I LIBRI DEGLI ALTRI n.5: Vitam impendere amori. Renzo Paris, “La banda Apollinaire”

Vitam impendere amori. Renzo Paris, La banda Apollinaire, Matelica (MC), Hacca Edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella*


Guillaume Apollinaire (al secolo Guglielmo Vladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky  – come annota con acribia proprio Renzo Paris) è tra i poeti più importanti della tradizione poetica del Novecento. Quello che conta nella sua produzione letteraria, in realtà, non è tanto quello che ha scritto ma il modo in cui l’ha fatto. Con la sua opera l’idea di una separazione possibile tra vita e poesia, tra esistenza e arte, già incrinata in modo radicale dai grandi poeti maudits della fine Ottocento (tra Verlaine e Mallarmè ma soprattutto attraverso Rimbaud) scompare nettamente portando finalmente il concetto di avanguardia letteraria al suo culmine. L’impatto che Apollinaire avrà sulla successiva storia della poesia del Novecento è straordinario e probabilmente non compiutamente analizzato e spesso difficilmente distinguibile da quello di altri autori a lui contemporanei (il caso di Picasso è certamente esemplare al riguardo ma anche autori come Aragon e Breton, poi approdati a posizioni politiche e culturali molto diverse e divaricate, gli debbono molto più di quanto avrebbero ammesso in seguito). Scrivendo delle Lettres à Lou (uno dei testi finali del corpus poetico di Apollinaire redatte tra il 28 settembre 1914 e il 18 gennaio 1916), proprio Paris dichiara  con grande autorevolezza che il ruolo dell’artista e dello scrittore è stato profetico:

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STORIA CONTEMPORANEA n.100: L’amore ai tempi della Resistenza. Bert d’Arragon, “La Libellula. Una storia di persone nella Resistenza”

L’amore ai tempi della Resistenza. Bert d’Arragon, La Libellula. Una storia di persone nella Resistenza, Pistoia, Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella Provincia di Pistoia, 2009

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di Giuseppe Panella*


Habent sua fata libelli – l’amore e la vita trionfano anche nel corso delle peggiori lotte fratricide e vanno molto al di là della morte. E’ quello che, in fondo, accade in questo romanzo dolceamaro e teneramente stretto nella morsa sempre esistente e sempre lancinante tra storia e cronaca, tra angoscia del ricordo e speranza nel futuro. E’ possibile mettere al primo posto l’amore quando regna la morte, quando il dolore e la sofferenza regnano incontrastati in un periodo storico in cui dei sentimenti dei molti non importava affatto ai pochi che, imponendo la loro tirannica volontà di potenza, li trasformano in armi di distruzione del sentire umano? Certamente sì – se si deve dare ragione a Bert d’Arragon e il suo romanzo di “persone” situato all’interno della dimensione storica, politica e morale di quel grande processo di trasformazione della società italiana che fu la Resistenza contro i tedeschi e i loro alleati fascisti. L’amore di cui si parla nel lungo romanzo di d’Arragon, tuttavia, è un amore diverso tra “diversi”, una passione omosessuale che non solo risulta condizionato dai pregiudizi e dalle convinzioni virilistiche dell’epoca mussoliana ma risulta difficile da accettare anche dalle coscienze di chi lo vive. Uno dei protagonisti del romanzo, infatti, Pietro Zorzelli, approderà alla fine a una relazione eterosessuale, al matrimonio e a una paternità tanto difficile quanto incompiuta nel suo compimento (del figlio e della sua vita non saprà praticamente nulla e il figlio non conoscerà altrettanto nulla del proprio padre tanto che finirà per odiarlo); l’altro, Giovanni Balzoni, musicista affermatosi poi come pianista a livello internazionale, passerà ad altri amori anche se non rinnegherà il suo primo legame affettivo e rimarrà deluso dagli altri. Il loro amore, tuttavia, durante il fascismo, costituisce di per sé un crimine contro la razza e la nazione:

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STORIA CONTEMPORANEA n.99: La Sicilia, il mio sangue. Salvo Toscano, “Sangue del mio sangue”

La Sicilia, il mio sangue. Salvo Toscano, Sangue del mio sangue, Palermo, Dario Flaccovio, 2009

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di Giuseppe Panella*

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Sangue del mio sangue, terzo episodio della saga dei fratelli Corsaro (dopo Ultimo appello del 2005 e L’enigma Barabba del 2006), coniuga polemica e rabbia nei confronti dei guasti commessi dalla casta politica di una Sicilia mafiosa e corrotta con una serie di variazioni sul tema dei rapporti tra fratelli nemici e l’”un contro l’altro armati” (ma che, alla fine, comunque, si riconcilieranno e torneranno felicemente a frequentarsi). I due fratelli Corsaro non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Roberto, avvocato rigoroso e innamorato della moglie che gli darà un secondo figlio nel corso della vicenda ma fortemente ipocondriaco e tendente a ricadere in abitudini noiose e poco stimolanti e Fabrizio, giornalista appassionato e incostante, con un folto carnet di conquiste femminili al suo attivo, sono in rotta e si frequentano il meno possibile (lo zio fa il suo dovere andando a trovare la nipotina Rebecca ma niente di più). In passato, i due fratelli erano stati assai più vicini di come sarebbe accaduto in seguito e avevano condiviso per molti anni la passione per gli stessi eroi e per gli stessi oggetti di culto (sarà, infatti, un film miticamente trash, Lo chiamavano Trinità di Enzo Barboni- E. B. Clucher con la coppia ormai leggendaria Terence Hill – Bud Spencer, a produrre l’effetto del necessario happy end che condurrà alla riconciliazione fraterna). Poi Nicasio Prestipino, capo dell’ufficio tecnico di Castelferro (ridente quanto immaginario paese sulle Madonie) viene assassinato. E qui comincia tutto:

