Marco Palladini, “Stecca, mutismo e rassegnazione. Storia di una naja non tripudians”

Marco Palladini, Stecca, mutismo e rassegnazione. Storia di una naja non tripudians, Zona Contemporanea, 2017.

_____________________________

di Francesca Farina

.
Partendo da un famoso titolo degli anni ’20, quello del romanzo “Naja tripudians” di Annie Vivanti, che alludeva al nome scientifico del “cobra sputatore” e non ha nulla a che vedere con la naja di cui parla l’autore, ossia il famigerato servizio militare, parola di derivazione oscura ma che è legata ad un periodo della vita dei giovani di una volta, perlopiù inteso come “tempo perduto”, Marco Palladini, esperto di linguaggi innovativi, fin dal titolo del suo racconto autobiografico gioca, con una certa ironia che però non si spinge mai al sarcasmo, sull’ambiguità di una situazione stoicamente sopportata, cercando di trovarci anche del buono. Nelle citazioni poste in exergo, quella di Pasolini che rievoca il Passato come “l’unica cosa che noi conosciamo ed amiamo veramente” e quella della canzone “Hotel California” degli Eagles, che allude all’impossibilità di lasciare le persone un tempo amate, lo scrittore dà l’accesso alla porta della narrazione, strutturata in sessantuno brevi capitoli, costituiti ciascuno da due, tre pagine assai dense, in cui un giovane militante dell’estrema sinistra rivoluzionaria, che voleva abbattere lo Stato borghese, si ritrova a 25 anni, nel 1980, a combattere con tutte le contraddizioni che la condizione di soldato gli prospetta.

Continua a leggere

“È guasto il giorno”. Il gusto dell’utopia

copertina di Marco PalladiniQui le croirait! on dit, qu’irrit contre l’heure /

De nouveaux Jousués au pied de chaque tour /

Tirainet sur le cadrans pour arrêter le jour

anonimo

_____________________________

di Antonino Contiliano

Irritato contro il tempo presente, l’anonimo poeta della “Rivoluzione francese”, in corso gli avvenimenti, spara sulle lancette dell’orologio per arrestarne il giorno cui era stata assegnata la funzione di scandire la permanente continuità d’essere etico-politico travolto, e segnalare l’inizio di una svolta simbolica differente. Ma in questo frammento poetico, anonimo non è solo l’autore della scrittura in versi, anonimo è anche l’ipotetico lettore espresso con l’impersonale “on dit”, in quanto espressione di un’astrazione generica quanto generale e impersonale che riguardava tutti (il “noi” come molteplicità di “io” in movimento relazionale) e nessuno in particolare!

Continua a leggere

UNA JACQUERIE TRA LE PAGINE DEL LIBRO DI MARCO PALLADINI, “ATTRAVERSANDO LE BARRICATE. POESIE”

Marco Palladini, Attraversando le barricateUna jacquerie tra le pagine del libro di Marco Palladini, Attraversando le barricate. Poesie, Robin Edizioni, 2013, pp.179, € 12,00

______________________________

di Antonino Contiliano

.

Attraversando le barricate è l’ultimo libro di poesie pubblicato da Marco Palladini. Il libro è edito per i tipi di Robin Edizioni, Boca (NO), 2013. I testi sono così raggruppati: SPIRITO DEL TEMPO (11 POESIE), STRETTAMENTE PERSONALE (6 POESIE), BALLANDO NEL SOTTOMONDO (17 POESIE), MusikalMusa (12 POESIE), (NO)BODY ART (12 POESIE), EROS PRO NOBIS (13 POESIE).

A lettura ultimata non spiace pensare a queste poesie di Marco Palladini, raccolte sotto il titolo Attraversando le barricate, come dei rivoltosi in assetto jacqueries. Una jacquerie che, come suggerisce il gerundio “attraversando”, è un “mentre” in azione, e ciò sia temporalmente sia spazialmente. L’attraversamento, infatti, non è solo un’azione temporale; è anche un movimento che buca i vari sbarramenti dello spazio civilizzato, quello che un certo modello di vita svitalizzata continua a porre per perpetuare se stesso e a ignominia di ogni cosa e valore alternativi. Attraversando le barricate, quelle (gli sbarramenti) che sono i pilastri del mondo del disamore e della violenza, innalzati per difendere e imporre il suo potere di classe e le devastazioni del caso, ha un soggetto agguerrito; è un collettivo che agisce come un insieme di pugili – le poesie – che mettono a segno i colpi sulle “barriere”. Allora i corpi dei caduti, implosi e colpevoli, facendo cumulo su se stessi, si elevano come le rovine di una fortezza abbattuta dalla jacquerie poetica.

Continua a leggere

Il “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

Poetry Music Machine, Marco PalladiniIl “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

 ______________________________

di Antonino Contiliano

 

Chi volesse avvicinarsi alla poesia di Marco Palladini e, in modo particolare, a quella del suo Poetry Music Machine (oyxeditrice, Roma, 2012), una “Audio antologia” (libro +CD), non può trovare, crediamo, immagine analogica migliore che quella di un’onda verbo-ologramma in versi e “arsi” in girotondo e semiosfera di guerra po(li)etico-artistico. L’onda che non trascura niente dell’oggetto – il modello del suo mondo estetico-poetico e ideologico-politico – ripreso e offerto agli altri, l’ipotetico lettore/ascoltatore e/o critico.

L’onda ologrammatica di Poetry Music Machine è quella di una poesia, naturalmente, che relaziona letterario ed extraletterario e lo aggomitola alla maniera dei punti di tempo della pagina del cyberspazio – che simulano l’informazione-comunicazione contratta nei nodi lanciati alla velocità bit della luce. E il peso e la densità di questi nodi poetici, trasportati dai versi lungo le due coordinate offerte dalla pagina, ne curvano il piano nella bidimensionalità degli assi linguistici (paradigmatico e sintagmatico, la scelta e la combinazione degli elementi coinvolti), come se fosse una geometria alfabetica relativistica e, per altro verso, in mimesi della bidimensionalità della virtualità temporale del cyberspazio. Il tempo della rete e dei suoi nodi www. Il reticolo comunicativo che ha sconvolto l’abituale successione cronologica di passato, presente e futuro, così com’è proprio della turbolenza del tempo poetico che sostanzia (almeno siamo inclini a leggere) i testi poetici di questo Poetry Music Machine di Marco Palladini.

Continua a leggere

Lo “Zibaldone” di Marco Palladini

Marco Palladini, Chi disturba i manovratori? Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010, Editrice Zona, Arezzo 2011.

_____________________________
 
di Antonino Contiliano

 

Se i manovratori fanno sapere che sono disturbati, allora vuol dire che c’è qualcuno che si accorge che la guida della macchina che contratta o contrabbanda il consorzio dei rapporti umani e la polis non è a posto. E la macchina è l’ingranaggio degli affari multilaterali del mondo.

Sono i fatti messi in opera dagli uomini di buona volontà e dis-messi dalla concordia-discordia, e naturalizzata da quanti a ciò spinti da interessi di parte: si vuole la pace e scatta la guerra; si predica l’amore e l’odio apre i suoi centri commerciali dappertutto; si vuole ricchi e felici tutti e i pochi spuntano come i soli eletti del destino.

Sono i fili del telaio linguistico-simbolico o culturale che, impiegati per connetterli, giustificarli, giustificarsi, o ergersi a maestri e giudici (giudici che emettono sentenze, sentenze di morte e si sottraggono però al giudizio stesso), non danno con-vincente il valore di scambio delle relazioni asimmetriche tra sé e gli altri nell’ordine politico-sociale.

Continua a leggere