I. Ausiàs March: leggere, editare, tradurre nel tempo, a cura di Anna Maria Compagna & Núria Puigdevall Bafaluy Coords

I frutti  di due convegni tenutisi a Napoli e a Barcellona nel novembre e nel dicembre 2018, sono I. Ausiàs March: leggere, editare, tradurre nel tempo, a cura di Anna Maria Compagna & Núria Puigdevall Bafaluy Coords. Volume monografico di eHumanista IVITRA Volume 15 (2019).

A. Monogràfic I. Ausiàs March: leggere, editare, tradurre nel tempo, Anna Maria Compagna & Núria Puigdevall Bafaluy Coords.

 

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Critica della lettura di Vittorio Spinazzola

Una lettura feconda ci modifica, ci arricchisce:

<<Una via privilegiata per fuoriuscire dai limiti della prassi esistenziale consiste nell’aprire il campo dell’immaginazione. Ecco un modo agevolmente perseguibile per risanarci interiormente dei danni, delle frustrazioni accumulati giorno per giorno, ad opera non solo degli altri ma, quel ch’è peggio, di noi stessi. La finzione ci permette di vivere quante altre vite vogliamo, di provare emozioni che ci sono negate più pervicacemente: insomma di compiere, e di godere, un itinerario alla ricerca di un’identità diversa, più ricca, più bella perché sorretta da un rapporto ben più gratificante col mondo.>> (1)


Il processo ermeneutico richiede un atteggiamento di cooperazione critica del lettore, ad un tempo, atto di adesione e di distacco. Lettura di ricerca che <<mira a percepire e quindi valorizzare ciò che rende unico un testo, nell’inconfondibilità dei suoi tratti differenziali. È in quest’ottica che esso offre al lettore il piacere emozionante della scoperta, facendolo procedere dal noto verso l’ignoto, vale a dire l’inedito>> (2)

V. Spinazzola, Critica della lettura, Roma, Editori Riuniti, 1992.
(1) Ivi, pp.60 sgg
(2) Ivi, p.138

Il duro mestiere del lettore

[Commento da me scritto su vibrissebollettino, così come mi dettava l’anima, stile BOP.]

La lettura è un’azione concreta, un’attività: un lavoro che richiede sforzo, concentrazione, dispendio di energie. Perlomeno, leggere è per me un lavoro e una pratica caratterizzata da proprie esigenze e impostazioni metodologiche.

Sono convito che ogni lettore decide di affrontare la pratica della lettura se pensa di trarre un bene dal testo. Difatti, quando iniziamo un nuovo romanzo, noi lettori, speriamo sempre di essere ricompensati in modo adeguato per il lavoro di leggere. E quando ciò non avviene, delusi dalla lettura di un testo, ci lagniamo non solo per il denaro speso, ma anche per il tempo e le energie sprecate.

In letteratura, la fatica e il godimento si devono bilanciare; sempre. Questo vale per gli scrittori, per i lettori (professionisti e non) e per gli editori.
Difatti, molti affermano: l’editore è un imprenditore che, come ogni altro, mira al pareggio del suo bilancio; e se può, al profitto.
Se ci riflettete, noi lettori (professionisti e non) chiediamo al libro la stessa cosa: almeno il PAREGGIO, su un piano differente, certo, non economico, ma di piacere.

Altro luogo comune, che mi viene in mente: una casa editrice fallita non pubblica libri né buoni né cattivi. Mentre chi continua a pubblicare libri, prima o poi potrebbe pubblicarne di buoni.
E continuando con la digressione, direi: come noi lettori che continuiamo a leggere i libri di autori contemporanei con la speranza, alla fine, di leggerne di buoni.

Ora, io faccio parte del comitato di lettura di VL. Anche in VL la lettura è un’attività fondamentale, a mio parere più della redazione o della comunicazione. Ogni lettore in VL deve trovare un giusto rapporto dialettico con i tanti testi che il capo del comitato di lettura mette a disposizione. Non è facile né divertente ( una cosa è leggere per scelta, altra perché vincolati da un progetto –Vibrisselibri- o obbligati da un datore di lavoro).

Al di là del senso che quest’idea assume in chi mi legge, secondo me, purtroppo, i libri non si dividono in buoni e cattivi, in scritti bene e scritti male; questo perché non esiste “il libro”, ma esistono i libri, ciascuno destinato a rispondere a differenti esigenze, come differenti sono i lettori.

Infatti, esistono libri per pensare, libri per imparare, libri per capire, libri per distrarsi. Come anche, si legge per leggere, per nutrire l’inconscio, per aumentare le proprie esperienze, e per autoerotismo. Si legge per conquistare l’amata/o, per tacere, per il piacere di toccare e odorare il libro, per il piacere di collezionarli, per il piacere di usufruire della gentilezza dei commessi/e delle librerie ecc.

Dove voglio arrivare? Da nessuna parte. Volevo solo comunicarvi la mia esperienza; ché, dopo un anno di attività come lettore di VL- includendo la fatica e la responsabilità valutativa- io sono in deficit e un po’ demoralizzato.
Come dicevo prima: in letteratura, la fatica e il godimento si devono bilanciare; sempre.

f.s.