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STORIA CONTEMPORANEA n.98: Almeja che visse due volte. Marino Magliani, “La spiaggia dei cani romantici”

Almeja che visse due volte. Marino Magliani, La spiaggia dei cani romantici, Milano, Instar Libri, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Life is as tedious as a twice-told tale, / Vexing the dull ear of a drowsy man»
(William Shakespeare, The Life and Death of King John)

 

La spiaggia dei cani romantici è, in prima istanza, un omaggio alla poesia di Roberto Bolaño (Los perros romanticos è una raccolta di poesie del 2000 dello scrittore cileno ancora inedita in Italia). Ma della scrittura di Bolaño, così volutamente complessa e così piena di echi letterariamente esibiti e voluti (giusta la lezione compositiva di Jorge Luis Borges), il romanzo di Marino Magliani non ha molto. Va detto, però, che la scrittura volutamente serrata e discorsiva dello scrittore di Imperia nasconde una strategia di narrazioni e di intrecci di echi letterari molto più fitta e molto più culturalmente mossa di quanto sia confessabile a una prima lettura. La storia stessa di Almeja, ad esempio, rivela un intreccio di riferimenti che va al di là del puro e semplice aneddoto. La storia di Wakefield, protagonista di uno dei più noti e più bei racconti di Nathaniel Hawthorne ed eroe eponimo del testo contenuto nei Twice-Told Tales del 1837-1842, ricorda molto quello che capiterà al giovane Luis Enrique Dronero detto Almeja (cioè vongola) per la sua mancanza di collo e che lui vorrà coscientemente che gli accada, per delusione circa il suo destino (la donna che lo aveva seguito da Lincoln in Argentina fino a Bastieto in provincia di Imperia lo abbandonerà per andare a vivere con il cugino Ferruccio che li aveva ospitati nella sua casa) e per volontà di disincantamento nei confronti delle proprie possibilità di vivere nel mondo. Come racconta con precisione Borges in Altre inquisizioni (una raccolta di racconti che sia Bolaño che Magliani conoscono assai bene):

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STORIA CONTEMPORANEA n.97: Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, “I delitti dell’anatomista”

Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Fracastoro contro il Male. Bruno Vitiello, I delitti dell’anatomista, Milano, Edizioni Della Vigna, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Che la Firenze rinascimentale del 1504 vedesse all’interno delle mura della sua Repubblica da poco restaurata una concentrazione inusitata di grandi artisti e di personaggi destinati a trasformare in profondità la storia materiale e la cultura intellettuale dell’Occidente modernizzato è ben noto a tutti. Meno conosciuta è la natura dei rapporti reciproci tra di essi e la qualità della loro esistenza di esseri umani al di fuori della produzione sterminata e mirabile delle loro opere artistiche (soprattutto di quelle oggi più famose e presenti alla mente di tutti e non solo dei turisti che gremiscono i luoghi deputati della città medicea). In questo romanzo noir di Bruno Vitiello i quattro protagonisti dell’inchiesta che riguarda gli spaventosi delitti perpetrati da un misterioso assassino che, oltre a uccidere le proprie vittime, le fa a pezzi con abilità consumata ed è in possesso di conoscenze anatomiche precise e raffinate del tutto inusuali, sono quattro esponenti fondamentali della cultura rinascimentale fiorentina: Michelangelo Buonarroti[1], Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e Girolamo Fracastoro da Verona, medico celebre al tempo suo soprattutto per una poema sulla sifilide, le sue cause e i suoi effetti, il De Morbo gallico, che all’epoca dell’indagine, tuttavia, non è ancora stato pubblicato (fu scritto nel 1521 ma stampato solo nel 1530) e i suoi studi sul contagio da parte di germi portatori di determinate malattie (anche se lui li chiamava “corpiciattoli”).

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STORIA CONTEMPORANEA n.96: Fiori mortali. Andrea Gamannossi, “Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori”

Fiori mortali. Andrea Gamannossi, Sangue di rose. 3 noir e 13 ricette a base di fiori, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*

«I fiori, nell’immaginario collettivo, sono quasi sempre associati all’amore. Questi variegati e multicolori prodotti della natura fanno parte di un binomio inscindibile fra il sentimento dell’uomo e il gentil sesso. Ma i fiori sono soltanto un simbolo di tenerezza? Oppure rappresentano anche qualcosa di veramente profondo, che va al di là della cognizione umana? Durante i funerali le chiese sono adornate di corone di crisantemi, rose, gigli e tantissime altre specie. Dunque il connubio fiori e amore non è l’unico e forse nemmeno così indissolubile. Forse ce n’è un altro

dal legame ancora più forte, un’attrazione quasi magnetica: fiori e morte. Amore e morte appartengono al destino di ognuno di noi e i fiori, forse, sono il filo conduttore del cammino terreno. L’amore e la morte. La vita e la morte. Tutti elementi essenziali che racchiudono in essi l’essenza pura del genere umano» (p. 7).

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STORIA CONTEMPORANEA n.93: “E non c’è nulla da capire…” (Francesco De Gregori). Luigi Bernardi, “Niente da capire. Tredici storie senza mistero”

“E non c’è nulla da capire…” (Francesco De Gregori). Luigi Bernardi, Niente da capire. Tredici storie senza mistero, Bologna, PerdisaPop, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Nel 1929, per dimostrare al suo pubblico di essere sul serio un autore di “vere” storie poliziesche, Georges Simenon pubblica I tredici enigmi (con lo pseudonimo di Georges Sim) e poi nel 1932 I tredici misteri che proseguono nell’impresa narrativa precedente. Il numero tredici (di solito considerato ominoso o iettatorio – tredici erano i convitati dell’Ultima Cena di Gesù) sembra aver attirato anche Luigi Bernardi per la redazione di questo suo libro di racconti brevi (ma spesso duri e precisi e feroci come la lama di un coltello alla giugulare del lettore). Così sono tredici anche le storie che hanno come protagonista la giudice Antonia Monanni, donna forse bella e affascinante ma segnata nel profondo dalla difficoltà ad essere contemporaneamente donna e magistrato.

