“I docenti e i concorsi pubblici”

I docenti e i concorsi pubblici (della dignità del lavoro e della funzione dello Stato).

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di Simone D’Alterio

Sono iniziati tra mille polemiche i concorsi per la scuola.
Dal bailamme che sta coinvolgendo lo Stato e le regioni, impegnati in un conflitto nel merito delle competenze relative ai provvedimenti sulla tutela della scuola nell’attuale situazione pandemica, emerge chiaro il dato dell’incertezza, aggravato da scelte, spesso adottate in maniera unilaterale, che non godono nemmeno del supporto della conoscenza del contesto su cui vanno ad influire.
Come spesso accade in Italia, i problemi che riguardano in generale il Paese, si acutizzano e trovano nuove declinazioni quando si parla di Meridione. Riassumendo la situazione attuale potremmo parafrasare una citazione celebre: quando si fa un concorso al sud si piange due volte, la prima perché non ci sono posti disponibili, la seconda perché i concorsi vengono dislocati in luoghi collegati poco e male.
Per rendere l’idea della situazione effettiva, a titolo meramente esemplificativo di una situazione comune, potremmo analizzare la condizione di un docente specializzato sul sostegno nella Scuola secondaria superiore, a cui aggiungeremo poi ulteriori livelli di difficoltà, attribuendogli la condizione “deficitaria” di essere residente in una regione del Meridione, che potrebbe essere, ad esempio, la Campania.

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I Quaderni della Ricerca #07

La scuola, luogo di formazione e apprendimento, vuole dismettere i panni edulcorati dei contenuti analogici e sequenziali, per accogliere, con più entusiasmo rispetto al passato, i germi copiosi del digitale. A questo punto ci poniamo delle domande fondamentali e allo stesso tempo interessanti, considerate tali perché enfatizzano i veri nodi critici delle questioni affrontate nel nostro lavoro. La scuola italiana è pronta a fare tutto questo? E gli insegnanti, sono pronti? Ma soprattutto che cosa ne pensano?

È uscito il settimo Quaderno della Ricerca, a cura di Valeria Zagami, intitolato Fare scuola nella classe digitale – Tecnologie e didattica attiva fra teoria e pratiche d’uso innovative. Dalla quarta di copertina:
L’inserimento delle nuove tecnologie in classe mette in discussione categorie consolidate nel tempo, che restringono da sempre i campi del fare scuola a strumenti e luoghi prestabiliti, come la classe, il libro e la cattedra. Riconoscere il valore aggiunto offerto dalle tecnologie digitali induce a riformulare il senso di questo fare scuola e porta in evidenza un potenziale strategico costituito da risorse didattiche che possono avere anche effetti dirompenti su una tradizione radicata e spesso restia ad accogliere le istanze di cambiamento. I risultati della ricerca oggetto del presente Quaderno, condotta sul campo della scuola reale, hanno il merito di testimoniare – anche attraverso le voci dei diretti protagonisti – casi concreti di didattica sperimentale e di classi 2.0, in particolare nei resoconti delle fortunate esperienze di MARINANDO e di “Un computer per ogni studente”. Esse offrono un importante spunto di riflessione sugli effetti e sulle opportunità di una scuola che sia concretamente alternativa, soprattutto quando è supportata da setting multimediali anche molto avanzati e da operatori appassionati, disposti ad assecondare i cambiamenti. Ne emerge un paradigma educativo dalla fisionomia nuova, che rompe gli schemi; ormai da tempo e da più parti auspicato, ma non esente da critiche e riconsiderazioni. 

Sfoglia o scarica il pdf dei Quaderni della Ricerca.

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Vivalascuola. L’istruzione modello CL

Mentre la scuola pubblica viene privata delle più elementari risorse, prospera con fondi e privati e pubblici una scuola privata dove vige l’omologazione culturale e l’autoritarismo pedagogico; una scuola fortemente caratterizzata ideologicamente; che prevede distinte una scuola per poveri e una scuola per ricchi; la scuola della “chiamata diretta” e del “buono scuola” come forma di finanziamento pubblico indiretto: una scuola che nulla ha a che vedere con la scuola della Costituzione. Di questo modello di scuola proponiamo una analisi in questo articolo uscito sul n. 14 della rivista «Gli Asini». E invitiamo i lettori a due firme: una alla petizione proposta dall’Associazione Nonunodimeno per abolire i buoni scuola erogati dalla Regione Lombardia; una all’appello “Bologna riguarda l’Italia” del Comitato Art. 33 per il voto a favore dell’abolizione dei finanziamenti pubblici alle scuole private nel referendum bolognese del 26 maggio.

L’educazione con Comunione e Liberazione

di Giorgio Morale

QUI PUOI LEGGERE L’ARTICOLO DI GIORGIO MORALE: Vivalascuola. L’istruzione modello CL « La poesia e lo spirito.

Vivalascuola. Concorso, Tfa e figli di nessuno

I figli di nessuno sono i giovani e i meritevoli, i neolaureati, i trentacinquenni iscritti al Tfa, i docenti precari già abilitati inseriti nelle graduatorie. Ma il concorso non era fatto per giovani e meritevoli? Come dicono il ministro Profumo e i suoi portavoce? In realtà giovani e meritevoli sono esclusi dal nuovo concorso, mentre i docenti già abilitati per aver vinto un concorso dovranno rifarlo. Inoltre: i posti previsti dal concorso (11.000 in tre anni) sono inferiori persino al piano predisposto dalla Gelmini (fino a 22.000 per anno) e non copriranno neanche i pensionamenti. Come dice Giovanna Lo Presti citando Shakespeare: “Schifo! Schifo!” (Amleto, atto I, scena II).

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Vivalascuola. Non facciamo la “scuola dei nonni”

Vivalascuola. Non facciamo la “scuola dei nonni” « La poesia e lo spirito

Non possiamo fare la “scuola dei nonni”

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di Giovanna Lo Presti

Esistono crimini contro l’umanità non contemplati in nessun codice penale e che determinano uno stato di violenza senza spargimento di sangue, un asservimento di fatto degli esseri umani pur in un apparente stato di libertà. Tre di questi crimini continuano ad essere perpetrati in Italia dalla classe dominante: la rottura del patto tra generazioni (patto che prevedeva una buona trasmissione ereditaria – in tutti i sensi – da una generazione all’altra), la vanificazione della speranza in un futuro migliore, il reiterato ricorso ad argomentazioni evidentemente illogiche, finalizzate a rendere “naturali”, “inevitabili”, “necessari” sia il presunto antagonismo tra generazioni sia il futuro di lacrime e sangue.

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