SUL TAMBURO n.44: Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, “Arletty, Sartre e Louis-Ferdinand Céline”

Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, Arletty, Sartre e Louis-Ferdinand Céline, Firenze, AIÓN, 2016

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di Giuseppe Panella

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Céline-Destouches amava il cinema ma non solo per le sue qualità artistiche e attoriali: sperava di riuscire a guadagnarci una quantità considerevole di quattrini da lasciare alla moglie Lucette Almansor quando sarebbe scomparso dato che i diritti d’autore accumulati nel tempo non sarebbero bastati a questo scopo. Lo scrittore di Courbevoie credeva che dalle sue opere e dai suoi libretti per balletto sarebbe stato possibile ricavare dei soggetti cinematografici credibili e allettanti per registi e produttori. Questa si sarebbe rivelata una pia illusione: a tutt’oggi nessun film è stato realizzato a partire da sue opere letterarie o è stato basato sulle vicende avventurose e spesso rocambolesche della sua vita. Eppure le potenziali filmiche dei suoi romanzi erano ben chiare a Céline (il quale scrisse pure un trattamento mai realizzato dal suo grande romanzo Voyage à bout de la nuit, un testo che sottoposi all’interesse di Sergio Leone, grande ammiratore dello scrittore francese, assai propenso a realizzare un film ispirato a quest’opera ma troppo presto fermato dalla sua morte precoce).

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Quale Europa… Tra due eccellenti testimoni. L-F. Céline (di Stefano Lanuzza) e T. De Mauro

copertina-celine-lanuzzaQuale Europa… Tra due eccellenti testimoni. L-F. Céline (di Stefano Lanuzza) e T. De Mauro

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di Antonino Contiliano

Dopo il discorso sul divenire-Europa (1 Settembre 2016), svolto a proposito dell’Europa odierna da Tullio De Mauro – noto linguista italiano – nell’atrio del “Carmine” di Marsala in occasione della Cittadinanza onoraria conferitagli dall’attuale Amministrazione cittadina in carica, un altro discorso scritto (legato al luogo-tempo Europa) è presente in Città.

Il discorso altro sull’Europa è invece il Céline testimone dell’Europa di Stefano Lanuzza, scrittore, saggista, storico e critico letterario. Il libro, pubblicato per i tipi di «Prova d’Autore» (Catania, 2016), è qui opportuno ricordare che da settembre è presente negli scaffali della biblioteca comunale “Struppa” di Marsala. L’opera è stata donata all’istituzione bibliotecaria da chi scrive.

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Un romanzo-Kinoglaz, l’ultimo libro di Stefano Lanuzza

Stefano Lanuzza, Il bosco, il mondo, il caos- Come un romanzoUn romanzo-Kinoglaz, l’ultimo libro di Stefano Lanuzza

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di Antonino Contiliano

Uno spaccato impietoso ma per questo vero quanto produttivamente inquietante, il nuovo libro di Stefano Lanuzza, Il bosco, il mondo, il caos- Come un romanzo (Stampa Alternativa, 2016). La ribollente squadernata molteplicità qualitativa che è la vita – “la vita colta sul fatto” (Dziga Vertov) –, un’esplorazione espositiva dei fatti e un montaggio cinemico che, tra inquadrature testuali ora corte, brevi, medie o a campo lungo, si offre per percezioni non anestetizzate, quali quelle oggi offerte dal mercato dei nostri giorni globalizzati, dei desideri fabbricati e soddisfatti (diversamente ti rimborsano!).

Il bosco, il mondo, il caos- Come un romanzo: un’opera accuratamene frastagliata (salut!) che dissolve le simmetrie identificanti e gratificanti; un errare critico che rompe gli specchi e vortica fra cose, immagini, segni, parole, nomi, personaggi dell’arte, della letteratura, della filosofia e della scienza; fra ambienti e paesaggi della memoria, discorsi, aforismi, chiasmi diàforici (“La follia del desiderio? Un desiderio di follia”, p. 56), affermazioni e concatenamenti dell’et et, etc. Come un film che, mentre scandisce la vita e i modi dell’arte d’esistere, ne sottolinea l’inequivocabile e irriducibile apparire cristallizzato di singolarità temporalizzate e costitutive del mondo che abitiamo.

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“Il Portolano” e le riviste letterarie fiorentine del ‘900

riviste fiorentineIl Portolano” e le riviste letterarie fiorentine del ‘900

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di Stefano Lanuzza

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Chi se la ricorda la stagione novecentesca delle riviste letterarie fiorentine, quando Firenze era una capitale culturale non solo italiana?…

Ora, proveniente dal tardo-secondonovecento, c’è “Il Portolano” – rivista fondata nel 1995 da Francesco Gurrieri, Piergiovanni Permoli, Arnaldo Pini –, che dal 2016 supera il suo ventesimo anno di vita; e, come sancito dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, viene annoverata nella “Serie A” delle scienze filologico-letterarie, storico-filosofiche, ecc….

