Storie ed eventi storici: Giustiniano e Teodora

a cura di Francesco Sasso

_____________________________

Entrambi i mosaici sono conservati all’interno della basilica di San Vitale a Ravenna. Cosa ci raccontano? Nel primo è ritratto, al centro della scena, l’imperatore Giustiniano affiancato da laici e da religiosi. Lo spazio alle loro spalle è astratto e ideale: suggerisce un potere che è eterno.

Giustiniano reca offerte sacre ed è egli stesso sacro. Infatti indossa la corona (simbolo del potere politico) e il suo capo è circondato dall’aureola (simbolo di santità). Tuttavia, Giustiniano non fu un santo come il mosaico vorrebbe far credere. Nella Storia segreta, una sorta di diario privato, lo storico Procopio di Cesarea – autore dell’opera ufficiale La guerra gotica – racconta di un imperatore irascibile, crudele e corrotto. Procopio di Cesarea parla di ciò che ha visto, ne frequenta la corte, nella sua opera ufficiale ha esaltato le virtù imperiali; ma chiuso nelle sue stanze, egli si abbandona e scrive un ritratto terribile dell’imperatore. Giustiniano è inaffidabile, propenso al male e ai delitti.

Continua a leggere

Storie ed eventi storici n.6: Il viaggio e la narrazione del viaggio

a cura di Francesco Sasso

_____________________________

Ha scritto Italo Calvino che “Il luogo è lo scenario del pensiero” (Mondo scritto e mondo non scritto, 2002). Tale affermazione significa che tutto ciò che pensiamo lo pensiamo localizzato da qualche parte, collocato in una dimensione spaziale più o meno riconoscibile, insomma situato geograficamente. Per questo la dimensione geografica, ancor prima di farsi fattore costitutivo di una specifica disciplina scientifica, è sottesa a qualunque atto cognitivo, a qualunque tentativo di comprendere e descrivere il mondo. Il viaggio e la narrazione del viaggio sono due modelli cognitivi universali in quanto il primo e più antico modo di esplorare lo spazio, cioè di tutto ciò che accade e ci sta intorno, è quella di muoversi, di andare a vedere di persona, o di farsi narrare da chi è andato a vedere quanto a visto.

Sempre Italo Calvino, che di geografia e cartografia era fervidamente appassionato, ha parlato del “viaggio come struttura narrativa” (ibidem), nel senso che l’atto di scrivere un romanzo come quello di compiere un tragitto di ricerca scientifica si basano sul “seguire un percorso dall’inizio alla fine (ibidem). Insomma, il sapere umano è per sua natura geografico anche quando non lo sa.

f.s.

Storie ed eventi storici n.5: Bartolomé de Las Casas, “La leggenda nera”

Bartolomé de Las Casas, La leggenda nera. Storia proibita degli spagnoli nel Nuovo Mondo, Jouvence, 2018

_____________________________

a cura di Francesco Sasso

Bartolomé de Las Casas (Siviglia, 11 novembre 1484 – Madrid, 17 luglio 1566)  è stato un vescovo cattolico spagnolo impegnato nella difesa dei nativi americani. Per comprendere quali conseguenze ebbe l’esplorazione e poi la colonizzazione spagnola in alcuni territori del Nuovo Mondo, basta leggere queste poche righe tratte da La leggenda nera.

«Il governo di Hispaniola [Haiti] assegnò, ad ogni spagnolo che lo richiedess, a chi 50 a chi 100 indiani, fra cui vecchi, donne incinte e puerpere. Egli permise, nonostante questo fosse contro la legge, che gli spagnoli trascinassero via gli uomini capi di famiglia nelle miniere d’oro anche 10, 20, 30, 40 e 80 leghe [1 lega = 6 km circa] lontano da casa e che lasciassero nelle case e nelle fattorie le donne a svolgere il lavoro dei campi. Così succedeva che gli uomini e le loro mogli praticamente non si incontravano mai e le nascite cessarono. Essi per l’aratura non avevano zappa o aratro trainato da buoi, ma come i loro antenati dovevano spezzare la terra con bastoni induriti dal fuoco. Così gli uomini morivano nelle miniere d’oro, le donne per la fatica nei campi e i neonati morivano perché non venivano allattati e questa grande isola fiorente ben presto si spopolò.

