L’arte della nausea. Stefano Scrima, “Nauseati”

stefano-scrima-nauseati“La vita mi fotte, non ce la intendiamo. Devo prenderla a piccole dosi, non tutta assieme” (Charles Bukovski, Il capitano è fuori a pranzo, 1998)

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Stefano Scrima, Nauseati, Stampa Alternativa, 2016, pp. 96, € 12,00

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di Stefano Lanuzza

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Cos’è la nausea esistenziale, quella provocata dall’inadattabilità al contesto ‘umano-troppo-umano’ e al mondo? E quanti nomi può assumere simile sentimento declinato anche come disgusto, schifo, fastidio, noia, ribrezzo, repulsione?… Al pari del nichilismo, che può essere attivo contro lo stato di cose oppure passivo e inerte, ripiegato su se stesso, senza conoscenza fuori di sé o autoreferenziale, c’è una nausea come ‘pensiero forte’ o alacre metodo critico: avanzato, per esempio, da Erich Fromm avverso al consumismo che “crea un clima di superfluità, di eccesso e nausea” e coniuga “la nausea di avere” con la nausea di essere (cfr. Superfluo e nausea della nostra società, 1971). C’è inoltre la nausea che insidia l’esistenza e ne denigra il senso producendo quel vuoto disperante percepito e, nello stesso tempo, possibilmente esorcizzato dalla filosofia, dalla letteratura, dall’arte.

Dopo Esistere forte. Ha senso esistere?, libro del 2013 incentrato su Sartre Camus Gide, cruciale triade filosofico-letteraria novecentesca, Stefano Scrima, giovane filosofo ricco di talento letterario, completa una coerente dilogia con l’opera neoesistenzialista Nauseati (Viterbo, Stampa Alternativa, 2016, pp. 96, € 12,00), florilegio con una cospicua serie di protagonisti, maestri umbratili di un’‘arte della nausea’ che, mentre “sentono mancare un senso all’esistenza”, fanno della loro condizione apparentemente negativa uno strumento artistico produttivo di bellezza.

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