PAULU PIULU. Intervista a Giorgio Morale di Sebastiano Aglieco

[Pubblico qui l’intervista rilasciata da Giorgio Morale a Sebastiano Aglieco, pubblicata su Scritture in attesa (il blog è stato cancellato). A suo tempo segnalai l’intervista perché mi parve bella. Ringrazio Giorgio Morale per avermi inviato il testo. Inoltre, tra non molto, Manni editori pubblicherà il nuovo romanzo di Morale: Acasadidio (collana Pretesti). f.s.]

di Sebastiano Aglieco

1. Nel tuo romanzo di recente pubblicazione PAULU PIULU, pubblicato da Manni, emerge chiaramente quanto dobbiamo, nella nostra vita, ai padri, agli insegnanti, agli avi. O quanto non dobbiamo, a seconda dei punti di vista.

A volte ancora adesso guardandomi allo specchio cerco in me i tratti delle persone a cui somiglio; allo stesso modo a volte faccio il gioco di dirmi: “Cosa devo a questo e cosa a quello?”, cominciando da mio padre e mia madre, da insegnanti e conoscenti, e trovo cose di cui sono debitore, riconoscibilissime. Ad esempio, devo a mio padre, mi dico, la pazienza e l’accettazione della fatica, a mia madre una certa inclinazione sentimentale… e così via. Altre cose invece sono nate, in modo altrettanto evidente, come reazione agli altri, come una correzione di quanto ho visto o mi è stato proposto e che più o meno coscientemente ho rifiutato. Ad esempio, ho rifiutato la chiusura della mia famiglia di origine e ho cercato a mio modo di volgerla in apertura, e chi sa, forse anche questo lo devo a mio padre e a mia madre, il sentire l’apertura non come un dato di fatto ma come un bisogno e una conquista.

Perciò direi che il mondo in cui nasciamo è comunque il nostro riferimento, nel bene e nel male; alla fine però ognuno trova la sua strada, senza che l’esito possa essere prevedibile. Sempre più vivere mi pare infatti un’avventura, sulla cui conclusione non trovo altro da dire che le parole antiche di Erodoto: “Di tutte le cose bisogna vedere come vanno a finire”.

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Paulu Piulu di Giorgio Morale

Recensione/schizzo #10

L’estate scorsa (2007) lessi un bel romanzo: Paulu Piulu di Giorgio Morale. Promisi a me stesso di scrivere una recensione, nel mio piccolo, per quel poco che vale. Invece non sono riuscito a “tradurre” in parole il romanzo dello scrittore nativo di Avola, ma da anni trapiantato a Milano. Ciò non esclude che il sottoscritto possa riuscire nell’impresa in un futuro prossimo.

Come ho scritto [QUI], non sempre sono capace di rievocare la verità e la bellezza di un libro con le armi della critica. A dirla tutta, forse, non ci sono mai riuscito. Però si può cogliere il centro poetico di un’opera nel silenzio contemplativo e le impressioni restano sospese, astratte, intraducibili. 

Perciò, vi segnalo il romanzo di formazione di Giorgio Morale. Merita!

Le pagine di Paulu Piulu sono animate da una profonda maturità artistica. Vigile, con un linguaggio sorvegliato e severo, lo scrittore giunge a sentire l’amara consapevolezza dell’umana sofferenza in ogni vita. La sua però non è “poesia” della disperazione. Tra i ricordi idealizzati di giorni felici, egli evoca un irraggiungibile mondo di pura bellezza, invoca l’unica speranza: l’infanzia dell’uomo.

In rete trovate molte recensioni, mentre nel sito dell’editore c’è un’ampia rassegna stampa.

Infine, nel bel sito del poeta Francesco Marotta, potete leggere un estratto dal nuovo romanzo di Morale [QUI].

f.s.

 [Giorgio Morale, Paulu Piulu, Manni, 2005, pagine 171, euro 15]