Il cerchio e la linea (da Metologia e tecniche letterarie di S.F. Di Zenzo-P.Pelosi)

(Amanuense web) trascrivo:

  […]  Due sono gli atteggiamenti critici possibili di fronte ad un’opera:
   il primo consiste nel porre delle premesse generali e nel far reagire l’opera secondo tali premesse;
   il secondo consiste nell’esaminare il tessuto dell’opera per ricavarne dei vettori di senso operanti tra di loro.
   Nel primo caso si tratta di esprimere dei giudizi di valore, seguendo, come nota Bàrberi-Squarotti, la figura del cerchio: la conclusione a cui si giunge è già postulata dalla premessa.
   Nel secondo caso non si parte da categorie di valori precostituiti all’opera, ma si cerca di scoprire l’universo categoriale dell’opera stessa per mezzo di alcuni strumenti elementari, ricavabili dalla materia che è alla base di tutte le opere e che ne rende possibile la loro organizzazione: il linguaggio.
   La figura della linea può rendere tale operazione.
   La prima prospettiva fa sì che l’opera, forzatamente, venga fatta adeguare alla critica: la figura del cerchio dà origine ad una critica parziale, tautologica, basata più sul rigore arbitrario del gusto che su quello obbiettivo della scienza.
   La seconda prospettiva fa agire, invece, il critico all’inverso: è la critica che s’adegua all’opera.
   La figura della linea fa sì che non si creino al di sopra del messaggio artistico costruzioni giustapposte e fuorvianti.
   In tal senso, la seconda prospettiva è una prospettiva scientifica e cioè filologica.
   In questo modo, sia la sociologia che la psicocritica si rivelano strumenti atti ad illuminare alcuni punti nodali di un’opera, ma incapaci ad inquadrarne la vasta polisemia. […]

[Dall’introduzione de Metologia e tecniche letterarie di S.F. Di Zenzo-P.Pelosi, Guida editori, 1976, pp.8].