Ma, bando alle omologazioni, soprattutto importa, come scrive Gurrieri nel numero 80-81 di gennaio-giugno 2015, che “‘Il Portolano’ [sia] cresciuto [e sia] ormai apprezzato in ambito nazionale”, continuando “a svolgere il suo imperativo originario: la fedeltà alla letteratura” (fedeltà che vuole resistere a una tecnologia informatica che nei suoi effetti smaterializza la parola e la disperde nell’entropia del web che dilaga mettendo in crisi libri, giornali, riviste e tutto quanto sia cartaceo). Allora, quella del “Portolano”, è una fedeltà da intendere anche come ostinazione a esprimersi – a scrivere e a farsi leggere – sul supporto di carta e nella forma collaudata d’un periodico che raccoglie il testimone delle tante testate letterarie fiorentine del Novecento, a cominciare dalle primonovecentesche “Il Regno” (1903-1906), “Leonardo” (1903-1907), “Hérmes” (1904-1906): tre riviste caratterizzate dalla breve esistenza – oltre che da un nazionalismo antidemocratico, dall’influenza dannunziana, da una morale individualistica e da prospettive guerrafondaie.

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La passione della/per la parole di Stefano Lanuzza

Stefano Lanuzza, Céline della LibertàLanuzza Stefano, Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un «maledetto» , 2015, Stampa Alternativa, € 14,00

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di Antonino Contiliano

Due particolari e recenti eventi editoriali richiamano il nome dello scrittore e critico Stefano Lanuzza. Sono l’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, tradotto in lingua tedesca da Moshe Kahn (S. Fischer Verlag, Frankfurt, 2015), e ora, dello stesso Lanuzza, Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un “maledetto” (Stampa Alternativa, Roma-Viterbo, 2015). Si tratta di due pubblicazioni che hanno al centro, pur diversamente connotato, un linguaggio letterario ‘eretico’ (per una letteratura non d’‘accatto’, ossia consumistica o di mercato): un linguaggio come passione della parole, come scelta fortemente trasgressiva.

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L’illuminismo libertino di Sade républicain

Donatien Alphonse François de Sade, Ancora uno sforzo… Rivoluzioni e profanazioni del gran maledetto, Nuovi Equilibri, 2012, pp.152, 13,00 € 

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di Antonino Contiliano

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L’editrice Stampa Alternativa, nella nuova collana “Fiabesca BenedettiMaledetti, curata dallo scrittore e critico Stefano Lanuzza, pubblica il suo primo volume (Français, encore un effort si vous voulez être républicains, Roma 2012, pp. 149, € 13,00). Di questo primo libro, dedicato al pensiero politico di Donatien Alphonse François de Sade – la penna della più “sfrenata immaginazione erotica” (p. 21); lo scrittore accusato (solo a causa dei suoi libri) di “empietà, oscenità e perversione” (p. 25) e proposto dallo zio abate per l’internamento in manicomio” (p. 20) perché segnalato come pazzo –, l’autore è anche lo stesso Lanuzza.
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IL TERZO SGUARDO n.16: Fenomenologia di un soggetto letterario. Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, “Il Gran Dandy. Il dandismo e George Brummell”

Fenomenologia di un soggetto letterario. Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, Il Gran Dandy. Il dandismo e George Brummell, trad. it. e cura di Stefano Lanuzza, Viterbo, Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2010

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di Giuseppe Panella*

Il dandy è una figura eminentemente letteraria. Su questo, i suoi studiosi concordano da sempre. Il “vero” dandysmo è quello letterario – ammonisce Roger Kempf in un suo libro famoso (Dandies – Baudelaire e amici. Il culto della differenza nell’epoca dell’uniforme, trad. it. di R. Mainardi, Milano, Bompiani, 1980). La figura del dandy è la creazione di alcuni poeti e scrittori che si riconoscevano in un determinato modo di intendere la scrittura e la vita letteraria, primo fra tutti Charles Baudelaire. Eppure dandies autentici ce ne sono stati e sono stati loro a ispirare i letterati che si sono addossati il compito di campirne la fenomenologia letteraria. Il modello indubitabile di maestro di dandismo compete sicuramente a George Bryan Brummell, meglio conosciuto allora e adesso come il Beau Brummell, il bello per antonomasia.

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STORIA CONTEMPORANEA n.52: Stefano Lanuzza, “Maledetto Céline. Un manuale del caos”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

Stefano Lanuzza, Maledetto Céline. Un manuale del caos, Viterbo, Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2010

In un ormai celebre (e forse per questo dimenticato) numero speciale de “Il Verri” uscito nel 1968 e dedicato in gran parte allo scrittore francese, Giuseppe Guglielmi, futuro traduttore e divulgatore dell’opera céliniana, si chiedeva, un po’ ironicamente ma non troppo, “Chi ha paura, oggi, di Louis- Ferdinand Céline ?” (era il numero 26 dalla direzione di Luciano Anceschi). Lo scrittore di Meudon era morto da pochi anni, nel 1961, appena dopo aver terminato l’ultimo volume della Trilogia della guerra, Rigodon (o è una leggenda anche questa? – la vita di Céline è tutta costellata di leggende più o meno provate, più o meno veritiere, più o meno costruite da lui stesso).

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