Profilo storico della linguistica moderna di Maurice Leroy

Recensione/schizzo #13 

Profilo storico della linguistica moderna di Maurice Leroy, volume che ho appena letto e studiato con interesse, offre agli studenti delle università e ai non cultori di linguistica un panorama dettagliato dei problemi e dei metodi della linguistica moderna.

Il libro di Leroy è stato pubblicato nel lontano 1963 e poi ampliato dall’autore nel 1970. In conseguenza di ciò non trovate gli ultimissimi sviluppi scientifici. Tuttavia, questo libro è un ottimo punto di partenza per saperne di più su cos’è e qual è l’oggetto della linguistica, oltre che apprendere lo sviluppo storico degli studi linguistici dai precursori del ‘700-‘800, passando per l’atto di nascita della linguistica moderna (Cours de linguistique générale di Ferdinand de Saussure) e approdando alla fonologia, allo strutturalismo, alla semiologia, alla dialettologia indoeuropea, alla stilistica, alla semantica ecc.

f.s.

[Maurice Leroy, Profilo storico della linguistica moderna, con appendice di Tullio De Mauro, Editori Laterza, 2005, pagine 248, euro 10]

La nozione di Parola

In queste settimane mi sto dedicando allo studio del lessico. Il motivo è semplice: un lavoro di ricerca letteraria mi impone alcune letture, ma, in verità, queste letture sono state sollecitate da me dopo alcune riflessioni personali sulla questione “parola poetica”. Per chi si dedica alla poesia (scritta o letta, non importa), lo studio linguistico è fondamentale.

Per esempio, partiamo dalla Parola. La nozione di parola è immediata e intuitiva per il parlante, ma di difficile definizione per il linguista. Nell’opinione comune, costituisce una parola ciò che esprime un significato unitario, o, più tecnicamente, ciò che graficamente è compreso tra due spazi bianchi di un testo, e può essere pronunciato in isolamento: questa definizione non soddisfa il linguista, che sa bene che non tutte le lingue hanno tradizione scritta (e pur tuttavia hanno parole) e per il quale ‘significato unitario’ è una definizione troppo vaga.

E a ben vedere, nemmeno il parlante comune considererebbe una singola parola sequenze come in italiano compralo, scrivimi, nonostante dal punto di vista grafico non contengano spazi bianchi.

Recenti discussioni sulla parola si trovano in Ramat, Pagine linguistiche, Laterza, 2005, Roma-Bari (pag 106-121)

Lessico e dizionario

Il dizionario non costituisce mai, nemmeno nelle forme elettroniche, una fonte esaustiva di tutte le parole di una lingua e dei significati e usi che caratterizzano tali parole, ma un repertorio incompleto; questo avviene da un lato per scelta, dall’altro per necessità, poiché il numero complessivo delle parole di una lingua è difficile da stabilirsi e le proprietà di ogni singola parola non sono così facilmente individuabili.

 

Una recente trattazione di questi aspetti, in chiave principalmente lessicografica, è in De Mauro, La fabbrica delle parole: il lessico e problemi di lessicografia, Torino, UTET, 2005.

 

<< Se il dizionario costituisce un repertorio incompleto del lessico, esso contiene però un numero di informazioni maggiore rispetto a quelle che costituiscono di norma la competenza lessicale di un singolo parlante. Infatti, un parlante nativo non conosce mai tutte le parole, le accezioni e gli usi documentati di un dizionario, e tanto meno informazioni specifiche come per esempio l’etimologia o la data della prima attestazione delle parole. Viceversa, la competenza lessicale del parlante non rappresenta un perfetto sottoinsieme delle informazioni riportate nel dizionario. Mancano nei dizionari alcuni diminutivi, come borsina, alcuni participi passati usati come aggettivi, come addobbato, e così via: sono parole formate attraverso regole morfologiche produttive (non quindi diminutivi come per es. carrozzina, il cui significato si è specializzato, nel senso che non indica più genericamente ‘una piccola carrozza’). Questa mancanza dei dizionari, a ben vedere, non è immotivata: si tratta di parole che si suppone non stiano costantemente nel lessico, ma siano ‘ricreate’ o ‘ricreabili’ all’occorrenza dal parlante, con l’ausilio della competenza morfologica oltre che di quella lessicale.>>

 

f.s.

Lingua meticcia e cristallina

La standardizzazione della lingua italiana non annulla la Verità della Parola. L’italiano di oggi è policentrico, non più immobile sulle sponde dell’Arno, ma meticcio, spesso pigro, alimentata dalla comunità e dalla tv.

In un mondo stressato e caotico, la lingua è stressata e caotica. Tuttavia, non posso negare a me stesso il fascino proibito di una lingua cristallina, sterilizzata, senza tempo; una lingua lontana dal terreno della praticità.

Parole che si moltiplicano all’infinito, che si allargano come chiazze d’olio sulla superficie del significato, finendo per occupare spazi non suoi, o ritenuti tali da intere generazioni di uomini e donne. Il linguaggio si sfibra e si consuma, perde colore e le sfumature diventano spazi bianchi o neri.

(È proprio nella grammatica la base stessa dell’esistenza di Dio?, domandò Nietzche).

Non è più la Parola a condizionare il con-testo?

f.s.