il quale lo interpellano quasi tutti quelli che lo conoscono (tranne i genitori, ovviamente). Suo padre è il fattore di una tenuta, quella di San Vittore (come quella di Saint Fiacrei in cui era vissuto Maigret fino al momento di trasferirsi a Parigi), che ha certamente conosciuto momenti migliori e che ora si è ridotta ad un’unica fattoria e a non molti vigneti e capi di bestiame. Il proprietario è la Contessa di San Vittore ormai vedova ma c’è anche un erede, detto il Signorino, che non bada agli affari di casa ma si concede un’intensa vita mondana, auto di lusso (possiede una Porsche 3600 Carrera) e donne di livello superiore al normale anche come pretese economiche. Maigret va a scuola dove va bene ma non ha molti amici – è appartata, più serio di quanto lo siano i ragazzi della sua età, pensoso e con una forte vena di immaginazione creativa. Giulio è in realtà più  “adulto” di quanto dovrebbe essere e ha molta più esperienza di altri ragazzi.

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