Marino Magliani, “Il creolo e la Costa”

marino-magliani-il-creolo-e-la-costaMarino Magliani, Il creolo e la Costa, Fusta editore, 2016, pp.155, € 16

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di Stefano Costa

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C’è qualcosa che nasce dalla penna di Marino Magliani e che riesce sempre, romanzo dopo romanzo, a narrare di uno specifico tassello di mondo: e per uno scrittore qual è Magliani, mi dico, quel mondo è sempre lo stesso, eppure in espansione.

Quest’illusione – quella di abitare un mondo unico e plurale assieme – è generata dalla specificità semantica: luce, solitudine, qualcosa che ha a che fare con il silenzio. Qui, ne Il creolo e la Costa, la semantica del silenzio è stata declinata all’esperienza dell’attraversamento. La figura principe – quella di Manuel Balgrano: il generale che ha dato i natali all’Argentina – è personalità storica e personaggio romanzesco insieme. Dal Nuovo continente al Vecchio, da Buenos Aires a Londra, da Londra a Costa d’Oneglia: l’attraversamento fisico è solo una rotta, niente più.

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