SUL TAMBURO n.44: Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, “Arletty, Sartre e Louis-Ferdinand Céline”

Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, Arletty, Sartre e Louis-Ferdinand Céline, Firenze, AIÓN, 2016

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di Giuseppe Panella

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Céline-Destouches amava il cinema ma non solo per le sue qualità artistiche e attoriali: sperava di riuscire a guadagnarci una quantità considerevole di quattrini da lasciare alla moglie Lucette Almansor quando sarebbe scomparso dato che i diritti d’autore accumulati nel tempo non sarebbero bastati a questo scopo. Lo scrittore di Courbevoie credeva che dalle sue opere e dai suoi libretti per balletto sarebbe stato possibile ricavare dei soggetti cinematografici credibili e allettanti per registi e produttori. Questa si sarebbe rivelata una pia illusione: a tutt’oggi nessun film è stato realizzato a partire da sue opere letterarie o è stato basato sulle vicende avventurose e spesso rocambolesche della sua vita. Eppure le potenziali filmiche dei suoi romanzi erano ben chiare a Céline (il quale scrisse pure un trattamento mai realizzato dal suo grande romanzo Voyage à bout de la nuit, un testo che sottoposi all’interesse di Sergio Leone, grande ammiratore dello scrittore francese, assai propenso a realizzare un film ispirato a quest’opera ma troppo presto fermato dalla sua morte precoce).

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“La «petite musique» di Céline”. Saggio di Domenico Carosso. (Parte II)

Louis-Ferdinand CélineLa «petite musique» di Céline (seconda parte)

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di Domenico Carosso

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Céline e Proust

Il riferimento a Proust è inserito nella presentazione che Céline fa dell’attività di Madame Herote, la quale

«Unissant les couples et les désunissant avec une joie au moins égale, à coups des ragots, d’insinuations, de trahisons, imaginait du bonheur et du drame sans désemparer. Son commerce n’en marchait que mieux».

Così Proust,

«Mi-revenant lui-meme, s’est perdu avec une extraordinaire ténacité dans l’infinie, la diluante futilité des rites et démarches qui s’entortillent autour des gens du monde, gens du vide, fantômes du désirs, partouzards indécis attendant leur Watteau toujours, chercheurs sans entrain d’improbables Cythères».1

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“La «petite musique» di Céline”. Saggio di Domenico Carosso. (Parte I)

celineLa «petite musique» di Céline (prima parte)

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di Domenico Carosso

Capire l’argot per leggere Céline non basta, tanto più che l’autore è consapevole del rapido invecchiamento di lingue e dialetti, che guarda con fastidio, come una possibile fonte di blocco mentale, come sanno i suoi lettori francesi. E d’altronde l’uso che Céline fa delle 37 varianti argotiche contate da Henri Godard, il suo maggiore studioso, non è mimetico, ma occasionalmente omeopatico, come dice bene il traduttore italiano Ernesto Ferrero, il migliore, con Gugliemi e Celati.

Il problema è andare verso l’asprezza tagliente di Céline, la densità fauve che caratterizza la sua pagina, tenendo conto che il suo intraducibile jazz è quello di chi è cresciuto sotto le vetrate del passage Choiseul, nel II Arrondissement, tra l’odore di orina, i merletti inamidati della madre Marguerite, le canzoni di Aristide Bruant, dure ed epiche, e di Fréhel, forti e commoventi. Nella voce stessa di Céline, nel suo modo di parlare e nella sua scrittura, c’è sempre il suono di una vecchia parlata da faubourg, un impasto di gerghi vari che per sonorità e cadenze non ha niente a che fare col francese scolastico.

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Lucette Destouches, Véronique Robert, “Céline segreto”

Lucette Destouches, Véronique Robert, Céline segretoLucette Destouches, Véronique Robert, Céline segreto, trad. Di Maruzza Loria, a cura di Francesco Piga, Lantana ed., 2012, pp.140, € 14,50.

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di Francesco Sasso

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Libro interessante e bello questo su Céline scritto da Lucette Destouches e Véronique Robert, pubblicato da Lantana. Per chi non lo sapesse, Lucette Destouches è l’ultima moglie dello scrittore francese: chi meglio di lei può raccontarci il Céline privato? Lucette Destouches nasce nel 1912, promettente ballerina e poi insegnante di danza, sposa Céline nel 1943. Dopo un breve periodo trascorso a Parigi e le tragiche peregrinazioni in Germania e in Danimarca, i due coniugi tornano in Francia nel 1951 a Meudon, dove vivono in completa solitudine. Lucette Destouches ha quasi novant’anni quando una sua allieva, Véronique Robert, decide di trascrivere i loro colloqui.

