VALORE D’USO DI FRANCESCO RECAMI. Dall’oggettività del disegno alla trama confusa del reale. Saggio di Giuseppe Panella

oggettività del disegno trama confusa del reale«Forse – rispondeva la donna, quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente.
– Non forse. Bisogna che sia, bisogna che sia!»
(Gabriele D’Annunzio, Forse che sì forse che no)

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di Giuseppe Panella

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VALORE D’USO DI FRANCESCO RECAMI. Dall’oggettività del disegno alla trama confusa del reale

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1. L’ errore di Platini

 

Francesco Recami esordisce tardi, nel 2006 (è nato nel 1956, a Firenze) con un romanzo tuttavia  già scritto tel quel nel 1986. Anche se precedentemente aveva pubblicato romanzi gialli per ragazzi e guide turistiche di montagna, ricade in pieno in quella letteratura degli anni Zero con i quali ormai si può cominciare a fare i conti per verificarne vezzi e novità formali, momenti di lucidità e sprazzi di follia, continuità e differenza, incursioni nella storia e sottomissioni al reale[1].

L’errore di Platini è una narrazione ispirata dalla lettura di alcuni testi straordinari di Peter Handke (primo fra tutti, La paura del portiere davanti al calcio di rigore) ma anche dalle contemporanee produzioni non più comiche ma melanconiche di Gianni Celati. E’ un romanzo di sperimentazione soft con punte satiriche non indifferenti e con un taglio volutamente freddo, oggettivo, quasi distante. L’esergo del volume (da Paolo Portoghesi) è estremamente ficcante:

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