QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.64: Percorsi verso l’ignoto. Antonino Contiliano, “Ero(s)diade. La binaria dell’asiento”

Percorsi verso l’ignoto. Antonino Contiliano, Ero(s)diade. La binaria dell’asiento, con un’Introduzione di Sergio Pattavina, Firenze, Quaderni di Collettivo R / Atahualpa, 2010

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di Giuseppe Panella*


Erodiade, dapprima moglie del Tetrarca di Galilea Erode Filippo I e madre di una famosissima Salomè, poi compagna di Erode Antipa fratello del precedente marito dopo il divorzio da quello, non ha mai goduto di buona letteratura. La sua impresa principale – quella di richiedere al marito la testa di Yokanaan-Giovanni il Battista per il tramite della danza dei sette veli di sua figlia – l’ha consegnata alla storia come l’esempio di una tragica cortigiana reale. Un’intera letteratura di taglio decadente-espressionistica – dalle pagine originarie del terzo evangelista Marco a Oscar Wilde, da Giovanni Testori al Pier Paolo Pasolini del Vangelo secondo Matteo, da Carmelo Bene a Ken Russell fino a Carlos Saura in una lunga sequela di ritratti a metà che privilegiavano la figlia ai danni della madre – la mostrano come una donna angosciata, rosa dall’ambizione, dotata di un erotismo torrido e perverso che, però, non dura nel cuore degli uomini sui quali dovrebbe regnare.

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