Il ruolo del lettore. Breve nota bibliografica

Occorre distinguere il lettore reale (o empirico) dal lettore ideale o lettore modello. Il primo è soggetto storicamente variabile, legge l’opera, “aperto” e potenzialmente indefinito. Il secondo è ipostasi della perfetta comprensione del testo nella complessità del suo messaggio.

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Il testo letterario: struttura chiusa e struttura aperta

A nostro parere, il testo letterario è per sua natura chiuso, ha cioè una sua identità segnica che si trasferisce inalterata nel corso dei secoli. Inoltre, esiste una volontà dell’autore consegnata al testo, anche se il testo può dire molto di più e di diverso da siffatta volontà cosciente.

Dentro questa struttura chiusa di segni si pone il cosiddetto autore implicito (da non confondersi con l’autore reale, cft. i nostri articoli pubblicati su Retroguardia: Autore reale, autore implicito, lettore reale, lettore implicito [QUI] e Il lettore-collaboratore [QUI]). Lo scrittore implicito, a sua volta, si rivolge ad un lettore implicito capace di recepire le istanze più profonde del testo.

A tutto ciò si sovrappone l’infinità di lettori reali, storicamente determinati, per il quale il testo è un’opera aperta, liberamente (re)interpretabile nel tempo.

Il mio invito, quindi, è di accostarsi al testo letterario senza troppe preoccupazioni interpretative, della serie: “cosa vuol dirmi l’autore?”. Il suggerimento vale ancor più per la poesia che per la prosa. Successivamente, dopo aver “utilizzato” il testo in autonomia e liberamente a nostro esclusivo vantaggio, seguendo quindi solo le nostre aspirazioni e il nostro presente affettivo, andremo a decifrare la volontà comunicativa dell’autore e a indagare i due campi fondamentali: l’elemento linguistico-strutturale e il contenuto, senza operare una netta scissione dei due elementi, scegliendo uno dei molteplici percorsi ermeneutici di cui abbiamo a disposizione.

f.s.

Autore reale, autore implicito, lettore reale, lettore implicito

L’autore reale, lo scrittore è esterno al testo narrativo, nel quale proietta sempre e comunque una propria immagine letteraria, più o meno vicina a quella dell’uomo, biologicamente determinabile.
Se l’autore reale (biologicamente determinato) è estraneo alla realtà narrativa della sua creazione, il suo autentico doppio è l’autore implicito, colui che detiene il senso profondo e le regole di costruzione del testo. Il suo pendant è il lettore implicito, l’istanza più alta di ricezione-decifrazione del racconto, un’istanza virtuale, poiché il lettore implicito (come l’autore) non è rappresentato nella vicenda narrata.

L’immagine dell’autore reale non coincide con quella, decisiva in sede estetica, dell’autore implicito.  Il testo artistico, in altre parole, ha una sua indiscutibile alterità e autonomia dall’autore reale. Il quale è un referente sottoposto a un processo di trasformazione e ricreazione che può “deformare”, almeno in parte, la “verità” biografica. E’ l’effetto prismatico della fantasia artistica.

D’altronde, dalla parte del destinatario si può distinguere il lettore reale con la sua ideologia (per esempio: tu, lettore di queste mie righe), che l’autore non può prevedere (per esempio: io/Francesco Sasso, scrittore reale di queste righe non so chi in realtà legge i miei post), e il lettore implicito: il miglior lettore che lo scrittore si augura e immagina, capace di capire il testo, forse meglio dello stesso autore (per esempio, io scrivo i miei post con in mente una tipologia ben precisa di lettore)

f.s.