Aldo Pardi, “Vertigini. Scritture della rivoluzione”

Aldo Pardi, Vertigini. Scritture della rivoluzioneAldo Pardi, Vertigini. Scritture della rivoluzione, Firenze, Editrice Clinamen, p. 283, 2014

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di Silverio Zanobetti

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Questo lavoro sul concetto-immagine di “rivoluzione” è denso, compatto, sobrio come gli ultimi lavori di Aldo Pardi. Un testo in cui ritrovo la sobrietà militante e rigorosa che già avevo trovato nei libri precedenti. Deleuze, a cui è dedicato un capitolo, parla non a caso di sperimentazione come condizione del vero pensare ed invita sempre alla sobrietà nella sperimentazione e questo testo ne è un esempio di una potenza vertiginosa.

Al di là di certe posizioni discutibili (ma ampiamente motivate) per la loro durezza (su Gramsci, ad esempio) la coerenza e il rigore teorico-politico con cui Pardi persegue la sua ricerca è evidente laddove si colga la continuità con i lavori precedenti. Ruolo essenziale tornano ad avere i concetti di “produzione” e “conflitto” che «sono la porta per arrivare a codificare un concetto di “trasformazione” capace di rendere la produzione di teoria un’esperienza di liberazione»[1].

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (3/3). Saggio di Antonino Contiliano

 Passaggio al comunismo (parte III)

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di Antonino Contiliano

La causa scatenante delle crisi rimane tuttavia la stessa: i profitti, le rendite e le perdite che non combaciamo mai con le aspettative onnivore del capitale. Il pericolo globale oggi è costituito più che da fenomeni di scarsità o di offerta da un eccesso di mercato che cortocircuita produttività e creatività immateriale. Praticamente illimitato e al tempo stesso impastoiato, il mondo della nuova economia capitalistica, che non ha dismesso le vecchie forme, produce potenza e impotenza, propria e altrui. La potenza dei flussi del mercato, nonostante la pratica (attuale) dell’indebitamento dei soggetti (privati e pubblici), si blocca per saturazione e insolvenza dell’offerta. Dall’altro, poiché deve fare in modo che l’autonomo potere creativo della ricchezza – che le rimane esterno in quanto coincide con la persona stessa dei produttori (prosumers) e la loro libera cooperazione gruppale e collettiva –, non abbia il sopravvento, negando completamente il mercato liberista con l’avvio del comunismo – l’abolizione totale della proprietà individuale (come valore e merito) per la giustizia e l’eguaglianza radicale –, rimane impigliato nell’impossibilità di dominare le stesse biforcazioni conflittuali che animano la creatività polimorfa dell’economia del simbolico e dei linguaggi.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (2/3). Saggio di Antonino Contiliano

Passaggio al comunismo  (parte II)

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di Antonino Contiliano

Ogni crisi capitalistica, fin dalle origini del sorgere dell’economia di scambio e di mercato, e fuori ogni dubbio, ha messo alla prova, oltre che le classi soggette, la tenuta della sua stessa verità di “capitale” e capacità di valorizzazione astratta: il presunto equivalente “valore” generale che ha trovato corpo nel denaro e nelle sue misure quantitative diseguali. La quantità di denaro cioè che dovrebbe compensare il tempo di lavoro necessario e/o di vita dei lavoratori (investito nella produzione e per la produttività) da un lato, e dall’altro per realizzare ricchezza, rendite e profitti come diritto esclusivo del capitalista. Una ricchezza però che, fra conflitti sociali e contraddizioni non risolte, è prodotta solamente dalla “potenza” della creatività del lavoro vivo del lavoratore e delle lavoratrici. I produttori sottoposti a contratti ingiusti e ineguali, e contratti che impongono agli stessi di frammentare con la quantificazione la loro stessa unità psicofisica, dividere la stessa attività lavorativa in parti e comparti parcellizzati per poi obbligare a una cooperazione secondo un’organizzazione collettiva che sfugge al loro controllo diretto. Per cui la disalienazione, paradossalmente, deve passare attraverso l’alienazione e un’oggettivazione che reifica il loro esser-ci rapporto sociale, mentre umanizza invece le cose.  In questo contesto il lavoro, infatti, pur essendo una attività di relazione unitaria e complessa, viene parcellizzato in mansioni separate, come le cose e le altre individualità, per poi essere socializzato in forma di cooperazione gerarchizzata sfruttata.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (1/3). Saggio di Antonino Contiliano

Disculpen la molestias, esto es una revolución.

Sub Comandante Marcos

Perché ogni epoca sogna la successiva, ma sognando urge al risveglio.

Walter Benjamin

Passaggio al comunismo  (parte I)

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di Antonino Contiliano

Lo stato e i governi – soprattutto nel mondo nord-americano-occidentale –, dopo essere stati privatizzati, tra la fine del XX e il primo decennio del XXI, dall’impresa, dal privato e dall’economia di mercato liberal-liberista del “pensiero unico”, ritornano ad essere invocati quali finanziatori e salvatori delle fraudolente bancarotte capitalistiche e delle sue crisi strutturali. Le classi egemoni della vecchia e della nuova economia della deregulation, che hanno imposto lo smantellamento del welfare state sociale, ora lo invocano per se stessi e il proprio sistema che è andato in fibrillazione e messo in pericolo lo sviluppo di crescite ulteriori.

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Fukuyama e l’etica senza trattino del capitalismo. Saggio di Antonino Contiliano

di Antonino Contiliano

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Le crisi cicliche del capitalismo non sono cosa inaspettata, né tanto meno insaputa. Oggi, quanti hanno messo da parte le analisi e le conclusioni profetiche di Marx non hanno che ricredersi o morire nella coazione a ripetere i disastri del modello neoliberista. La politica come rapporto costante d’interdipendenza (glocalmente) è governabile direttamente, e l’etica non può non smettere di essere al servizio dell’economia di mercato del laissez faire. La “mano invisibile”, teorizzata e praticata dal profitto privato e dai suoi agenti, stabilisce e amministra le priorità del superfluo (dannoso) e del necessario (utile e produttivo) nell’organizzazione del tempo lavorativo, e sempre sotto l’egida dogmatica del diritto di proprietà e dell’appropriazione individualistica e di classe. E il plusvalore della produzione, che lo alimenta e sostiene, è quello che il sistema, con l’elaborazione e le rielaborazioni della dottrina liberale, espropria e detiene servendosi delle manipolazioni (un apparato collaudato per l’egemonia e il riserbo della ricchezza alle classi elitarie) elettorale-politiche e delle altre regole in uso legali e illegali garantendone il potere.

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“Uno sguardo sul futuro”: attacco al capitalismo. Augenblick e hybris marxista

di Antonino Contiliano

 Non c’è rivoluzione senza rivoluzione.
Robespierre

La rivoluzione non è un pranzo di gala.

Mao Tse-tung

Salvatore Costantino e Aldo Zanca, Leggere Marx oggi, XL edizioni Sas, Roma, 2010.

Le contraddizioni non sono solo un motore di sviluppo della riproduzione capitalistica e della sua logica, o propria dell’accumulazione e del profitto, sono anche una specie di hybris autoimmunitaria che ne mina continuamente l’assetto. Un’auto-etero-rigenerazione violenta che investe sia il suo stesso modello di riproduzione di sfruttamento che la classe sfruttata e l’intera società civile.

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