Oltre il “singolare”: scritture collettive e autoralità diffusa Intervista ad Antonino Contiliano (Noi Rebeldìa)

scritture collettive

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di Silvia Ciancimino1

  1. Volendo recuperare alcune recenti considerazioni di Gabriele Perretta sullo stato dell’arte a noi contemporanea, egli, problematizzando l’irrimediabile metamorfosi e dell’opera e dell’autore che la concretizza (come fenomeno endemico ai complessi regimi di accumulazione di capitale immateriale e monetario), sostiene: «l’artifex è più vicino ad un esangue artigiano che si allena ad eseguire un mandato progettuale e teorico ormai staccatosi dal contesto del singolo soggetto […].
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MULTITESTO POETICO. Noi Rebeldìa 2013 – “L’ora zero”

ora zeroProposta del soggetto collettivo e anonimo “Noi Rebeldìa 2013”:

modalità e testo poetico L’ora zero

 

Proposta

Il soggetto collettivo poetico “Noi Rebeldìa”, concluso l’esperimento We are  winning wing (“Noi Rebeldìa 2010”), il testo collettivo e anonimo messo in rete da www.retididedalus.it e poi edito da CFR, propone, per il 2013, il nuovo testo L’ora zero.

L’ora zero, lasciato in rete, è un testo di undici (11) “lasse”, ognuna delle quali è di cinque (5) versi, e opera di undici voci poetiche diverse: un soggetto collettivo plurale in azione (un “multi-ego in movimento”). L’ora zero, come è stato per We are  winning wing, è messo online su www.retididedalus.it, e proposto, come indicato più avanti, ad altri siti e blog di poesia (italiani e non italiani).

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Nella poesia di “Calpestare l’oblio” e de “L’impoetico mafioso”. L’egemonia del “Noi-rebeldìa”. Saggio di Antonino Contiliano

 

Un poeta deve essere più utile di
qualsiasi altro cittadino della sua tribù.
Lautréamont

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di Antonino Contiliano

Se è possibile, come crediamo, parlare di una assemblea dei poeti “civili” fuori mercato, raccolti in volumi antologici e collettanei anti-antologici, è anche possibile che gli stessi scendano dall’olimpo della carta dell’economia dell’io privato e dalla neutralità sociale per immettersi nell’agorà diretta degli incontri reali conflittuali e della praxis, sottoponendo la produttività economica e quella simbolica della stessa letterarietà (con la sua esteticità) ad un acre smontaggio polemico.

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