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STORIA CONTEMPORANEA n.92: Risate a denti stretti. Aa.Vv. “Riso nero”, a cura di Graziano Braschi e Mauro Smocovich

Risate a denti stretti…Aa.Vv. Riso nero, a cura di Graziano Braschi e Mauro Smocovich, Milano, DelosBooks, 2010

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di Giuseppe Panella*


Il sottotitolo dell’antologia di Braschi e Smocovich recita: “Gialli comici, brividi brevi e comici microcefali. Diversi modi per ridere in noir” e, tutto sommato, alla fine della lettura del libro, mantiene la parola. Non farà magari “morire dal ridere” – come ha dichiarato Carlo Lucarelli – ma mette in relazione due aspetti fondamentali dell’esistenza: il riso e la morte in un contesto che non è quello filosofico tradizionale e che ha attraversato tutto il passato Novecento partendo da Bergson per arrivare a Bataille e a René Girard.

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STORIA CONTEMPORANEA n.91: Quel pasticciaccio brutto avvenuto a Lucca… Michele Cecchini, “Dall’ aprile a shantih”

Quel pasticciaccio brutto avvenuto a Lucca… Michele Cecchini, Dall’ aprile a shantih, Livorno, Erasmo Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*


Datta. Dayadhvam. Damyata. / Shantih shantih shantih – sono i versi conclusivi di The Waste Land, il capolavoro poetico di Thomas Stearns Eliot del 1922. Shantih indica uno stato di assoluta pace interiore, di appagamento della mente rispetto al turbamento prodotto dai vritti, le onde-pensiero generate dall’avvicendarsi umano delle proiezioni di desiderio, quando esse cessano di agitare gli uomini che riescono a non ascoltare più la loro voce e le loro esigenze. Lo shantih è uno stato totale di negazione del futuro in nome di un qui e ora raggiunto attraverso sforzo concentrazione e riduzione drastica della volontà. Shantih, inoltre, è un termine usato alla conclusione di una upanishad, i testi di carattere filosofico che costituiscono la parte conclusiva dei Veda (in tal senso, infatti, è utilizzato da Eliot nel suo poema aurorale).

Ma perché questo termine sanscrito così connotato compare addirittura nel titolo del romanzo di esordio di Michele Cecchini?

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STORIA CONTEMPORANEA n.90: Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, “Lazarus”

Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, Lazarus, Milano, Mondadori (Urania 1565), 2010

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di Giuseppe Panella*

Con questo romanzo Alberto Cola ha vinto il Premio Urania per il 2009, dimostrando di essere diventato un narratore di razza rispetto ad altre sue prove precedenti pur rilevanti e di qualità (ricordo, tra tutte le sue prove narrative, il Goliath che anni addietro, nel 2003, fu pubblicato da un’esangue casa editrice che pur voleva stampare dei Solid Books).

Lazarus è ambientato nel futuro temporalmente indeterminato di un Giappone devastato e avvilito, proprietà di multinazionali avide e indifferenti ai vecchi valori spirituali del Paese.

Gabriel, un Mistico (una persona che risulta dotata di poteri particolari che la mettono in grado di uccidere o di paralizzare con il solo pensiero) che vive con una studentessa non vedente di nome Miko (e che risulterà anch’essa alla fine avere le sue stesse potenzialità) viene incaricato di ritrovare Yukio Mishima redivivo che è sparito dal luogo dove avrebbe dovuto trovarsi. Grazie a tecniche pioneristiche di rigenerazione dei tessuti muscolari e cerebrali, è, infatti, possibile ormai  far risorgere i morti e riportarli in vita (l’unica condizione è che i neo-vivi si sottopongano a cure particolari che ne permettano la nuova esistenza, altrimenti il corpo che li sostiene si disfa e si avvia a una rapida distruzione). Il padre del Progetto Lazarus, il biochimico Kao Yee, ricostruisce così la genesi e lo sviluppo della sua portentosa scoperta:

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STORIA CONTEMPORANEA n.89: Un mese in Questura. Alessandro Bonanni, “Zerosedici. Vie di fuga”

Un mese in Questura. Alessandro Bonanni, Zerosedici. Vie di fuga, Milano, Eclissi Editrice, 2009

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di Giuseppe Panella*

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A che cosa pensano veramente i poliziotti quando lavorano, compiono le loro indagini, cercano di catturare i criminali o di prevenire i crimini? In fondo, è questo l’obiettivo letterario di Alessandro Bonanni. Ispirato da innumerevoli romanzi seriali americani (prima fra tutte, la lunga saga dell’87° Distretto di Ed McBain –Evan Hunter – Salvatore Lombino in tutte le sue possibili varianti letterarie, cinematografiche e televisive), il suo terzo romanzo poliziesco (in America direbbero procedural) è, in realtà, nonostante l’inizio luttuoso e mortale, un inno alla vita.

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STORIA CONTEMPORANEA 88: Un “descamisado”? Alberto Prunetti, “Il fioraio di Perón”

Un descamisado?  Alberto Prunetti, Il fioraio di Perón, Viterbo, Stampa Alternativa, 2009

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di Giuseppe Panella*


Alberto Prunetti racconta, sia pure con tecniche narrative di fiction (il montaggio alternato anche se in terza persona delle vicende accadute al prozio in Argentina e al pronipote alla ricerca delle sue tracce e della propria eredità perduta), una storia vera. Il Cosimo Guarrata del romanzo è, in realtà, Cosimo Quartana, parente diretto dell’autore, vissuto effettivamente, a Buenos Aires, a partire dal 1924 e fioraio di fiducia della Casa Rosada, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica argentino (ne fa fede la foto di gruppo che apre il libro).