I governanti spagnoli colpivano gli indiani con lo scudiscio e con il bastone, li frustavano, li schiaffeggiavano, li prendevano a calci, e non li chiamavano mai in altro modo che cani. Così si verificò la progressiva estinzione di questi infelici e nulla di questo si seppe in Spagna»

da Bartolomé de Las Casas, La leggenda nera, a cura di A. Pincherle, Feltrinelli

Continua a leggere

Storie ed eventi storici n.4 (a cura di Francesco Sasso)

Il quadro del pittore fiammingo Jan Vermeer, conosciuto con il titolo di Il geografo, ci permette di focalizzare con estrema efficacia il campo di indagine della geografia. Intanto, può dirci che la geografia è una disciplina contemporaneamente frutto dell’osservazione appassionata oltre che attenta del mondo che ci circonda e della traduzione di quell’osservazione in mappe, carte, raffigurazioni, tramite codici e strumenti di misura e di rappresentazione.

Nel quadro di Vermeer il geografo sta lavorando nel suo studio, ma è colto dal pittore con la testa alzata e lo sguardo rivolto oltre la finestra, da cui proviene la luce che illumina la stanza: la luce che il mondo reale getta sul lavoro scientifico della geografia, rendendolo vivo. Insomma, il geografo lavora molto nel proprio studio ma è anche proiettato fuori, come se viaggiasse nel Pianeta che si è dato il compito di descrivere.

f.s.

Storie ed eventi storici n.3 (a cura di Francesco Sasso)

È difficile stabilire con certezza quando l’uomo compare sulla terra, anche perché l’uomo, come lo vediamo noi oggi, è il risultato di una lunghissima e graduale trasformazione della specie umana (evoluzione) partita alcuni milioni di anni fa dall’Australopiteco africano, un ominide riconosciuto dagli scienziati come specie umana, che, fin dall’origine, lo differenziavano dalle scimmie antropomorfe. In un arco di tempo calcolato intorno ai tre milioni di anni, l’ominide modificò gradualmente alcuni dei suoi caratteri fisici originari: la posizione eretta e la locomozione bipede furono una conquista molto lenta ed ebbero come conseguenza una serie di modificazione della colonna vertebrale, degli arti inferiori e soprattutto di quelli superiori che si accorciarono; la mano, grazie al pollice opponibile, divenne uno strumento più duttile, adatta alle nuove esigenze del nostro progenitore. Osservate ora il pollice dei nostri ragazzi mentre scrivono sul proprio smartphone alla velocità della luce.

f.s.

Storie ed eventi storici n.2 (a cura di Francesco Sasso)

“Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati!”

Così ha scritto qualcuno (chi?) su questo muro durante la ritirata verso il Piave, esprimendo la speranza nella riscossa di un esercito e di un paese che vedevano seriamente messa in discussione la loro stessa sopravvivenza. Un richiamo al coraggio in un ambiente di rovine era ciò che rimaneva all’Italia nell’autunno del 1917 (e noi oggi?).

Un pezzo di muro resta in piedi e una scritta su di esso (di chi era quella casa?). Qui una storia chiama e un fotografo risponde (chi ha scattato la foto?).

f.s.

 

Storie ed eventi storici n.1 (a cura di Francesco Sasso)

L’uomo primitivo era in grado di dipingere o incidere animali e altre scene, per lo più di caccia, sulle pareti delle grotte, oppure su lastre di pietra o su ossi interi. L’uomo non dipingeva per abbellire le caverne: i suoi dipinti si trovavano infatti spesso sul fondo delle grotte, dove difficilmente potevano essere visti e ammirati. Gli studiosi pensano che l’uomo dipingendo o incidendo l’immagine poteva dominare sull’oggetto raffigurato: infatti erano frequentemente rappresentati gli animali (bovini, cavalli, cervi, camosci ecc.) prede dell’uomo e suoi mortali nemici. Inoltre gli animali rappresentati hanno segni che possono sembrare ferite; ritraendo l’animale ferito, l’uomo primitivo si augurava, dunque, di rendere meno pericolosa e più abbondante la caccia. Da qui l’origine dell’arte e della poesia.

f.s.