IL PIEDE E L’ORMA (semetrale): “MARGINI” (n.3) – “MARGINIDUE” (n.4)

MARGINIDUE (N.4)  Anno II, n.4, luglio-dicembre 2011.

Marginidue perché le “voci dei margini” hanno inesorabilmente e inevitabilmente smarginato, esondando sulle pagine del nuovo fascicolo.

Troppo vasta la costellazione, una galassia in espansione, per lo più gassosa, difficilmente circoscrivibile nell’insieme e nei corpi che la costituiscono.

Così, il nuovo fascicolo dedicato al tema. E, nel solco di una proiezione che dia il senso del continuum, nella sezione finale di “marginidue” l’anticipazione al numero successivo: da sponda a sponda.

via IL PIEDE E L’ORMA. MARGINIDUE – Il Piede e l’orma.

MARGINI (N.3) Anno II, n.3, gennaio-giugno 2011

Pensare i margini è postulare, intanto, una superficie. Di essa i margini sono le parti estreme. Pensare i margini come le parti estreme di una superficie significa, inoltre, postulare che la superficie sia delimitata e che di essa, per logica inferenza, si dia un centro possibile. I margini sono tali in quanto, postulandosi una superficie delimitata, essi sono alla massima distanza dal centro. Lo spazio urbano è quello che pressoché tutti abitiamo, dove consiste la nostra convivenza, dove esprimiamo la nostra socialità; e la città, comunque pensata e architettata, piccola o grande, ha i suoi confini territoriali ed ha un suo centro, anzi ne ha più d’uno quando eseguita o sviluppatasi a costellazione, quando polinucleata.

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