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STORIA CONTEMPORANEA n.87: Romanzo di ordinaria follia. Massimo Tallone, “Doppio inganno al Valentino. Un intrigo tra Venezia e Torino”

Romanzo di ordinaria follia. Massimo Tallone, Doppio inganno al Valentino. Un intrigo tra Venezia e Torino, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*


E’ possibile che dei quadri famosi, di tradizione secolare e di prestigio straordinario, vere e proprie pietre miliari nella storia dell’arte, siano, in realtà, dei falsi?  E che le tele di Carpaccio appese nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia siano soltanto delle riproduzioni ben fatte ma con un segno distintivo di differenza a marcare la qualità dell’opera a futura memoria dei posteri? E’ una delle ipotesi che fanno detonare fin dall’inizio questo romanzo noir di Massimo Tallone ambientato in maniera un po’ sghemba tra la Venezia dell’arte e la Torino degli intrallazzi e degli affari.

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STORIA CONTEMPORANEA n.86: Storia di morte e d’amore. Brunella Schisa, “Dopo ogni abbandono”

Storia di morte e d’amore. Brunella Schisa, Dopo ogni abbandono, Milano, Garzanti, 2009

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di Giuseppe Panella*


Evelina Cattermole è stata assai più nota con il nome di Contessa Lara, scrittrice di opere poetiche, di testi narrativi e di infinite rubriche su molti giornali quotidiani in cui insegnava alle massaie piccole e ingegnose soluzioni per la vita quotidiana e alle gran dame come evitare errori e ingenuità nella dimensione ufficiale e brillante della vita mondana. Ispirato a un poemetto di George Gordon lord Byron del 1814 che reca come titolo Lara ma è ispirato, tuttavia, al conte di Lara, un pirata spagnolo di origini aristocratiche che sbarca clandestinamente in Inghilterra e qui trova la morte  dopo aver scatenato una rivolta popolare, il suo nome fu a lungo assai popolare in Italia anche per l’alone di scandalo erotico che lo avvolgeva, pronubo una poesia del giovane Gabriele D’Annunzio che ne adombrava una relazione con il suo levriero Isella (“Sta lady Phoebe Cynicythere / Su ‘l damascato letto ampio e profondo: / splende la nudità, nell’ombra, e il biondo / capo sorride di su l’origliere. / Erto su l’esili zampe il levriere / Le lambisce il sen rotondo…”). La sera del 30 novembre 1896, un giovane pittore napoletano, Giuseppe Pierantoni, che aveva vissuto con lei una tempestosa storia d’amore fatta di passione, di gelosie reciproche, di schiaffoni e di pasti consumati in trattorie a poco prezzo, le spara un colpo di pistola che la colpisce all’addome e poi cerca di rivolgere verso se stesso la stessa arma di piccolo calibro con cui aveva colpito la donna.

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STORIA CONTEMPORANEA n.85: Romanzo di formazione. Franco Giarda, “Il ragazzo che amava Jack London”

Romanzo di formazione. Franco Giarda, Il ragazzo che amava Jack London, Faenza (Ravenna), Mobydick, 2009

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di Giuseppe Panella*


Leggere Jack London è stata esperienza comune a tantissimi intellettuali italiani maturati e cresciuti entre (les) deux guerres che hanno attraversato il Novecento. Il mio compianto maestro Eugenio Garin mi confidò una volta che i suoi studi di filosofia erano dovuti particolarmente proprio alla lettura di Martin Eden (il grande romanzo autobiografico dello scrittore americano che affascina anche il protagonista del romanzo di Giarda) perché nell’opera londoniana il protagonista cita e commenta testi e opere del filosofo positivista Herbert Spencer che al pensatore fiorentino parvero fortemente significativi, tali cioè da spingerlo a studiarne e approfondirne l’opera.

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STORIA CONTEMPORANEA n.84: Notte italiana. Sergio Paoli, “Ladro di sogni. Storia noir di una Milano marginale”

Notte italiana. Sergio Paoli, Ladro di sogni. Storia noir di una Milano marginale, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*


Anche con questo noir di Sergio Paoli siamo sempre all’interno della “notte e nebbia” della storia italiana di sempre – fatta di servizi segreti, di razzismo esplicito ed eterodiretto, di morte, di pedofilia, di dolore… La Milano di cui si parla nel romanzo, tuttavia, è solo apparentemente marginale. E’ al centro, invece, di un esperimento politico di governo che vede la sicurezza al centro di un dispositivo di controllo generale sulle azioni e sulle coscienze dei cittadini. Il consigliere comunale Denis Monastiroli, parlando con il protagonista del libro, il vice-commissario Federico Marini ora facente funzione di commissario capo, esplicita il contenuto razzista e forcaiolo del nuovo corso politico (di cui è un esponente di rilievo e che è ormai subentrato a livello generale) con un discorsetto semplice semplice e perfino un po’ banalotto ma non per niente meno agghiacciante:

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.80: “De profundis”, all’emergere della luce. Eugenio De Signoribus, “Trinità dell’esodo”

De profundis, all’emergere della luce. Eugenio De Signoribus, Trinità dell’esodo, Milano, Garzanti, 2011

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di Giuseppe Panella*


“Ci piaccia o no, noi siamo qui per imparare non tanto ciò che il tempo fa all’uomo ma ciò che il linguaggio fa al tempo”

(Josif Brodskij, Fuga da Bisanzio)

 

«Ombre nel bosco. ombre nel bosco / restate lì, nel vostro folto / onniparvente. // ch’io segua il tenue verde / l’appena luce di mezzo / che fa il sentiero // il sottopresente» (p. 57)

 

Che cos’è il “sottopresente”? Il termine, parola-chiave per la comprensione del complesso e spesso oscuro e criptico percorso, lessicale e formale, di De Signoribus, individua la dimensione della poesia come aurora della Storia e strumento potenziale del suo attraversamento quotidiano.