 

Il libro esordisce così:

 

«Dalla morte di Louis, la vita non mi interessa più. È come se con lui avessi nuotato in un fiume puro e trasparente, e adesso senza di lui mi ritrovassi in un’acqua sporca e fangosa. Siamo stati solo noi due e nessun altro per venticinque anni. Lui mi proteggeva da tutto e io gli ho dato tutto. […] Era la storia di Céline, non la mia, ma da questa vita io sono uscita bruciata» (p.13)

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STORIA CONTEMPORANEA n.56: Viaggio al termine dell’oblio. Marina Alberghini, “Louis-Ferdinand Céline gatto randagio”

Viaggio al termine dell’oblio. Marina Alberghini, Louis-Ferdinand Céline gatto randagio, Milano, Mursia, 2009

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di Giuseppe Panella*

Le biografie del dottor Destouches-Céline sono di solito, et pour cause, molto voluminose (ne fa fede la vita in tre grossi volumi pubblicata dalla casa editrice Mercure de France con il semplice titolo di Céline e redatta da François Gibault, l’avvocato ammiratore dello scrittore francese che l’ha raccontata dettagliatamente). D’altronde, sull’autore del Voyage au bout de la nuit c’è ancora, sempre, comunque, molto da dire. La sua vita e la sua opera sono temi sterminati e difficili da riassumere.

Non è facile provarsi, allora, a sintetizzare un libro colossale come questo di Marina Alberghini. Forte delle sue millecentocinquantacinque pagine, esso non percorre soltanto la vita complessa e ricchissima di avvenimenti anche spettacolari di Louis-Ferdinand Destouches meglio noto con lo pseudonimo di Céline (dal nome della sua amatissima nonna paterna) ma ricapitola le vicende storiche di un mondo, quello che segue alla fine della Belle Époque europea per attraversare sanguinosamente le due grandi guerre mondiali del secolo e una parte dell’affannoso dopoguerra che seguirà sotto il segno della Cold War variamente combattuta tra gli Stati Uniti d’America e l’URSS allora comunista.

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Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline

Vorrei parlarvi di un capolavoro pubblicato nel 1932: Viaggio al termine della notte del narratore Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), romanzo dalla violenta e distruttiva carica espressionistica e antiborghese in cui la corrosione dei personaggi e del linguaggio approda al delirio e alla poesia.

<< Cosa conta il mio libro? Non è letteratura. È vita, la vita così come si presenta. La miseria umana mi sconvolge, fisica o morale che sia. È sempre esistita d’accordo; ma un tempo la si offriva a un Dio, qualunque esso fosse. Oggi il mondo è pieno di miserabili e la loro angoscia non ha più nessun senso. La nostra epoca d’altronde è un’epoca di misera senz’arte; una cosa penosa. L’uomo è nudo, spogliato di tutto, anche della fede in se stesso. Il mio libro è questo>>.

Céline è uno di quei rari scrittori che mette la propria “pelle sul tavolo”, decidendo di sprofondare interamente nella vita per poterla così rappresentare, esplorando le cavità più oscure e meschine dell’anima umana.

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Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) a cura e con uno scritto di Giancarlo Pontiggia

Recensione/schizzo

La raccolta di interviste e interventi polemici, presentazioni, lettere, Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) si propone come documento di una vita letteraria unica.

 In questo volume, edito da SE, emerge la figura del medico/letterato Céline, imprudente e ferito. L’uomo che soffriva la stupidità, che percepiva il dolore esistenziale d’esser uomo empio, denigrato, degradato; sfregiato dall’ipocrisia e dalla morte.

Louis-Ferdinand Céline era una natura viscerale, istintiva. Era l’uomo del rifiuto e del delirio. Era lo scrittore che scoprì uno stile, il suo, inconfondibile. Linguaggio fortemente metaforizzato, vivo.
 
Questo volume ci restituisce, insomma, un frammento di vita letteraria dello scrittore francese.

f.s.

[Céline e l’attualità letteraria (1932-1957) a cura e con uno scritto di Giancarlo Pontiggia, SE, 2001, pag. 144, euro 10,33]