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STORIA CONTEMPORANEA n.83: Storiella omosessuale. Franco Buffoni, “Zamel”

Storiella omosessuale. Franco Buffoni, Zamel, Milano, Marcos y Marcos, 2009

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di Giuseppe Panella*


Zamel è un insulto. Vuol dire omosessuale solo passivo (per usare una terminologia neutra e gentile al riguardo ma i termini in italiano sarebbero altri). Aldo, un gay maturo e trasferito da tempo in Tunisia, usa questo termine per interpellare Nabil, un giovane che frequenta ormai da tempo e con il quale ha avuto nutriti rapporti sessuali. Per tutta risposta, il giovane lo uccide e infierisce sul suo corpo, lasciandolo senza vita nella vasca da bagno della casa, poi simula una rapina e fugge. Catturato dopo poco tempo, sarà condannato a vent’anni di carcere per omicidio conseguente a un furto e non per aver ucciso perché è stato provocato. Il tunisino preferisce così perché aver commesso un furto non è disonorevole come aver compiuto atti contro natura con un uomo. Edo, più giovane e disinibito omosessuale militante “liberato”, abita nella casa di Aldo durante il processo a Nabil, ne scrutina i libri, ne commenta i gusti letterari. Il morto, infatti, appartiene a un’altra generazione di omosessuali – quelli che amano definirsi al femminile e rifiutano l’idea di rapporti con loro altri simili piuttosto che con “uomini veri”.

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STORIA CONTEMPORANEA n.82: “The Stalking Place”. Leonardo Bonetti, “Racconto d’inverno”

The Stalking Place. Leonardo Bonetti, Racconto d’inverno, Genova-Milano, Marietti 1820, 20092

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di Giuseppe Panella*

Primo di una tetralogia già in corso (nel 2010 è, infatti, uscito il Racconto di primavera sempre presso Marietti 1820), Racconto d’inverno è un romanzo disperato pieno di speranze. Redatto da un morto che sa di “essere ancora vivo” dato che è rimasto in vita per raccontare la propria morte, l’opera prima di Bonetti è il resoconto, lucido e allucinato, del sogno ad occhi aperti di un protagonista che non vorrebbe accettare l’idea di non poter più vivere eppure continua a farlo. La sua non vita è la chiave di volta dell’intero libro. In esso, la vita e la morte si intrecciano e si susseguono senza soluzione di continuità. Uno “sbandato” di cui non viene detto il nome o la provenienza e di cui non viene rivelato il passato arriva a una grande casa che si erge in un bosco in prossimità delle montagne che difendono il confine del paese in guerra:

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STORIA CONTEMPORANEA n.81: “Steampunk”. Tommaso Pincio, “Lo spazio sfinito”

Steampunk. Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito, Roma, Minimum Fax, 20102

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di Giuseppe Panella*

Anche se Il tempo sfinito (già uscito per i tipi della Fanucci di Roma nel 2000 e qui riproposto in una versione rimasta inalterata) non è certo ambientato nell’Inghilterra vittoriana e neppure nell’Ottocento, è difficile, se non impossibile, definire altrimenti questo romanzo così anomalo di Tommaso Pincio. Anomalo fin dal nome del suo autore (italianizzazione un po’ reboante quanto grottesca di un nome e cognome sconosciuti ai più) e anomalo nell’ambientazione – un 1956 di cui, a un certo punto, a p. 61, quasi a metà del libro, vengono elencati gli eventi straordinari e le scoperte realizzate come pure talune bizzarre invenzioni tra cui “i primi orologi senza numeri”).

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STORIA CONTEMPORANEA n.80: Romanzo di formazione. Paola Ronco, “Corpi estranei”

Romanzo di formazione. Paola Ronco, Corpi estranei, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*

Corpi estranei di Paola Ronco è un romanzo di formazione – certo molto diverso da quelli che hanno scritto Joseph Conrad, Thomas Mann o James Joyce ma con una costruzione narrativa e una linearità di scrittura che la conduce alle stesse conclusioni. Come accade in ogni Bildungsroman che si rispetti, è necessario che alla fine di una determinata serie di eventi si giunga a un punto di svolta: o si finisce (in qualsiasi modo, non solo con la morte) o si cambia e si passa su un altro piano. E’ proprio quello che accade in questa opera prima pubblicata della Ronco. Tre personaggi – Mauro Cabras, un poliziotto parzialmente invalidato al servizio attivo e trasferito nell’archivio del commissariato, Silvia, un’addetta stampa precaria con un contratto a progetto che lavora in un’agenzia che si occupa di pubbliche relazioni, Alessia, una studentessa di Filosofia che si arrabatta con lavoretti saltuari – risultano legati dal filo insanguinato di una morte avvenuta durante una grande manifestazione politica a Torino.

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STORIA CONTEMPORANEA n.79: Il mistero dell’organo di Melegnano. Gabriele Prinelli, “La mano dell’organista. Melegnano 1817”

Il mistero dell’organo di Melegnano. Gabriele Prinelli, La mano dell’organista. Melegnano 1817, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*

 

La scena è a Melegnano, in provincia di Milano, in epoca postnapoleonica. Gaspare, un giovane artigiano specializzato nella riparazione di organi antichi trova nelle canne di quello della chiesa del paese che sta per sostituire con uno nuovo delle ossa appartenenti a una mano umana (in principio aveva pensato che fossero quelle di un piccione che vi era finito per caso e vi era morto). Dopo aver consultato il medico Federico detto il “Malsano” (per il suo aspetto fisico non dei migliori), la sua ipotesi viene confortata dalla diagnosi anatomica di quest’ultimo. Ma come erano finite quelle ossa in un luogo dove nulla avrebbero avuto a che farci? Per tutto il romanzo, Gaspare cerca la risposta a questa domanda che, alla fine, si trasformerà in una storia tra il macabro e il fiabesco, di quelle che, una volta, si raccontavano davanti al fuoco nelle lunghe e implacabili sere invernali.

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STORIA CONTEMPORANEA n.78: Morti senza motivo. Alessandro Zannoni, “Imperfetto”

Morti senza motivo. Alessandro Zannoni, Imperfetto, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*

Un serial killer che si aggira tra Liguria (La Spezia, Portovenere, Lerici), Toscana (Viareggio) ed Emilia (Parma) alla ricerca di una vittima che abbia determinate caratteristiche fisiche (bianco, giovane, capelli e occhi scuri, giovane) uccide un giovane di buona famiglia (Amedeo Moretti) e lo abbandona nudo e morto da tempo in un bosco dove sarà facile ritrovarlo. Dopo un anno di indagini, i Carabinieri non hanno ottenuto ancora nessun risultato anche perché non hanno intuito affatto la natura seriale del crimine avvenuto. Lo farà Merisi (che sembra essere senza nome di battesimo!), un detective privato specializzato nel cogliere donne in flagrante infedeltà coniugale, cui il caso viene affidato perché prosegue delle indagini destinate a non avere conclusione (il suo scopo deve essere quello di macinare rapporti su rapporti, accumulare “carta” perché la ricca famiglia cui apparteneva il morto si renda conto che le indagini continuano senza tregua e che il colpevole dell’omicidio viene ancora perseguito dalla Legge con intensa e ininterrotta tenacia).

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STORIA CONTEMPORANEA n.77: De profundis… Davide Camarrone, “Questo è un uomo”

De profundis… Davide Camarrone, Questo è un uomo, Palermo, Sellerio, 2009

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di Giuseppe Panella*


Boucouba Osea è il nome di un uomo che non è mai esistito, eppure il suo nome risuona come un grido di battaglia o un gemito di dolore nelle pagine di questo romanzo breve di Davide Camarrone.

Nata come un racconto per un’antologia edita anch’essa nel 2009 (Il sogno e l’approdo, curato da Antonio Sellerio per l’omonima casa editrice e legata a un progetto ideato da Ivan Tagliavia e Sandro Tranchina per l’Associazione Scenario Mediterraneo) e dedicata al tema dello Straniero e dell’Altro come punto di riferimento per una ricostruzione delle attuali vicende italiane di emigrazione e di sempre più frequente emarginazione legata ai suoi sviluppi più drammatici, la storia narrata in quest’opera è divenuta in seguito uno spettacolo teatrale (Sotto un velo di sabbia, scritto e diretto dallo stesso Sandro Tranchina che lo ha mescolato ad un analoga storia di Giosuè Calaciura, Il mare è piccolo ma Dio è grande). Dopo questa sua metamorfosi sulla scena teatrale, Camarrone ha ritenuto opportuno ampliarlo fino a fargli assumere la dimensione di un breve romanzo-narrazione.

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STORIA CONTEMPORANEA n.76: Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, “Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue”

Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue, Milano, Robin Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*

 

Annibale (che significa Dono di Dio in lingua punico-fenicia) Barca (da Barak, soprannome dato a suo padre Amilcare, che vuole dire fulmine sempre nella stessa lingua) è in fuga. Dopo la sconfitta subita a Zama da parte di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano e dopo un periodo in cui ha continuato a reggere le sorti militari e politiche della sua città Cartagine che lo ha eletto suffeto, ha dovuto lasciare la città natale per evitare di essere consegnato ai Romani che ne avrebbero voluto la testa per evitare di essere ancora insidiati aspramente dalla sua micidiale intelligenza bellica.

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STORIA CONTEMPORANEA n.75: Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, “Una terribile eredità”

Cannibale ai Tropici. Gordiano Lupi, Una terribile eredità,  Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*


«Namibe era una città moderna costruita nel deserto. Sabbia e caldo, un caldo secco, asfissiante, specialmente d’estate. Alcuni compagni di guarnigione dicevano che l’Angola non era tutta così, c’erano anche foreste tropicali e vegetazioni selvagge, però nell’interno, molto lontano da noi. E’ stato là che la mia vita è cambiata. E adesso dicono che sono pazzo e mi tengono rinchiuso in quest’ospedale, dove gente strana vaga da una stanza all’altra con sguardi allucinati ed espressioni inebetite e spente. Loro sono pazzi. Non certo io. Io sono solo un soldato che ha fatto una sporca guerra. E di quella regione dell’Africa che non avrei mai voluto vedere ricordo soltanto un deserto infinito» (p. 13).

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STORIA CONTEMPORANEA n.74: Ansia esistenza sovrana. Giorgio Todde, “Dieci gocce”

Ansia esistenza sovrana. Giorgio Todde, Dieci gocce, Milano, Frassinelli, 2009

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di Giuseppe Panella*


Giorgio Todde è un medico (per la precisione un oculista) ma il suo non è un medical thriller. Dopo cinque romanzi noir dedicati al medico-imbalsamatore Efisio Marini (un personaggio realmente esistito), questa sua narrazione dedicata alla storia di un’angoscia durata tutta la vita è tutto fuorché una vicenda dal taglio diagnostico (e quindi consolatorio). Mario ha sempre sofferto di ansia, di svenimenti, di trasalimenti legati alla salute e alla necessità di vivere comunque una vita normale, come tutti fanno nel corso del tempo che passa. Archivista modello, creatore poetico di altrimenti gelide pratiche burocratiche che cerca di arricchire di umanità, Mario ha bisogno di una vita inquadrata entro perimetri ben definiti, quasi ferrei, per non stramazzare sotto il peso di essa. Sua madre, rimasta solo dopo la morte del padre ma ormai insofferente alla presenza costante del figlio in casa, vorrebbe che il suo unico e immobile rampollo si sistemasse e la lasciasse vivere fino in fondo la sua relazione con il pur anziano dottor Cosimo, da molto tempo medico di famiglia. E’ quest’ultimo a prescrivere a Mario le “dieci gocce” di tranquillanti che danno il titolo alla narrazione di Todde. Ma le gocce non sempre bastano e anche una vita che eviti ogni compromissione con il mondo esterno (esemplare è l’abitudine di Mario di andare al lavoro rigorosamente chiuso nella sua automobile con i finestrini praticamente sigillati) non è sufficiente a preservare dall’impatto spaventoso con una vita odiata e temuta. Un giorno, però, una ragazza dal “collo indifeso” e dalle belle ginocchia unite gli passa a fianco anch’essa difesa da un’automobile ben chiusa. Il collo e le ginocchia di quella donna lo attirano ma Mario cerca di evitare la tentazione. Aprirsi e proiettarsi all’esterno gli sembra troppo pericoloso:

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STORIA CONTEMPORANEA n.73: “Mimicry” e letteratura. Francesco Recami, “Il ragazzo che leggeva Maigret”

Mimicry e letteratura. Francesco Recami, Il ragazzo che leggeva Maigret, Palermo, Sellerio, 2009

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di Giuseppe Panella*


Il ragazzo Giulio ha solo tredici anni ma ha già un fisico ben formato (è grosso, ha le spalle larghe e un’ombra di pelo sulle labbra) e dei gusti ben definiti: gli piace la cucina saporita e un po’ greve della madre composta essenzialmente di piatti di carne e di dolci con la panna e ama leggere i romanzi di Georges Simenon, soprattutto le storie con protagonista il commissario Maigret (d’altronde si chiama Giulio proprio come lui…). La sua passione per le inchieste del grosso e umanamente ispirato poliziotto del Quai des Orfevrès gli ha fruttato il nomignolo di Maigret con il quale lo interpellano quasi tutti quelli che lo conoscono (tranne i genitori, ovviamente). Suo padre è il fattore di una tenuta, quella di San Vittore (come quella di Saint Fiacrei in cui era vissuto Maigret fino al momento di trasferirsi a Parigi), che ha certamente conosciuto momenti migliori e che ora si è ridotta ad un’unica fattoria e a non molti vigneti e capi di bestiame. Il proprietario è la Contessa di San Vittore ormai vedova ma c’è anche un erede, detto il Signorino, che non bada agli affari di casa ma si concede un’intensa vita mondana, auto di lusso (possiede una Porsche 3600 Carrera) e donne di livello superiore al normale anche come pretese economiche. Maigret va a scuola dove va bene ma non ha molti amici – è appartata, più serio di quanto lo siano i ragazzi della sua età, pensoso e con una forte vena di immaginazione creativa. Giulio è in realtà più  “adulto” di quanto dovrebbe essere e ha molta più esperienza di altri ragazzi.

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STORIA CONTEMPORANEA n.72: Genesi del serial killer. Marilù Oliva, “Repetita”

Genesi del serial killer. Marilù Oliva, Repetita, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*


Lorenzo Cerè è un serial killer ma non lo saprebbe mai nessuno se non si rivolgesse ad una psichiatra, Marcella Malaspina, per cercare di ovviare con dei medicinali efficaci ai suoi terribili mal di testa. Lorenzo avrebbe voluto studiare Storia all’Università invece di svolgere le mansioni di operaio specializzato in una fabbrica di macchinari per fabbricare sigarette. La passione per le vicende storiche del passato gli è rimasta come pure il desiderio di vendicarsi di coloro i quali si sono comportati male con lui o gli hanno fatto dei torti, veri o presunti. Per cogliere la propria vendetta, li uccide in maniera spietata e orribile e lascia sul terreno del suo delitto una traccia storica con la quale sigla il suo crimine (“copia” un evento storico molto noto come riferimento alla vittima uccisa e alle sue colpe – un guanto di ferro mimerà, ad esempio, lo “schiaffo di Anagni” dato da Sciarra Colonna a Bonifacio VIII o una foto di un aspide la morte di Cleopatra d’Egitto così come la scritta in Word “traditore del re” alluderà alla macabra messinscena del corpo di Concino Concini che si faceva chiamare il maresciallo d’Ancre, ministro toscano ladro e vanaglorioso di Luigi XIII da lui fatto assassinare insieme alla moglie). Questa abitudine assimila il protagonista all’assassinio seriale di Copycat – Omicidii in serie, un film – peraltro mediocre – di Jon Amiel del 1995 con Sigourney Weaver, Holly Hunter e Dermot Mulroney..

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STORIA CONTEMPORANEA n.71: Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, “Diario di classe”

Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, Diario di classe, Bagnacavallo (RA), Discanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

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«Nessuno può sapere cosa ti riserva il destino: puoi nascere in Svezia oppure in Ruanda. Noi, gli alunni della quinta D, eravamo nati a Imola, nel palazzo Rosso del comprensorio residenziale Arcella; una buona via di mezzo tra la Svezia e il Ruanda. Don Walter, che aveva un rapporto privilegiato con il Padreterno, non lo chiamava destino. “E’ il disegno di nostro Signore, solo Lui lo conosce” sentenziava sicuro. Poi, con l’ottimismo che contrassegnava il suo carattere, mi ammoniva: “Devi fare il bravo, così un domani potrai assicurarti un posto in Paradiso”. Nel frattempo il Padreterno mi aveva disegnato un posto nella tribuna più alta del paesone: l’ultimo piano del palazzo Rosso. Nelle giornate migliori, sporgendomi dalla finestra con il mio orsacchiotto Paolo, era un po’ come stare in prima fila in Paradiso. In effetti, da lassù, mi sentivo come nostro Signore: potevo osservare e controllare tutto, senza dover rimettere i peccati e disegnare le vite di nessuno. Possedevo però un invidiabile vantaggio nei confronti di Gesù Cristo: contemplavo il mondo seduto comodamente nel terrazzo della camera e non appeso a una croce, di fianco al Presidente Pertini, sul muro di una classe elementare» (p. 7).

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STORIA CONTEMPORANEA n.70: Sociologia della giovinezza. “Amori stretti. 18 storie under 20”, a cura di Gianni Conti

Sociologia della giovinezza. Amori stretti. 18 storie under 20, a cura di Gianni Conti, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bell’età della vita. Ogni cosa rappresenta una minaccia per il giovane: l’amore, le idee, la perdita della famiglia, l’ingresso tra i grandi. E’ duro imparare la propria parte nel mondo» è il formidabile incipit del più noto testo autobiografico di Paul Nizan, quell’ Aden-Arabie che il giovane normalien pubblicò nel 1931.

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STORIA CONTEMPORANEA n.69: L’epopea del Tartarini a Berlino. Beniamino Tartarini, “Porci di fronte ai maiali. Storie per uomini che parlano poco”

L’epopea del Tartarini a Berlino. Beniamino Tartarini, Porci di fronte ai maiali. Storie per uomini che parlano poco, Firenze, Clinamen, 2010

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di Giuseppe Panella*

Non si tratta di pórci di fronte ai maiali ma di saperli riconoscere; di vivere al loro fianco senza volerli imitare o al limite di imitarli con successo… Questo di Tartarini non è certo un libro autobiografico. Tutt’altro. E’ un libro parodico, satirico fin quanto si vuole, sarcastico nelle midolla, feroce nel tratto e nel ghigno. Beniamino Tartarini lo ha scritto (e ci insiste pure spesso) grazie al suo cognome che gli permette di mimetizzarsi ed esordire come il suo quasi omonimo – se l’eroe eponimo di Alphonse Daudet era stato Tartarin de Tarascon, personaggio tra i più buffi e credibili della letteratura francese del XIX secolo, Tartarini di Scandicci (o forse dell’Osmannoro) se ne va in giro per il mondo a dimostrare la propria furia e virulenza espressiva, il proprio aspro e involgarito disincanto, la propria brama di (soprav)vivere e soprattutto la propria necessità sempre frustrata di andare a donne.

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STORIA CONTEMPORANEA n.68: “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa…”– come nasce un assassino. Alessandro Berselli, “Non fare la cosa giusta”

“Ingannevole è il cuore più di ogni cosa…”– come nasce un assassino. Alessandro Berselli, Non fare la cosa giusta, Bologna, PerdisaPop, 2010

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di Giuseppe Panella*

Nel 1989, Spike Lee, regista afro-americano non ancora del tutto affermato, gira Fa’ la cosa giusta,

un affresco delle comunità etniche in conflitto permanente tra di loro nella New York del melting pot – probabilmente uno dei suoi film migliori. Per Alessandro Berselli, invece, quel che conta è l’esatto contrario: non fare la cosa giusta. E’ quello che accade al protagonista del suo romanzo noir. Già intimamente attraversato da una vena abbastanza esplicita di razzismo e di volontà di protagonismo, Claudio Roveri, di mestiere informatore farmaceutico, sposato con Fabiana, un avvocato di successo e padre di Erica, una ragazza che compie diciassette anni nel corso del romanzo, si trova a dover affrontare una serie di scelte che gli impongono di prendere decisioni pressoché definitive, radicali, indiscutibili: tradire la moglie con la dottoressa Ricci che sembra ben più che disponibile ad amplessi furtivi nel suo studio medico, accettare le teorie dello psichiatra Luca Maranesi che lo spinge a dispiegare con forza e determinazione la propria volontà di potenza, agire in maniera forte e con la violenza  contro quel magma multietnico e indistinto di barboni, zingari, albanesi che sembra pressarlo e circondarlo per risucchiarlo al suo interno.

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STORIA CONTEMPORANEA n.67: Grazia Verasani, “Vuoto d’aria”

Musica per aeroporti. Grazia Verasani, Vuoto d’aria, Massa, Transeuropa Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

Che cos’è un vuoto d’aria durante una navigazione aerea? Lo spiega Alfredo Roilo alias Alfred Roy, ex-pornoattore un tempo di una certa fama ma ormai invecchiato e spento, alla giovane giornalista musicale Gioia Marani, appena reduce dalla fine di una sua relazione che si sarebbe voluto seria con un pianista jazz e in attesa della partenza di un volo verso Palermo che, però, come al solito, ritarda. E’ la situazione di partenza della breve pièce teatrale di Grazia Verasani, autrice di testi di canzoni, cantante lei stessa, scrittrice di romanzi (è suo il Quo vadis, baby? portato un po’ automaticamente sullo schermo da Gabriele Salvatores nel 2005) e di testi teatrali (il suo From Medea. Maternity Blues già edito da Sironi è allegato in versione filmata nell’edizione prodotta dal Teatro Stabile di Bologna per la regia di Riccardo Marchesini). Allora il “vuoto d’aria” è:

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STORIA CONTEMPORANEA n.66: “Piccola città., bastardo posto”… Remo Bassini, “Bastardo posto”

“Piccola città., bastardo posto”… Remo Bassini, Bastardo posto, Bologna, PerdisaPop, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Piccola città, bastardo posto / appena nato ti compresi / o fu il fato che in tre mesi / mi spinse via; / piccola città io ti conosco, / nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia / in meglio, / ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano / visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano…» – è l’incipit della bellissima Piccola città di Francesco Guccini (dall’album Radici del 1972) che in anni lontanissimi – era l’anno 1973, nell’abbazia sconsacrata di San Zeno a Pisa – ho sentito cantare dal vivo in un concerto del cantante di Modena che con questa canzone ricordava amaramente le sue origini e la sua giovinezza.

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